parco

[pàr-co]
In sintesi
parsimonioso, moderato, frugale
1
Vasta estensione boschiva, limitata da confini e spesso recintata, con riserva o divieto di caccia || Parco nazionale, regione del territorio nazionale particolarmente notevole per bellezza di paesaggio, caratteristiche geologiche o singolarità di flora e di fauna, che lo Stato protegge con una speciale legislazione al fine di mantenerne inalterato l'aspetto naturale || estens. Parco marino, tratto di mare che costituisce una riserva naturale
2
Grande giardino, pubblico o privato, percorso da viali, spesso abbellito con piante ornamentali e aiuole fiorite, destinato a luogo di ricreazione e di passeggio: villa con p. || Parco della rimembranza, destinato a onorare la memoria dei caduti in guerra
3
Terreno limitato da un recinto, spesso fornito di capannoni, in cui si raccolgono e si custodiscono materiali vari: p. d'artiglieria, automobilistico || estens. Il materiale raccolto in tale luogo: p. locomotive; p. viveri || Parco mobile, in un esercito, insieme degli autoveicoli che assicurano i rifornimenti ai reparti || Parco macchine, complesso di autovetture possedute da una ditta, un ente e sim. || gerg. Parco buoi, l'insieme degli operatori meno esperti che occupano la parte della Borsa destinata al pubblico
4
raro Parcheggio per automobili

Citazioni
farannolo questi studi copioso e, come rispose Aristippo a quel tiranno, ardito  in  parlar  sicuramente  con  ognuno.  Voglio  ben  però  che  ‘l  nostro cortegiano fisso si tenga nell’animo un precetto: cioè che in questo ed in ogni altra cosa sia sempre avvertito e timido più presto che audace, e guardi di non persuadersi falsamente di saper quello che non sa: perché da natura tutti siamo avidi troppo più che non si devria di laude, e più amano le orecchie nostre la melodia delle parole che ci laudano, che qualunque altro soavissimo canto o suono; e però spesso, come voci di sirene, sono causa di sommergere chi a tal fallace armonia bene non se le ottura. Conoscendo questo pericolo, si è ritrovato tra gli antichi sapienti chi ha scritto libri, in qual modo possa l’omo conoscere il vero amico dall’adulatore. Ma questo che giova, se molti, anzi infiniti son quelli che manifestamente comprendono esser adulati, e pur amano chi gli adula ed hanno in odio chi dice lor il  vero?  e  spesso,  parendogli  che  chi  lauda  sia  troppo  parco  in  dire,  essi medesimi lo aiutano e di se stessi dicono tali cose, che lo impudentissimo adulator se ne vergogna? Lasciamo questi ciechi nel lor errore e facciamo che ‘l nostro cortegiano sia di così bon giudicio, che non si lasci dar ad intendere il nero per lo bianco, né presuma di sé, se non quanto ben chiaramente conosce esser vero; e massimamente in quelle cose, che nel suo gioco,  se  ben  avete  a  memoria,  messer  Cesare  ricordò  che  noi  più  volte avevamo usate per instrumento di far impazzir molti. Anzi, per non errar, se ben conosce le laudi che date gli sono esser vere, non le consenta così apertamente, né così senza contradizione le confermi; ma più tosto modestamente quasi le nieghi, mostrando sempre e tenendo in effetto per sua principal professione l’arme e l’altre bone condizioni tutte per ornamento di quelle; e massimamente tra i soldati, per non far come coloro che ne’ studi voglion parere omini di guerra e tra gli omini di guerra litterati. In questo modo, per le ragioni che avemo dette, fuggirà l’affettazione e le cose mediocri che farà parranno grandissime.” XLV Rispose quivi messer Pietro  Bembo: “Io non so, Conte, come voi vogliate che questo cortegiano, essendo litterato e con tante altre virtuose qualità, tenga ogni cosa per ornamento dell’arme, e non l’arme e ‘l resto per ornamento delle lettere; le quali senza altra compagnia tanto son di dignità
Il Libro del Cortegiano di Baldassare Castiglione