speculativo

[spe-cu-la-tì-vo]
In sintesi
che non ha fini pratici, puramente teorico; che sfrutta, vantaggioso
← dal lat. tardo speculatīvu(m), deriv. del class. speculāri ‘indagare, ricercare’.
1
FILOS Incline, portato alla speculazione filosofica, all'indagine intellettuale: l'uso del nostro animo è doppio, cioè pratico e s. (Dante) || Che concerne la speculazione filosofica, l'indagine intellettuale: filosofia speculativa; scienze speculative SIN. teorico
2
ECON Che si riferisce alla speculazione commerciale e finanziaria; fatto a scopo di guadagno: investimenti speculativi SIN. lucroso

Citazioni
una dissimilitudine tra loro, nel procedere di questo appetito, ché l’uno tiene uno cammino e l’altro un altro. Sì come dice l’Apostolo: “Molti corrono al palio, ma uno è quelli che ’l prende”, così questi umani appetiti per diversi calli dal principio se ne vanno, e uno solo calle è quello che noi mena a la nostra pace. E però, lasciando stare tutti li altri, col trattato è da tenere dietro a quello che bene comincia. Dico adunque che dal principio se stesso ama, avvegna che indistintamente;  poi  viene  distinguendo  quelle  cose  che  a  lui  sono  più  amabili  e meno, e più odibili [e meno], e seguita e fugge e più e meno, secondo la conoscenza distingue non solamente ne l’altre cose, che secondamente ama, ma eziandio distingue in sé, che ama principalmente. E conoscendo in sé diverse parti, quelle che in lui sono più nobili, più ama quelle; e con ciò sia cosa che più [nobile] parte de l’uomo sia l’animo che ’l corpo, quello più ama. E così, amando sé principalmente, e per sé l’altre cose, e amando di sé la migliore parte più, manifesto è che più ama l’animo che ’l corpo o che altra cosa: lo quale animo naturalmente più che altra cosa dee amare. Dunque, se la mente si dil[et]ta sempre ne l’uso de la cosa amata, che è frutto d’amore, [e] in quella cosa che massimamente è amata è l’uso massimamente dilettoso, l’uso del nostro animo è massimamente dilettoso a noi. E quello che massimamente è dilettoso a noi, quello è nostra felicitade e nostra beatitudine, oltre la quale nullo diletto è maggiore, né nullo altro pare; sì come veder si puote, chi bene riguarda la precedente ragione. E non dicesse alcuno che ogni appetito sia animo; ché qui s’intende animo solamente quello che spetta a la parte razionale, cioè la volontade e lo intelletto; sì che se volesse chiamare animo l’appetito sensitivo, qui non ha luogo, né instanza puote avere, ché nullo dubita che l’appetito razionale non sia più nobile che ’l sensuale, e però più amabile: e così è questo di che ora  si  parla.  Veramente  l’uso  del  nostro  animo  è  doppio,  cioè  pratico  e speculativo (pratico è tanto quanto operativo), l’uno e l’altro dilett[os]issimo, avvegna  che  quello  del  contemplare  sia  più,  sì  come  di  sopra  è  narrato. Quello del pratico si è operare per noi virtuosamente, cioè onestamente, con prudenza, con temperanza, con fortezza e con giustizia; quello de lo speculativo si è non operare per noi, ma considerare l’opere di Dio e de la natura. E questo [come] quell’altro è nostra beatitudine e somma felicitade, sì come vedere si può; la quale è la dolcezza del sopra notato seme, sì come omai manifestamente appare, a la quale molte volte cotale seme non perviene per male essere coltivato, e per essere disviata la sua pullulazione. E Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Convivio di Dante Alighieri