sciabordare

[scia-bor-dà-re]
sciabórdo
In sintesi
agitare un liquido; battere, frangersi
← etimo incerto; prob. incrocio di sciacquare con bordo.
v.intr.

(aus. avere) Di liquido, muoversi, agitarsi, sbattere entro o contro qualcosa: l'acqua sciaborda nel secchio || Di piccole onde, battere leggermente: il mare sciabordava tra gli scogli || Di un corpo immerso in un liquido, muoversi, agitarsi, sguazzare: i remi sciabordano nell'acqua

Citazioni
Epistola A RIDIVERDE L’avrò dunque una gaia giovinetta che meco dorma sotto d’un lenzuolo, che quando trilli in ciel la lodoletta mi bisbigli ch’è stato il rosignolo? 5 Par ch’io la senta come già levata desti la casa, e un canzoncino spicchi tra l’assiduo fruscìo della granata e l’argentino acciottolìo dei bricchi. Cara! io qui gusto il sonnellin dell’oro mentre ella assesta tutte le ciabatte; scende, schiude, va, viene. — Uomo, al lavoro! — L’angelus suona e il sole ai vetri batte. Così mi levo ed ho la fantasia a’ campi. Vanno a sciami contadine al mercato cinguettando per via, e chiocciano dalle aie le galline. Il molin romba; e strisciano zirlando le rondinelle sulle bianche ghiaie. Sul greto, più lontano, a quando a quando sciabordano in cadenza lavandaie. E tu pur anche, o mia Nausicaa bella, tessi, ed anche tu fili, anche tu lavi, pel che, quando ti vidi reginella della tua casa, tu m’innamoravi. ................................
Poesie varie di Giovanni Pascoli
                     I due vicini I Vissero un tempo due vicini in pace, che avean comuni il campo il fonte il servo! A tutti due dava stupito il campo gli stessi cibi nelle stesse teglie; mesceva il fonte acqua ad entrambi, ignaro a qual mescesse, negli uguali orciuoli; il servo quando era la greppia vuota, attendea l’uno, con la paglia, o l’altro. Sì; ma del campo era il terriccio a Trigo utile, a Brigo l’untuosa argilla; scendeva l’acqua ad inaffiar le piante a Trigo, a Brigo a sciabordar la creta; e robe e cose, della stessa terra ma nate e fatte, someggiava insieme l’asino: erbaggi e vasi. II Fredda, la terra: e pur ne fece un orto Trigo ortolano. E primamente sparse nera calena sopra le biancane. E questo primo era un inganno al Sole, ch’ha per le terre bianche odio; ma in quella, che avea velato il suo pallor, s’infuse. Né pago, mucchi egli elevò di piote, lasciando buche, che inzeppò di frondi di gambi e sterpi, e v’accendeva un fuoco cieco, fumoso, ed il terren compatto di scabro tufo e di porosa calce poi mescolava; e ne allargò le vene: sì ch’ei la terra fece come spugna, spugna che tutto prende e tutto rende, donde suggesse ogni radice il latte. Né finì mai di spargervi sottile
Poesie varie di Giovanni Pascoli