tornito

[tor-nì-to]
In sintesi
lavorato al tornio, arrotondato; si dice di forme tonde e armoniose; elegante, forbito
1
Lavorato, modellato al tornio || fig. Armoniosamente modellato, di perfetta rotondità: braccia, gambe ben tornite
2
fig. Rifinito, elaborato con finezza, con studiata eleganza: periodo t. alla perfezione; versi ben torniti

Citazioni
Sola potea la region del vento Dare al sordido lido alcuna via. Ma gli augelli scacciava uno spavento Ed un fetor che dalla nebbia uscia. 325 Pure ai nostri non fur d’impedimento Queste cose, il cui volo ivi finia, Che quel funereo padiglione eterno Copria de’ bruti il generale inferno. Colà rompendo la selvaggia notte 330 Gli stanchi volatori abbassàr l’ale E quella terra calpestàr che inghiotte Puro e semplice l’io d’ogni animale, E posersi a seder su le dirotte Ripe ove il piè non porse altro mortale, 335 Levando gli occhi alla feral montagna Che il mezzo empiea dell’arida campagna. D’un metallo immortal massiccio e grave Quel monte il dosso nuvoloso ergea, Nero assai più che per versate lave 340 Non par da presso a montagna etnea, Tornito e liscio e fra quell’ombre cave Un monumento sepolcral parea: Tali alcun sogno a noi per avventura Spettacoli creò fuor di natura. 345 Girava il monte più di cento miglia E per tutto il suo giro alle radici Eran bocche diverse a maraviglia Di grandezza tra lor ma non d’uffici. Degli estinti animali ogni famiglia 350 Dalle balene ai piccioli lombrici, Alle pulci, agl’insetti onde ogni umore Han pieno altri animai dentro e di fuore,
Paralipomeni della Batracomiomachia di Giacomo Leopardi
formano il totale di quella prima edizione. E nuova cosa mi convenne allora conoscere per dura esperienza. Siccome pochi mesi prima io avea imparato a conoscere i giornali ed i giornalisti; allora dovei conoscere i censori di manoscritti, i revisori delle stampe, i compositori, i torcolieri, ed i proti. Meno  male  di  questi  tre  ultimi,  che  pagandoli  si  possono  ammansire  e dominare: ma i revisori e censori, sì spirituali che temporali, bisogna visitarli, pregarli, lusingarli, e sopportarli, che non è picciol peso. L’amico Gori per la stampa del primo volume si era egli assunto in Siena queste noiose brighe  per  me.  E  così  forse  avrebbe  anche  potuto  proseguire  egli  per  la continuazione  dei  du’  altri  volumi.  Ma  io,  volendo  pure,  per  una  volta almeno, aver visto un poco di tutto nel mondo, volli anche in quell’occasione averveduto un sopracciglio censorio, ed una gravità e petulanza di revisore. E vi sarebbe stato da cavarne delle barzellette non poche, se io mi fossi trovato in uno stato di cuore più lieto che non era il mio. E allora anche per la prima volta abbadai io stesso alla correzione delle prove; ma essendo il mio animo troppo oppresso, ed alieno da ogni applicazione, non emendai come avrei dovuto e potuto, e come feci poi molti anni dopo ristampando in Parigi, la locuzione di quelle tragedie; al qual effetto riescono utilissime le prove dello stampatore, dove leggendosi quegli squarci spezzatamente e isolati dal corpo dell’opera, vi si presentano più presto all’occhio le cose non abbastanza ben dette; le oscurità; i versi mal  torniti;  e  tutte  in  somma  quelle  mendarelle,  che  moltiplicate  e spesseggianti fanno poi macchia. Sul totale però queste sei tragedie stampate  seconde,  riuscirono,  anche  al  dir  dei  malevoli,  assai  più  piane  che  le quattro prime. Stimai bene per allora di non aggiungere alle dieci stampate le quattro altre tragedie che mi rimanevano, tra le quali sì la Congiura de’ Pazzi, che la Maria Stuarda, potevano in quelle circostanze accrescere a me dei disturbi, ed a chi assai più mi premea che me stesso. Ma intanto quel penoso lavoro del riveder le prove, e sì affollatamente tante in sì poco spazio di  tempo,  e  per  lo  più  rivedendole  subito  dopo  pranzo,  mi  cagionò  un accesso di podagra assai gagliardetto, che mi tenne da quindici giorni zoppo e angustiato, non avendo voluto covarla in letto. Quest’era il secondo accesso; il primo l’avea avuto in Roma un anno e più innanzi, ma leggerissimo. Con questo secondo mi accertai, che mi toccherebbe quel passatempo assai spesso per lo rimanente della mia vita. Il dolor d’animo, e il troppo lavoro di mente erano in me i due fonti di quell’incommodo; ma l’estrema
Vita di Vittorio Alfieri