sconclusionato

[scon-clu-ʃio-nà-to]
In sintesi
illogico, disordinato, inconcludente
← deriv. di conclusione, col pref. s-.

A
agg.

1
Che non ha una conclusione; che non ha né capo né coda; privo di senso, di nesso logico, di coerenza: discorso, ragionamento s. SIN. inconcludente, sconnesso
2
Di persona, che agisce senza coerenza e senza logica, senza concludere nulla di positivo: è un tipo del tutto s.

B
s.m.

(f. -ta) Persona sconclusionata: è uno s., lascialo perdere

Citazioni
dini, le sue faccende, sempre in moto dalla mattina alla sera, sempre gridando e facendo vedere la sua faccia da padrone da per tutto. La sera poi si riposava, seduto in mezzo alla sua gente, sullo scalino della gradinata che saliva al viale, dinanzi al cancello, in maniche di camicia, godendosi il fresco e la libertà della campagna, ascoltando i lamenti interminabili e i discorsi sconclusionati dei suoi mezzaiuoli. Alla moglie, che l’aria della campagna faceva star peggio, soleva dire per consolarla: – Qui almeno non hai paura d’acchiappare il colèra. Finché non si tratta di colèra il resto è nulla. – Lì egli era al sicuro dal colèra, come un re nel suo regno, guardato di notte e di giorno – a ogni contadino aveva procurato il suo bravo schioppo, dei vecchi fucili a pietra nascosti sotto terra fin dal 12 o dal 21 e teneva dei mastini capaci di divorare un uomo. Faceva del bene a tutti; tutti che si sarebbero fatti ammazzare per guardargli la pelle in quella circostanza. Grano, fave, una botte di vino guastatosi da poco. Ognuno che avesse bisogno correva da lui per domandargli in prestito quel che gli occorreva. Lui colle mani aperte come la Provvidenza. Aveva dato ricovero a mezzo paese, nei fienili, nelle stalle, nelle capanne dei guardiani, nelle grotte lassù a Budarturo. Un giorno era arrivato persino Nanni l’Orbo con tutta la sua masnada, strizzando l’occhio, tirandolo in disparte per dirgli il fatto suo: –  Don  Gesualdo...  qui  c’è  anche  roba  vostra.  Guardate  Nunzio  e Gesualdo come vi somigliano! Quattro tumoli di pane al mese si mangiano, prosit a loro! Non potete chiudere loro la porta in faccia... Ne avete fatta tanta della carità? E fate anche questa, che così vuol Dio. – Guarda cosa diavolo t’è venuto in mente!... Qui c’è mia moglie e mia figlia adesso!... Almeno andatevene nel palmento, e non vi fate vedere da queste parti... Ma tutto quel bene e quella carità gli tornavano in veleno per l’ostinazione dei parenti che non avevano voluto mettersi sotto le sue ali. Se ne sfogava spesso con Bianca la sera, quando chiudeva usci e finestre e si vedeva al sicuro: – Salviamo tanta gente dal colèra... Abbiamo tanta gente sotto le ali, e soltanto il sangue nostro è disperso di qua e di là... Lo fanno apposta... per farci stare in angustie... per lasciarci la spina dentro!... Non parlo di tuo fratello, poveraccio... quello non capisce... Ma mio padre... Non me la doveva lasciare questa spina, lui!... Non sapeva di quell’altro dispiacere che doveva procurargli la figliuola, il pover’uomo! Isabella ch’era venuta dal collegio con tante belle cose in
Mastro don Gesualdo di Giovanni Verga