marrano

[mar-rà-no]
In sintesi
traditore, persona sleale
← dallo sp. marrano, propr. ‘porco’, che è dall’ar. maḥram ‘cibo proibito’, come appunto proibita era la carne di porco.

A
s.m.
(f. -na)

1
ST Titolo ingiurioso che, nel Medioevo, gli spagnoli davano agli ebrei e ai musulmani convertiti
2
fig. Uomo falso, infido, cattivo || estens., lett. Traditore
3
scherz. Persona rozza, villana: brutto m. SIN. zoticone

B
agg.

lett. Falso, scellerato || Villano marrano2 marano

Citazioni
ordinò che Antonio, il quale aveva condotto seco, restaurasse quella rocca, già anticamente edificata da papa Urbano. Et inanzi che si partisse, nell’Isola Visentina nel lago di Bolsena, fece fare due tempietti piccioli, uno de i quali era condotto di fuori a otto facce e dentro tondo, fabbricato con leggiadro ordine, e l’altro era di fuora quadro e dentro in otto facce, e nelle facce de’ cantoni erano quattro nicchie, una per ciascuno, i quali fecero testimonio di quanto egli sapesse usare la varietà ne’ termini delle architetture. E così, mentre che questi tempii si fabbricavano, egli tornò in Roma, e diede principio sul canto di Santa Lucia, dove al presente è la nuova Zecca, al palazzo del Vescovo di Cervia, il quale non si finì. Fece ancora quello del Signore Ottavio de’ Cesis, cosa onoratissima. Vicino a Corte Savella fece la chiesa di Santa Maria di Monerrato, la quale è tenuta bellissima. E similmente fece la casa d’un Marrano, posta dietro il palazzo di Cibò, vicino alle case de’ Massimi dall’Orso, cosa non molto grande. Successe in questo tempo la morte di Leone X, la quale diede la morte a tutte le buone arti et a tutte le virtù, essendosi nel tempo di Giulio e suo, ridotte a perfezzione tutte le architetture, le sculture e le buone pitture, e ritrovati gli stucchi, et ogni difficilissima cosa venuta in bella maniera et in buona facilità con le altre scienze ancora, le quali tutte furono assassinate per la creazione di Papa Adriano VI. E talmente queste virtù furono battute, che se il governo della Sede Apostolica fosse lungo tempo durato nelle sue mani, intraveniva a Roma nel suo pontificato, come al tempo di Gregorio o di altri padri vecchi che attesero solamente allo spirito e pregiarono poco le architetture. Anzi furono inimicissimi alle arti del disegno, se vero è (come molti affermano) che tutte le statue avanzate alle rovine de’ Gotti, sì le buone come le ree, fussino dannate da loro al fuoco, per cose da fare deviare gli uomini da la santa religione. Et aveva già minacciato Adriano (credo per mostrarsi simile a quelli, come se la santità consistesse in imitare i difetti delli uomini da bene, et alcuno n’hanno) di voler gettare per terra la cappella del divino Michele Agnolo, dicendo ch’era una stufa d’ignudi. E sprezzando tutte le buone pitture e le statue, le chiamava lascive e del mondo, opprobriose e transitorie. Per il che fu cagione che non solo Antonio, ma tutti coloro che avevano ingegno, si fermassero in ogni cosa, talché nel suo tempo non si lavorò quasi nulla alla fabbrica di San Pietro, della quale doveva pur quel papa essere molto più ardente, poiché delle altre cose mondane si voleva mostrare nimico. Voltossi dunque Antonio ad altre cose, e ristaurò sotto il
Le Vite - Volume secondo di Giorgio Vasari