luminare

[lu-mi-nà-re]
In sintesi
personalità che spicca nel proprio campo professionale
v.tr.

ant. Illuminare: o chiaro Febo, per cui luminato / è tutto il mondo (Boccaccio)

Citazioni
lone’, avesse detto: la terra si raggira a l’oriente, e si tralascia il sole, che tramonte, s’inchina a’ doi tropici, del Cancro verso l’Austro, e Capricorno verso l’Aquilone, sarrebbono fermati gli auditori a considerare. — Come, costui dice la terra muoversi? che novelle son queste? — L’arrebono al fine stimato un pazzo, e sarrebe stato da dovero un pazzo. Pure, per satisfare a l’importunità di qualche rabbino impaziente e rigoroso, vorrei sapere, se col favore della medesma Scrittura questo che diciamo, si possa confirmare facilissimamente. Teofilo Vogliono forse questi reverendi, che quando Mosè disse, che Dio tra gli altri luminari ne ha fatti duigrandi, che sono il sole e la luna, questo si debba intendere assolutamente perché tutti gli altri siino minori della luna, o veramente secondo il senso volgare ed ordinario modo di comprendere e parlare? Non sono tanti astri più grandi che la luna? Non possono essere più grandi che il sole? Che manca alla terra, che non sii un luminare più bello e più grande che la luna, che, medesmamente ricevendo nel corpo de l’Oceano, ed altri mediterranei mari il gran splendore del sole, può comparir lucidissimo corpo a gli altri mondi, chiamati astri, non meno che quelli appaiono a noi tante lampeggiante faci? Certo, che non chiami la terra un luminare grande o piccolo e che tali dichi essere il sole e la luna, è stato bene e veramente detto nel suo grado; perché dovea farsi intendere secondo le paroli e sentimenti comoni, e far come uno, che qual pazzo e stolto usa della  cognizione  e  sapienza.  Parlare  con  i  termini  de  la  verità  dove  non bisogna, è voler che il volgo e la sciocca moltitudine, dalla quale si richiede la  prattica,  abbia  il  particular  intendimento;  sarrebe  come  volere  che  la mano abbia l’occhio, la quale non è stata fatta dalla natura per vedere, ma per oprare e consentire a la vista. Cossì, benché intendesse la natura delle sustanze spirituali, a che fine dovea trattarne, se non quanto che alcune di quelle hanno affabilità e ministerio con gli uomini, quando si fanno ambasciatrici? Benché avesse saputo, che alla luna ed altri corpi mondani, che si veggono e che sono a noi invisibili, convenga tutto quel che conviene a questo nostro mondo, o, almeno, il simile, vi par che sarrebbe stato ufficio di legislatore di prenderse e donar questi impacci a’ popoli? Che ha da far la prattica delle nostre leggi e l’essercizio delle nostre virtù con quell’altri? Dove dunque gli uomini divini parlano presupponendo nelle cose naturali il senso comunmente ricevuto, non denno servire per autorità; ma più tosto dove parlano indifferentemente, e dove il volgo non ha risoluzione alcuna, in quello voglio che s’abbia riguardo alle paroli degli uomini divini, anco a gli entusiasmi di poeti, che con lume superiore ne han parlato; e non prendere per metafora quel che non è stato detto per metafora, e per il contrario prendere per vero quel che è stato detto per similitudine.
La Cena de le Ceneri di Giordano Bruno