satrapo

[sà-tra-po]
In sintesi
governatore di una provincia dell'antica Persia; personaggio autoritario
← dal lat. satrăpe(m), che è dal gr. satrápēs, adattamento del persiano x\'9aathrapa, comp. di x\'9aathra- ‘regno’ e pā- ‘signore’, propr. ‘signore del regno’.
1
ST Governatore di una provincia dell'antico impero persiano, con autorità civile e militare
2
fig. Persona che esercita il proprio ufficio con autorità eccessiva, spesso sproporzionata al proprio grado e ai propri meriti: fare il s.con i propri dipendenti || Vita da satrapo, da gran signore che non deve render conto di nulla a nessuno ‖ accr. satrapóne

Citazioni
Agli egri afflitti, ai poveri infelici ch’accattan del gran tempio insu le porte, donan le belle ninfe abitatrici sguardi, risi, piacer di varia sorte. Vestir ignudi, ristorar mendici, affamati cibar vicini a morte, albergar peregrini a tutte l’ore, queste son le limosine d’amore. A sì fatta magione il piè drizzaro, giunto il dì stabilito, i giudicanti. Memorabil giudicio e non men chiaro di quel ch’Ida mirò molt’anni avanti; senon ch’un pastorel non va di paro con senatori e satrapi cotanti; e fanno in parte differir l’essempio tra duo sessi diversi il bosco e ‘l tempio. Del gran palagio a lenti passi usciro e con ordin distinto in fila doppia la città circondando in largo giro fer di sé lunga linea a coppia a coppia. Crotali intanto e pifferi s’udiro, già squilla il corno e già la tromba scoppia; strider fan l’aure mattutine e fresche barbare pive e buccine moresche. Precedon nel’andar due volte sei su ben bardati ed ottimi cavalli leggiadri araldi ed altrettanti a piei, con nacchere, busson, tibie e taballi. Fregiati i pennoncelli han di trofei gli strepitosi lor cavi metalli; e, perché Citerea nacque da’ flutti, è ceruleo il color che veston tutti.
L Adone - Volume secondo (canti 14-20) di Giovan Battista Marino
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Q Giovan Battista Marino    L'Adone    Canto sedicesimo CXIV D’un farsetto leggier, qual si costuma tra’ satrapi indiani egli è vestito. Di lana no, ma di minuta piuma di strani augelli a lista a lista ordito, tutto squamoso di dorata spuma e di mille color tutto fiorito. Lieve tocca cangiante in mezzo il cinge, che con groppo leggiadro il lega e stringe. Un de’ padri coscritti era Gelardo, già duce in guerra, or consigliero in pace. Par questi in vista uom sonnacchioso e tardo e tra cupi pensier immerso tace, ma, sotto pigra fronte e lento sguardo, vigila ingegno arguto e cor vivace. Spesso grave sembiante e basso ciglio cela pronto discorso, alto consiglio. Mostrò costui con ottima ragione ch’Amor molto non ama oscura scorza, peroché ‘n spento e gelido carbone senz’alcun lume il foco suo s’ammorza. Il piacer ch’ad amar n’è sferza e sprone da color differenti acquista forza. Natura sol per variar s’apprezza, da tal varietà nasce bellezza. Aggiungi poi che raccorciato insuso quelche fa duo spiragli al’odorato, troppo curvo e ritorto e troppo ottuso spalanca troppo il gemino meato. Così con due repulse alfine escluso dala diva in un punto e dal senato, tutto avampando di sdegnoso foco partesi e cede a Ligurino il loco.
L Adone - Volume secondo (canti 14-20) di Giovan Battista Marino
57 L’avean già tese, e poco era remota l’alma luce del sol da l’oceano, quando duo gran baroni in veste ignota venir son visti, e ’n portamento estrano. Ogni atto lor pacifico dinota che vengon come amici al capitano. Del gran re de l’Egitto eran messaggi, e molti intorno avean scudieri e paggi. 58 Alete è l’un, che da principio indegno tra le brutture de la plebe è sorto; ma l’inalzaro a i primi onor del regno parlar facondo e lusinghiero e scòrto, pieghevoli costumi e vario ingegno al finger pronto, a l’ingannare accorto: gran fabro di calunnie, adorne in modi novi, che sono accuse, e paion lodi. 59 L’altro è il circasso Argante, uom che  straniero se ’n venne a la regal corte d’Egitto; ma de’ satrapi fatto è de l’impero, e in sommi gradi a la milizia ascritto: impaziente, inessorabil, fero, ne l’arme infaticabile ed invitto, d’ogni dio sprezzatore, e che ripone ne la spada sua legge e sua ragione. 60 Chieser questi udienza ed al cospetto del famoso Goffredo ammessi entraro, e in umil seggio e in un vestire schietto fra’ suoi duci sedendo il ritrovaro; ma verace valor, benché negletto, è di se stesso a sé fregio assai chiaro. Picciol segno d’onor gli fece Argante, in guisa pur d’uom grande e non curante.
La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso