lemma

[lèm-ma]
In sintesi
proposizione che si premette ad una tesi; teorema che serve di premessa ad un altro; voce di vocabolario o enciclopedia
← dal lat. mma ‘soggetto, componimento’, che è dal gr. lêmma ‘premessa, argomento’, deriv. di lambánein ‘prendere’.
1
Titolo o sommario di ciascun capitolo di un'opera scritta
2
FILOS Proposizione che ha funzione preliminare rispetto alla dimostrazione di una proposizione principale
3
LING Ognuna delle voci definite da un dizionario o da un'enciclopedia
4
MAT Teorema preliminare che si prende come certo al fine di facilitare la soluzione del teorema proposto

Citazioni
suo, che le ragazze bisogna si cerchino fortuna; e se ella avesse avuto giudizio come l’Adelina, a quest’ora forse andrebbe in carrozza per conto suo, invece di tenerci il marito a buscarsi da vivere. Tant’è, suo marito, quando vedeva passare l’Adele, dondolandosi come la mamma nel vestitino nero, sotto quelle occhiate che gridavano anch’esse: – Vettura? – non poteva frenarsi di far schioccare la frusta, a rischio di tirarsi addosso il cappellone di guardia lì vicino. Ma là! Bisognava masticare la briglia, che non s’era più poledri scapoli, e adattarsi al finimento che s’erano messi addosso, lui e la Ghita, la quale continuava a far figliuoli, che non pareva vero, e non si sapeva più come impiegarli. Il maggiore, nel treno militare, 1· reggimento, e sarebbe stato un bel pezzo di cocchiere. L’altro, stalliere della società degli omnibus. L’ultimo aveva voluto fare lo stampatore, perché aveva visto i ragazzi della tipografia, lì nella contrada, comprar le mele cotte a colazione, col berrettino di carta in testa. E infine una manata di ragazzine cenciose, che l’Adelina non permetteva le andassero dietro, e si vergognava se le incontrava per la strada. Voleva andar sola, lei, per le strade; tanto che un bel giorno spiccò il volo, e non tornò più in via della Stella. Al Bigio che si disperava e voleva correre col suo legno chissà dove, la Ghita ripeteva: – Che pretendi? L’Adelina era fatta per esser signora, cagna d’una miseria! Lei si consolava colla portinaia lì sotto, scaldandosi al braciere, o dal liquorista, dove andava a comprare di soppiatto un bicchierino sotto il grembiule. Ma il Bigio aveva un bel fermarsi a tutte le osterie, ché quando era acceso vedeva la figliuola in ogni coppia misteriosa che gli faceva segno di fermarsi, e ordinava soltanto – Gira! – lei voltandosi dall’altra parte, e tenendo il manicotto sul viso, – e quando incontrava un legno sui Bastioni, lemme lemme, colle tendine calate, e quando al veglione smontava una ragazza, che di nascosto non aveva altro che il viso, egli brontolava, qualunque fosse la mancia, e si guastava cogli avventori. Cagna miseria! come diceva la Ghita. Denari! tutto sta nei denari a questo mondo! Quelli che scarrozzavano colle tendine chiuse, quelli che facevano la posta alle ragazze dinanzi al caffè, quelli che si fregavan le mani, col naso rosso, uscendo dal Cova! c’era gente che spendeva cento lire, e più, al veglione, o al teatro; e delle signore che per coprirsi le spalle nude avevano bisogno di una pelliccia di mille lire, gli era stato detto; e quella fila di carroz-
Per le vie di Giovanni Verga