stucchevole

[stuc-ché-vo-le]
In sintesi
cibo eccessivamente dolce tanto da nauseare; fastidioso
← deriv. di stuccare 2.
1
Di cibo e sim., che dà disgusto, nausea: un dolce s.; un odore s.
2
fig. Fastidioso, che dà noia: smancerie stucchevoli

Citazioni
consiglio. Onde, pieno di mal talento contro quel Galateo, lo apersi. Ed alla vista di quel primo Conciossiacosache, a cui poi si accoda quel lungo periodo cotanto pomposo e sì poco sugoso, mi prese un tal impeto di collera, che scagliato per la finestra il libro, gridai quasi maniaco: “Ella è pur dura e stucchevole necessità, che per iscrivere tragedie in età di venzett’anni mi convenga ingoiare di nuovo codeste baie fanciullesche, e prosciugarmi il cervello con sì fatte pedanterie”. Sorrise di questo mio poetico ineducato furore; e mi profetizzò che io leggerei poi il Galateo, e più d’una volta. E così fu in fatti; ma parecchi anni dopo, quando poi mi era ben bene incallite  le  spalle  ed  il  collo  a  sopportare  il  giogo  grammatico.  E  non  il  solo Galateo, ma presso che tutti quei nostri prosatori del Trecento, lessi e postillai poi, con quanto frutto, nol so. Ma fatto si è che chi gli avesse ben letti quanto ai lor modi, e fosse venuto a capo di prevalersi con giudizio e destrezza dell’oro dei loro abiti, scartando i cenci delle loro idee, quegli potrebbe forse poi ne’ suoi scritti sì filosofici che poetici, o istorici, o d’altro qualunque genere, dare una ricchezza, brevità, proprietà, e forza di colorito allo stile, di cui non ho visto finora nessuno scrittore italiano veramente andar corredato. Forse, perché la fatica è improba; e chi avrebbe l’ingegno e la capacità di sapersene giovare, non la vuol fare; e chi non ha questi dati, la fa invano. Capitolo secondo Rimessomi sotto il pedagogo a spiegare Orazio. Primo viaggio letterario in Toscana. Verso  il  principio  dell’anno  ’76,  trovandomi  già  da sei  e  più  mesi ingolfato negli studi italiani, mi nacque una onesta e cocente vergogna di non più intendere quasi affatto il latino; a segno che, trovando qua e là, come accade, delle citazioni, anco le più brevi e comuni, mi trovava costretto di saltarle a piè pari, per non perder tempo a diciferarle. Trovandomi inoltre inibita ogni lettura francese, ridotto al solo italiano, io mi vedeva affatto privo d’ogni soccorso per la lettura teatrale. Questa ragione, aggiuntasi al rossore, mi sforzò ad intraprendere questa seconda fatica, per poter leggere le tragedie di Seneca, di cui alcuni sublimi tratti mi aveano rapito; e leggere  anche  le  traduzioni  letterali  latine  dei  tragici  greci,  che  sogliono essere più fedeli e meno tediose di quelle tante italiane che sì inutilmente possediamo. Mi presi dunque pazientemente un ottimo pedagogo, il quale,
Vita di Vittorio Alfieri