provvigione

[prov-vi-gió-ne]
In sintesi
compenso dato per operazioni di mediazione
← dal lat. provisiōne(m), propr. ‘previsione, precauzione’, poi ‘approvvigionamento’, deriv. di providēre; cfr. provvedere.
1
Compenso corrisposto al mediatore, all'agente, al rappresentante e sim., per un lavoro eseguito per conto di un imprenditore, commisurato secondo una determinata proporzione sul totale del profitto: lavorare a p.; contratto a p.
2
ant. Provvisione provvigione2 provvisione

Citazioni
Il 26 febbraio del 1266, che fu un venerdì (il venerdì (il venerdì sezzaio del mese) il re Enzio (Hentius, Hencius, Henricus, Enzo), dalla sua aula nel palagio nuovo del Comune, ascolta da un cantore popolare, forse della Marca Tarvisina, una canzone di gesta, la canzone, appunto, di Rolando. Non domandate se è vero. Non so se sia, nego che non sia. In  vero  in  una  provvigione  del  1288  s’ingiunge  ut  cantatores Frangicinorum in plateis Communis ad cantandum... omnino morari non possint. Certamente siffatti cantatori c’erano anche prima di quell’anno, e poi s’erano moltiplicati, ed erano diventati noiosi. Donde il divieto, che ha riscontro in quello de’ nostri anni contro gli organetti che nel centro della città omnino morari non possunt, e affliggono soltanto quelli del cerchio. Ma questi cantores Francigenarum (così si emenda l’espressione) cantavano propriamente chansons de geste? Così intese Giosue Carducci: “I canti delle geste di Francia dalla severa piazza pare che salissero a dusturbare in palazzo gli anziani del popolo, che li vietavano” (Lo studio di B., VII). E così deve intendersi, ché francigenae è parola che contiene l’idea di “discendenza”, “schiatta”, e geste significa “famiglia epica” nella quale primeggia un eroe celebrato, esso e ascendenti e discendenti, in più canzoni o poemi. In tal modo si formano cicli, i quali, secondo il poeta del girars de viane, sono tre. N’ ot ke III gestes en France la garnie: dou roi de France est la plus seignorie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Cioè quella di Carlomagno. Et l’autre apres (bien est drois que je die) est de Doon a la barbe florie, cel de Maiance... Cioè quella, come dicono i nostri, di Dodone di Maganza; gesta o schiatta, come dice un commentatore di Dante, “e quali sono grandi gentili uomini ma sono traditori e so’ stati sempre”. La tierce geste, ke moult fist a proiser, fu de Garin de Monglaine le fier...
Le canzoni di re Enzio di Giovanni Pascoli
Il  commercio  in  commissione  fiascheggiò  completamente,  ma senz’arrecarci alcun danno. Il solo che c’inviò delle merci fu un cartolaio di Vienna, e una parte di quegli oggetti di cancelleria furono venduti da Luciano che pian pianino arrivò a sapere quanta commissione ci spettasse e se la fece concedere quasi tutta da Guido. Guido finì con l’accondiscendere perché erano piccolezze, eppoi perché il primo affare liquidato così doveva portare fortuna. Questo primo affare ci lasciò lo strascico nel camerino dei ripostigli di una quantità di oggetti di cancelleria che dovemmo pagare e tenere. Ne avevamo per il consumo di molti anni di una casa commerciale ben più attiva della nostra. Per un paio di mesi quel piccolo ufficio luminoso, nel centro della città, fu per noi un ritrovo gradevole. Vi si lavorava ben poco (io credo vi si abbiano conchiusi in tutto due affari in imballaggi usati vuoti per i quali nello stesso giorno s’incontrarono da noi la domanda e l’offerta e da cui ricavammo un piccolo utile) e vi si chiacchierava molto, da buoni ragazzi, anche con quell’innocente di Luciano, il quale, quando si parlava d’affari, s’agitava come altri della sua età quando sente dire di donne. Allora m’era facile di divertirmi da innocente con gl’innocenti perché non avevo ancora perduta Carla. E di quell’epoca ricordo con piacere la giornata intera. La sera, a casa, avevo molte cose da raccontare ad Augusta e potevo dirle tutte quelle che si riferivano all’ufficio, senz’alcun’eccezione e senza dover aggiungervi qualche cosa per falsarle. Non mi preoccupava affatto quando Augusta impensierita esclamava: – Ma quando comincerete a guadagnare dei denari? Denari? A quelli non ci avevamo ancora neppur pensato. Noi sapevamo che prima bisognava fermarsi a guardare, studiare le merci, il paese e anche il nostro Hinterland. Non s’improvvisava mica così una casa di commercio! E anche Augusta s’acquietava alle mie spiegazioni. Poi nel nostro ufficio fu ammesso un ospite molto rumoroso. Un cane da caccia di pochi mesi, agitato e invadente. Guido lo amava molto e aveva organizzato per lui un approvvigionamento regolare di latte e di carne. Quando non avevo da fare né da pensare, lo vedevo anch’io con piacere saltellare per l’ufficio in quei quattro o cinque atteggiamenti che noi sappiamo interpretare dal cane e che ce lo rendono tanto caro. Ma non mi pareva fosse al suo posto con noi, così rumoroso e sudicio! Per me la presenza di quel cane nel nostro ufficio, fu la prima prova che Guido fornì di non essere degno di
La coscienza di Zeno di Italo Svevo