starnazzare

[star-naz-zà-re]
starnàzzo
In sintesi
agitarsi e parlare chiassosamente
← forse deriv. di starna.

A
v.intr.
(aus. avere)

1
Di gallinacei e di altri uccelli, agitare le ali sbattendole sul terreno: le oche starnazzavano sull'aia
2
fig., scherz. Fare chiasso urlando e agitandosi inutilmente: smettetela di s.

B
v.tr.

non com. Di gallinacei e altri uccelli, sbattere, agitare: s. le ali

Citazioni
– Sì, anche queste aiutano a levare il debito! disse padron ‘Ntoni; ma voi altri dovreste mangiarvelo qualche uovo, quando avete voglia. – No, non ne abbiamo voglia, – rispose Maruzza, e Mena soggiunse: – Se le mangiamo noi, compare Alfio non avrà più da venderne al mercato; ora metteremo le uova di anitra sotto la chioccia, e i pulcini si vendono otto soldi l’uno. Il nonno la guardò in faccia e le disse: – Tu sei una vera Malavoglia, la mia ragazza! Le galline starnazzavano nel terriccio del cortile, al sole, e la chioccia, tutta ingrullita, colla sua penna nel naso, scuoteva il becco in un cantuccio; sotto le frasche verdi dell’orto, lungo il muro, c’era appeso su dei piuoli dell’altro ordito ad imbiancare, coi sassi al piede. – Tutta questa roba fa danari, ripeteva padron ‘Ntoni; e colla grazia di Dio, non ci manderanno più via dalla nostra casa. “Casa mia, madre mia”. – Ora i Malavoglia devono pregare Dio e San Francesco perché la pesca riesca abbondante, diceva intanto Piedipapera. – Sì, colle annate che corrono! esclamò padron Cipolla, ché in mare ci devono aver buttato il colèra anche per i pesci! Compare Mangiacarrubbe diceva di sì col capo, e lo zio Cola tornava a parlare del dazio del sale che volevano mettere, e allora le acciughe potevano starsene tranquille, senza spaventarsi più delle ruote dei vapori, che nessuno sarebbe più andato a pescarle. – E ne hanno inventata un’altra! aggiunse mastro Turi il calafato, di mettere anche il dazio sulla pece. Quelli a cui non gliene importava della pece non dissero nulla; ma lo Zuppiddu seguitò a strillare che egli avrebbe chiuso bottega, e chi aveva bisogno di calafatare la barca poteva metterci la camicia della moglie per stoppa. Allora si levarono le grida e le bestemmie. In questo momento si udì il fischio della macchina, e i carrozzoni della ferrovia sbucarono tutt’a un tratto sul pendio del colle dal buco che ci avevano fatto, fumando e strepitando come avessero il diavolo in corpo. – Ecco qua! conchiuse padron Fortunato: la ferrovia da una parte e i vapori dall’altra. A Trezza non ci si può più vivere, in fede mia! Nel villaggio successe un casa del diavolo quando volevano mettere il dazio sulla pece. La Zuppidda, colla schiuma alla bocca, salì sul ballatoio, e si mise a predicare ch’era un’altra bricconata di don Silvestro, il quale voleva rovinare il paese, perché non l’avevano voluto per marito: non lo volevano nemmeno per compagno alla processione, quel cristiano, né lei né sua figlia!
I Malavoglia di Giovanni Verga