urbano

[ur-bà-no]
In sintesi
di città, della città; cortese, civile, educato
← dal lat. tardo metropolitānu(m), deriv. di metropŏlis ‘metropoli’.
1
Di, della città; che appartiene, si riferisce alla città: vie urbane; scuole urbane; vigili urbani || Arredo urbano, insieme degli oggetti e delle strutture, fisse o provvisorie, disposti sul suolo pubblico e lungo le vie di comunicazione di una città, a scopo segnaletico, di delimitazione, o con altre funzioni, come semafori, recinzioni, panchine, orologi, lampioni e sim. || Centro urbano, luogo abitato con caratteristiche proprie della città || Nettezza urbana, servizio pubblico che si occupa della pulizia cittadina || Telefonata urbana, effettuata nella rete di una stessa città
2
estens. Civile, educato, garbato: modi urbani; parole urbane; il tuo comportamento non è affatto u.
3
ST Che riguardava la città di Roma

Citazioni
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli � Baldassar Castiglione   Il libro del Cortegiano   Libro secondo  C i i XLVIII Tornando adunque a dechiarir le sorti delle facezie appartenenti al proposito nostro, dico che, secondo me, di tre maniere se ne trovano, avvenga che messer Federico solamente di due abbia fatto menzione; cioè di quella  urbana  e  piacevole  narrazion  continuata,  che  consiste  nell’effetto d’una cosa; e della sùbita ed arguta prontezza, che consiste in un detto solo. Però noi ve ne giungeremo la terza sorte, che chiamano “burle’; nelle quali intervengon le narrazioni lunghe e i detti brevi ed ancor qualche operazione. Quelle prime adunque, che consistono nel parlar continuato, son di manera tale, quasi che l’omo racconti una novella. E per darvi uno esempio: “In quei proprii giorni che morì papa Alessandro Sesto e fu creato Pio Terzo,  essendo  in  Roma  e  nel  Palazzo  messer  Antonio  Agnello,  vostro mantuano, signora Duchessa, e ragionando a punto della morte dell’uno e creazion dell’altro, e di ciò facendo varii giudici con certi suoi amici, disse: “Signori,  fin  al  tempo  di  Catullo  cominciarono  le  porte  a  parlare  senza lingua ed udir senza orecchie ed in tal modo scoprir gli adultèri; ora, se ben gli omini non sono di tanto valor com’erano in que’ tempi, forse che le porte, delle quai molte, almen qui in Roma, si fanno de’ marmi antichi, hanno la medesima virtù che aveano allora ed io per me credo che queste due ci saprian chiarir tutti i nostri dubbi, se noi da loro i volessimo sapere”. Allor  quei  gentilomini  stettero  assai  sospesi  ed  aspettavano  dove  la  cosa avesse a riuscire, quando messer Antonio, seguitando pur l’andar inanzi e ‘ndietro, alzò gli occhi, come all’improviso, ad una delle due porte della sala nella qual passeggiavano, e fermatosi un poco mostrò col dito a’ compagni la inscrizion di quella, che era il nome di papa Alessandro, nel fin del quale era un V ed un I, perché significasse, come sapete, Sesto; e disse: “Eccovi che questa porta dice: ALEXANDER PAPA VI, che vol significare, che è stato papa per la forza che egli ha usata e più di quella si è valuto che della ragione. Or veggiamo se da quest’altra poterno intender qualche cosa del novo pontefice”; e voltatosi, come per ventura, a quell’altra porta, mostrò la inscrizione d’un N, dui PP ed un V, che significava NICOLAUS PAPA QUINTUS, e sùbito disse: “Oimè, male nove; eccovi che questa dice: Nihil Papa Valet”’.
Il Libro del Cortegiano di Baldassare Castiglione