recalcitrare

In sintesi
impuntarsi, tirare calci; opporsi, fare resistenza
← dal lat. recalcitrāre, comp. di re- ‘indietro’ e calcitrāre ‘tirare calci’.

Citazioni
pure avergli mai mostrato quel mio primo aborto, di cui ho mostrato qui addietro  il  soggetto),  egli  me  la  comprò  e  donò.  Io  in  un  momento  di lucido intervallo avea avuta la pazienza di leggerla, e di postillarla; e glie l’avea così rimandata, stimandola in me stesso assai peggiore della mia quanto al  piano  e  agli  effetti,  se  io  veniva  mai  a  proseguirla,  come  di  tempo  in tempo me ne rinasceva il pensiere. Intanto il Paciaudi, per non farmi smarrire d’animo, finse di trovar buono il mio sonetto, benché né egli il credesse,  né  effettivamente  lo  fosse.  Ed  io  poi,  di  lì  a  pochi  mesi  ingolfatomi davvero nello studio dei nostri ottimi poeti, tosto imparai a stimare codesto mio sonetto per quel giusto nulla ch’egli valeva. Professo con tutto ciò un grand’obbligo  a  quelle  prime  lodi  non  vere,  e  a  chi  cortesemente  le  mi donò, poiché molto mi incoraggirono a cercare di meritarne delle vere. Già parecchi giorni prima della rottura con la signora, vedendola io indispensabile ed imminente, mi era sovvenuto di ripescare di sotto al cuscino  della  poltroncina  quella  mia  mezza  Cleopatra,  stata  ivi  in  macero quasi che un anno. Venne poi dunque quel giorno, in cui, fra quelle mie smanie e solitudine quasi che continua, buttandovi gli occhi su, ed allora soltanto quasi come un lampo insortami la somiglianza del mio stato di cuore con quello di Antonio, dissi fra me stesso: “Va proseguita quest’impresa; rifarla, se non può star così; ma in somma sviluppare in questa tragedia gli affetti che mi divorano, e farla recitare questa primavera dai comici che ci verranno”. Appena mi entrò questa idea, ch’io (quasiché vi avessi ritrovata  la  mia  guarigione)  cominciai  a  schiccherar  fogli,  rappezzare, rimutare, troncare, aggiungere, proseguire, ricominciare, ed in somma a impazzare in altro modo intorno a quella sventurata e mal nata mia Cleopatra. Né mi vergognai anco di consultare alcuni de’ miei amici coetanei, che non avevano, come io, trascurata tanti anni la lingua e poesia italiana; e tutti ricercava ed infastidiva, quanti mi poteano dar qualche lume su un’arte di cui cotanto io mi trovava al buio. E in questa guisa, null’altro desiderando io allora che imparare, e tentare, se mi poteva riuscire quella pericolosissima e temeraria impresa, la mia casa si andava a poco a poco traformando in una semiaccademia di letterati. Ma essendo io in quelle date circostanze bramoso d’imparare, e arrendevole, per accidente; ma per natura, ed attesa l’incrostata ignoranza, essendo ad un tempo stesso agli ammaestramenti recalcitrante ed indocile; disperavami, annoiava altrui e me stesso, e quasiché nulla venivami a profitto. Era tuttavia sommo il guadagno dell’andarmi
Vita di Vittorio Alfieri