sostrato

[so-strà-to]
In sintesi
strato sottostante; fondamento, sfondo, sottofondo
← dal lat. substrātu(m), deriv. di substrātus, part. pass. di substernĕre, comp. di b ‘sotto’ e sternĕre ‘stendere’.
1
Strato che sta sotto a un altro strato: un s. roccioso molto profondo
2
fig. Elemento o complesso di elementi celati sotto una diversa apparenza: un abissale s. d'ignoranza sotto una cultura superficiale
3
AGR Suolo inorganico inerte che costituisce il supporto delle colture idroponiche
4
BIOL Sostegno su cui sono fissati una pianta o un animale sessile || Eccipiente inerte contenente soluzioni nutritive
5
CHIM Sostanza sottoposta all'azione di un reattivo || Sostanza sottoposta all'azione catalitica di un enzima
6
FILOS Termine usato per indicare la sostanza come elemento fondamentale e costante rispetto agli attributi e agli accidenti
7
LING Quel che resta della lingua originaria parlata in una determinata area prima che una lingua diversa vi si sovrapponesse, in seguito a conquista o a predominio politico o culturale, alterandone più o meno profondamente i caratteri: il s. oscoumbro nell'italiano centro-meridionale

Citazioni
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  3 ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Q Niccolò Machiavelli   �lizia Personaggi Cleandro Palamede Nicomaco Pirro Eustachio Sofronia Doria Damone Sostrata Ramondo Op� Grande biblioteca della letteratura italiana  5 ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Clizia di Niccolo Machiavelli
Se nel mondo tornassino i medesimi uomini, come tornano i medesimi  casi,  non  passerebbono  mai  cento  anni,  che  noi  non  ci  trovassimo un’altra volta insieme a fare le medesime cose che ora. Questo si dice, perché già in Atene, nobile ed antichissima città in Grecia, fu un gentile uomo, al quale, non avendo altri figliuoli che uno maschio, capitò a sorte una picciola fanciulla in casa, la quale da lui infino alla età di diciassette anni fu onestissimamente allevata. Occorse dipoi che in uno tratto egli ed il figliuolo se ne innamororno: nella concorrenzia del quale amore assai casi e strani accidenti nacquono; i quali trapassati, il figliuolo la prese per donna, e con quella gran tempo felicissimamente visse. Che direte voi, che questo medesimo caso, pochi anni sono, seguì ancora in Firenze? E, volendo questo nostro autore l’uno delli dua rappresentarvi, ha eletto el fiorentino, iudicando che voi siate per prendere maggiore  piacere  di  questo  che  di  quello:  perché  Atene è  rovinata,  le  vie,  le piazze, i luoghi non vi si ricognoscono; dipoi, quelli cittadini parlavano in greco, e voi quella lingua non intenderesti. Prendete, pertanto, el caso seguito in Firenze, e non aspettate di riconoscere o il casato o gli uomini, perché lo autore, per fuggire carico, ha convertiti i nomi veri in nomi fitti. Vuol bene, avanti che la comedia cominci, voi veggiate le persone, acciò che meglio, nel recitarla, le cognosciate. Uscite qua fuora tutti, che ’l popolo vi vegga. Eccogli. Vedete come e’ ne vengono suavi? Ponetevi costì in fila, l’uno propinquo all’altro. Voi vedete. Quel primo è Nicomaco, un vecchio tutto pieno d’amore. Quello che gli è allato è Cleandro, suo figliuolo e suo rivale. L’altro si chiama Palamede, amico a Cleandro. Quelli dua che seguono, l’uno è Pirro servo, l’altro Eustachio fattore, de’ quali ciascuno vorrebbe essere marito della dama del suo padrone. Quella donna, che vien poi, è Sofronia, moglie di Nicomaco. Quella appresso è Doria, sua servente. Di quegli ultimi duoi che restano, l’uno è Damone, l’altra è Sostrata, sua  donna.  Ècci  un’altra  persona,  la  quale,  per  avere  a  venire  ancora  da Napoli, non vi si mosterrà. Io credo che basti, e che voi gli abbiate veduti assai. Il popolo vi licenzia: tornate dentro. Questa favola si chiama “Clizia” perché così ha nome la fanciulla, che si combatte. Non aspettate di vederla, perché Sofronia, che l’ha allevata, non vuole per onestà che la venga fuora. Pertanto, se ci fussi alcuno che la vagheggiassi, arà pazienza. È mi resta a dirvi, come lo autore di questa commedia è uomo molto costumato, e saprebbegli male, se vi paressi, nel vederla recitare, che ci fussi
Clizia di Niccolo Machiavelli
ma molto più sarò allegro, quando io terrò in braccio Clizia, quando io la toccherò,  bacerò,  strignerò.  O  dolce  notte!  giugnerovv’io  mai?  E  questo obligo, che io ho teco, io sono per pagarlo a doppio! Cleandro. Pirro. Nicomaco. Pirro. Cleandro. Nicomaco. Pirro. Nicomaco. O vecchio impazzato! Io lo credo; ma io non credo già che voi possiate fare cosa nessuna questa sera, né ci veggo commodità alcuna. Come?! Io ti vo’ dire come io ho pensato di governare la cosa. Io l’arò caro. Ed  io  molto  più,  che  potrei  udir  cosa,  che  guasterebbe  e  fatti  d’altri,  e racconcerebbe e mia. Tu cognosci Damone, nostro vicino, da chi io ho tolto la casa a pigione per tuo conto? Sì, cognosco. Io fo pensiero che tu la meni stasera in quella casa, ancora ch’egli vi abiti e che non l’abbia sgombera, perch’io dirò ch’io voglio che tu la meni in casa dove l’ha a stare. Che sarà poi? Rizza gli orecchi, Cleandro! Io ho imposto a mogliama che chiami Sostrata, moglie di Damone, perché gli aiuti ad ordinare queste nozze ed acconciare la nuova sposa; ed a Damone dirò che solleciti che la donna vi vadia. Fatto questo, e cenato che si sarà, la sposa da queste donne sarà menata in casa di Damone, e messa teco in camera e nel letto, ed io dirò di volere restare con Damone ad albergo e Sostrata ne verrà con Sofronia qui in casa. Tu, rimaso solo in camera, spegnerai  il  lume,  e  ti  baloccherai  per  camera,  faccendo  vista  di  spogliarti; intanto io, pian piano, me ne verrò in camera, e mi spoglierò, ed enterrò allato a Clizia. Tu ti potrai stare pianamente in sul lettuccio. La mattina, avanti giorno, io mi uscirò del letto, mostrando di volere ire ad orinare, rivestirommi, e tu enterrai nel letto. O  vecchio  poltrone!  Quanta  è  stata  la  mia  felicità  intendere  questo  tuo disegno! Quanta la tua disgrazia ch’io l’intenda. È mi pare che voi abbiate divisata bene questa faccenda. Ma e’ conviene
Clizia di Niccolo Machiavelli
Scena terza Nicomaco, Damone Nicomaco. Egli è venuto quello tempo, o Damone, che mi hai a mostrare se tu mi ami. È bisogna che tu sgomberi la casa, e non vi rimanga né la tua donna, né altra persona, perché io vo’ governare questa cosa, come io t’ho già detto. Io son parato a fare ogni cosa, purché io ti contenti. Io ho detto a mogliama che chiami Sostrata tua, che vadia ad aiutarla ordinare le nozze. Fa’ che la vadia subito, come la chiama, e che vadia con lei la serva, sopratutto. Ogni cosa è ordinato: chiamala a tua posta. Io voglio ire infino allo speziale a fare una faccenda, e tornerò ora: tu aspetti qui, che mogliama eschi fuora, e chiami la tua. Ecco che la viene: sta’ parato. Addio.
Clizia di Niccolo Machiavelli
Scena quarta Sofronia, Damone Sofronia. Non maraviglia che ’l mio marito mi sollecitava ch’io chiamassi Sostrata di Damone! È  voleva  la  casa  libera,  per  potere  giostrare  a  suo  modo. Ecco Damone di qua. O specchio di questa città, e colonna del suo quartieri, che accomoda la casa sua a sì disonesta e vituperosa impresa! Ma io gli tratterò in modo, che si vergogneranno sempre di loro medesimi. E voglio or cominciare ad uccellare costui. Io mi maraviglio che Sofronia si sia ferma, e non venga avanti a chiamare la mia donna. Ma ecco che la viene. Dio ti salvi, Sofronia! E te, Damone! Ove è la tua donna? La è in casa, ed è parata a venire, se tu la chiami,perché el tuo marito me ne ha pregato. Vo io a chiamarla?
Clizia di Niccolo Machiavelli
ne  intervenghino  dell’altre,  perché  io  ho  sentito  per  casa  certi sghignazzamenti, che non mi piacciano. Ma ecco ch’io veggo apparire un torchio: e debbe uscir fuora la pompa, la sposa ne debbe venire. Io voglio correre per il vecchio. O Nicomaco! O Damone! Venite da basso! La sposa ne viene. Scena decima Nicomaco, Damone, Sofronia, Sostrata Nicomaco. Eccoci.  Vanne, Pirro, in casa, perché io credo che sia bene che la non ti vegga. Tu, Damone, pàramiti innanzi, e parla tu con queste donne. Eccoli tutti fuora. O povera fanciulla! la ne va piangendo. Vedi che la non si lieva el fazzoletto dagli occhi. Ella riderà domattina! Così usano di fare le fanciulle. Dio vi dia la buona sera, Nicomaco e Damone! Voi siate le ben venute. Andatevene su, voi donne, mettete al letto la fanciulla, e tornate giù. Intanto, Pirro sarà ad ordine anche egli. Andiamo, col nome d’Iddio.
Clizia di Niccolo Machiavelli
Sofronia. Sostrata. Damone. Sostrata.
Clizia di Niccolo Machiavelli
Non dubitare! Io sono per fare el debito, che, poi ch’io presi il cibo, io mi sento gagliardo come una spada. Ma ecco le donne, che tornano. Scena dodicesima Nicomaco, Sostrata, Sofronia, Damone Nicomaco. Sostrata. Damone. Sofronia. Damone. Sostrata. Damone. Sofronia. Avetela voi messa al letto? Sì, abbiamo. Bene sta; noi fareno questo resto. Tu, Sostrata, vanne con Sofronia a dormire e Nicomaco rimarrà qui meco. Andianne, che par lor mille anni di avercisi levate dinanzi. Ed a voi il simile. Guardate a non vi far male. Guardatevi pur voi, che avete l’arme: noi siamo disarmate. Andiamone in casa. E noi ancora. Va’ pur là, Nicomaco, tu troverrai riscontro, perché questa tua dama sarà come le mezzine da Santa Maria Impruneta.
Clizia di Niccolo Machiavelli
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  3 ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Q Niccolò Machiavelli   Mandragola Personaggi CallimacoSiro Messer Nicia Ligurio Sostrata Frate Timoteo Una donna Lucrezia 5 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Mandragola di Niccolo Machiavelli
dopo il secondo atto Quando felice sia ciascun sel vede, chi nasce sciocco ed ogni cosa crede! Ambizione nol preme, non lo muove il timore, che sogliono esser seme di noia e di dolore. Questo vostro dottore, bramando aver figlioli, credria che un asin voli: e qualunque altro ben posto ha in oblio, e solo in questo ha il posto il suo disio. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli 25 Q Niccolò Machiavelli   Mandragola    Atto terzo Atto terzo Scena prima Sostrata,Messer Nicia, Ligurio Sostrata. Io ho sempremai sentito dire che gli è ufizio d’un prudente pigliare de’ cattivi partiti el migliore: se, ad avere figliuoli, voi non avete altro rimedio che questo, si vuole pigliarlo, quando e’ non si gravi la coscienzia. Egli è così. Voi ve ne andrete a trovare la vostra figliuola, e messere ed io andreno a trovare fra’ Timoteo, suo confessoro, e narreregli el caso, acciò che non abbiate a dirlo voi: vedrete quello che vi dirà. Così sarà fatto. La via vostra è di costà; ed io vo a trovare la Lucrezia, e la merrò a parlare al frate, in ogni modo.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Messer Nicia. Ligurio. Sostrata.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
sentivo  quella,  m’inducessi  più  facilmente  a  questa;  se  io  non  gliene consentivo, non mi arebbe detta questa, per non palesare e disegni loro sanza utile, e di quella che era falsa non si curavano. Egli è vero che io ci sono suto giuntato; nondimeno, questo giunto è con mio utile. Messer Nicia e Callimaco sono ricchi, e da ciascuno, per diversi rispetti, sono per trarre assai; la cosa convien stia secreta, perché l’importa così a loro, a dirla, come a me. Sia come si voglia, io non me ne pento. È ben vero che io dubito non ci avere dificultà, perché madonna Lucrezia è savia e buona: ma io la giugnerò in sulla bontà. E tutte le donne hanno alla fine poco cervello; e come ne è una sappi dire dua parole, e’ se ne predica, perché in terra di ciechi chi vi ha un occhio è signore. Ed eccola con la madre, la quale è bene una bestia, e sarammi uno grande adiuto a condurla alle mia voglie. Scena decima Sostrata, Lucrezia Sostrata. Io credo che tu creda, figliuola mia, che io stimi l’onore ed el bene tuo quanto persona del mondo, e che io non ti consiglierei di cosa che non stessi bene. Io ti ho detto e ridicoti, che se fra’ Timoteo ti dice che non ti sia carico di conscienzia, che tu lo faccia sanza pensarvi. Io ho sempremai dubitato che la voglia, che messer Nicia ha d’avere figliuoli, non ci facci fare qualche errore; e per questo, sempre che lui mi ha parlato di alcuna cosa, io ne sono stata in gelosia e sospesa, massime poi che m’intervenne quello che vi sapete, per andare a’ Servi. Ma di tutte le cose, che si son tentate, questa mi pare la più strana, di avere a sottomettere el corpo mio a questo vituperio, ad esser cagione che uno uomo muoia per vituperarmi: perché io non crederrei, se io fussi sola rimasa nel mondo e da me avessi a risurgere l’umana natura, che  mi fussi simile partito concesso. Io  non  ti  so  dire  tante  cose  figliuola  mia.  Tu  parlerai  al  frate,  vedrai quello che ti dirà, e farai quello che tu dipoi sarai consigliata da lui, da noi, da chi ti vuole bene. Io sudo per la passione.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Lucrezia. Sostrata.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Q Niccolò Machiavelli   Mandragola    Atto terzo Scena undicesima Frate timoteo, Lucrezia, Sostrata Frate Timoteo. Voi  siate  le  ben  venute.  Io  so  quello  che  voi  volete  intendere  da  me perché messer Nicia m’ha parlato. Veramente, io sono stato in su’ libri più di dua ore a studiare questo caso; e, dopo molte essamine, io truovo di molte cose che, ed in particulare ed in generale, fanno per noi. Parlate voi da vero o motteggiate? Ah, madonna Lucrezia! Sono, queste, cose da motteggiare? Avetemi voi a conoscere ora? Padre, no; ma questa mi pare la più strana cosa che mai si udissi. Madonna, io ve lo credo, ma io non voglio che voi diciate più così. È sono molte cose che discosto paiano terribili, insopportabili, strane, che, quando tu ti appressi loro, le riescono umane, sopportabili, dimestiche; e però si dice che sono maggiori li spaventi che e mali: e questa è una di quelle. Dio el voglia! Io voglio tornare  a  quello,  ch’io  dicevo  prima.  Voi  avete,  quanto  alla conscienzia, a pigliare questa generalità, che, dove è un bene certo ed un male incerto, non si debbe mai lasciare quel bene per paura di quel male. Qui  è  un  bene  certo, che  voi  ingraviderete,  acquisterete  una  anima  a messer Domenedio; el male incerto è che colui che iacerà, dopo la pozione, con voi, si muoia; ma e’ si truova anche di quelli che non muoiono. Ma perché la cosa è dubia, però è bene che messer Nicia non corra quel  periculo.  Quanto  allo  atto,  che  sia  peccato,  questo  è  una  favola, perché  la  volontà  è  quella  che  pecca,  non  el  corpo,  e  la  cagione  del peccato è dispiacere al marito, e voi li compiacete; pigliarne piacere, e voi ne avete dispiacere. Oltr’a di questo, el fine si ha a riguardare in tutte le cose: el fine vostro si è riempiere una sedia in paradiso, e contentare el marito vostro. Dice la Bibia che le figliuole di Lotto, credendosi essere rimase sole nel mondo usorono con el padre; e, perché la loro intenzione fu buona, non peccorono. Che cosa mi persuadete voi? Làsciati persuadere, figliuola mia. Non vedi tu che una donna, che non ha  figliuoli,  non  ha  casa?  Muorsi  el  marito,  resta  come  una  bestia, Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Lucrezia. Sostrata.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Lucrezia. Frate Timoteo. Sostrata.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Lucrezia. Frate Timoteo. Sostrata. Lucrezia.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Ecco fatto. El mio liuto! Via, ribaldo, tira via! S’io ti sento favellare, io ti taglierò el collo! È si è fuggito. Andianci a sbisacciare: e vuolsi che noi uscian fuori tutti a buona ora, acciò che non si paia che noi abbiam vegghiato questa notte. Voi dite el vero. Andate, Ligurio e Siro, a trovar maestro Callimaco, e li dite che la cosa è proceduta bene. Che li possiamo noi dire? Noi non sappiamo nulla. Voi sapete che, arrivati in casa, noi ce n’andamo nella volta a bere: voi e la suocera rimanesti  alle  man’  seco,  e  non  vi  rivedemo  mai  se  non  ora,  quando  voi  ci chiamasti per mandarlo fuora. Voi dite el vero. Oh! io vi ho da dire le belle cose! Mogliama era nel letto  al  buio.  Sostrata  m’aspettava  al  fuoco.  Io  giunsi  su  con  questo garzonaccio, e, perché e’ non andassi nulla in capperuccia, io lo menai in una dispensa, che io ho in sulla sala, dove era un certo lume annacquato, che gittava un poco d’albore, in modo ch’e’ non mi poteva vedere in viso. Saviamente. Io lo feci spogliare: e’ nicchiava; io me li volsi come un cane, di modo che gli parve mille anni di avere fuora e panni, e rimase ignudo. Egli è brutto di viso: egli aveva un nasaccio, una bocca torta... Ma tu non vedesti mai le più belle carne: bianco, morbido, pastoso! E dell’altre cose non ne domandare. È non è bene ragionarne. Che bisognava vederlo tutto? Tu vuoi el giambo! Poi che io avevo messo mano in pasta, io ne volli toccare el fondo. Poi volli vedere s’egli era sano: s’egli avessi auto le bolle, dove mi trovavo io? Tu ci metti parole! Avevi ragion voi. Come io ebbi veduto che gli era sano, io me lo tirai drieto, ed al buio lo menai in camera, messilo al letto; ed innanzi che mi partissi, volli toccare con mano come la cosa andava, che io non sono uso ad essermi dato
Mandragola di Niccolo Machiavelli
più felice e contento uomo che fussi mai nel mondo; e, se questa felicità non mi mancassi o per morte o per tempo, io sarei più beato ch’e beati, più santo ch’e santi. Ligurio. Callimaco. Ligurio. Callimaco. Io ho gran piacere d’ogni tuo bene, ed ètti intervenuto quello che io ti dissi appunto. Ma che faccian noi ora? Andian verso la chiesa, perché io le promissi d’essere là, dove la verrà lei, la madre ed il dottore. Io sento toccare l’uscio suo: le sono esse, che escono fuora, ed hanno el dottore drieto. Avvianci in chiesa, e là aspetteremole. Scena quinta Messer Nicia, Lucrezia, Sostrata Messer Nicia. Lucrezia. Messer Nicia. Sostrata. Lucrezia. Messer Nicia. Lucrezia, io credo che sia bene fare le cose con timore di Dio, e non alla pazzeresca. Che s’ha egli a fare, ora? Guarda come la risponde! La pare un gallo! Non ve ne maravigliate: ella è un poco alterata. Che volete voi dire? Dico che gli è bene che io vadia innanzi a parlare al frate, e dirli che ti si facci incontro in sull’uscio della chiesa, per menarti in santo, perché gli è proprio, stamani, come se tu rinascessi. Che non andate? Tu se’ stamani molto ardita! Ella pareva iersera mezza morta. Egli è la grazia vostra! Andate a trovare el frate. Ma e’ non bisogna, egli è fuora di chiesa. Voi dite el vero.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Lucrezia. Messer Nicia. Lucrezia. Sostrata. Messer Nicia.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Q Niccolò Machiavelli   Mandragola    Atto quinto Scena sesta Frate Timoteo, Messer Nicia, Lucrezia, Callimaco, Ligurio, Sostrata Frate Timoteo. Messer Nicia. Frate Timoteo. Lucrezia. Frate Timoteo. Messer Nicia. Frate Timoteo. Messer Nicia. Frate Timoteo. Callimaco. Messer Nicia. Callimaco. Messer Nicia. Lucrezia. Messer Nicia. Lucrezia. Messer Nicia. Io vengo fuora, perché Callimaco e Ligurio m’hanno detto che el dottore e le donne vengono alla chiesa. Eccole. Bona dies, padre! Voi sete le ben venute, e buon pro vi faccia, madonna, che Dio vi dia a fare un bel figliuolo mastio! Dio el voglia! E lo vorrà in ogni modo. Veggh’io in chiesa Ligurio e maestro Callimaco? Messer sì. Accennategli. Venite! Dio vi salvi! Maestro, toccate la mano qui alla donna mia. Volentieri. Lucrezia, costui è quello che sarà cagione che noi aremo uno bastone che sostenga la nostra vecchiezza. Io l’ho molto caro, e vuolsi che sia nostro compare. Or benedetta sia tu! E voglio che lui e Ligurio venghino stamani a desinare con esso noi. In ogni modo. E vo’ dar loro la chiave della camera terrena d’in su la loggia, perché possino tornarsi quivi a loro comodità, che non hanno donne in casa, e stanno come bestie. Io l’accetto, per usarla quando mi accaggia.
Mandragola di Niccolo Machiavelli
Frate Timoteo. Messer Nicia. Ligurio. Messer Nicia. Lucrezia. Messer Nicia. Lucrezia. Messer Nicia. Frate Timoteo. Sostrata. Frate Timoteo.
Mandragola di Niccolo Machiavelli