istoriare

[i-sto-rià-re]
In sintesi
ornare con raffigurazioni di storia, leggende
← deriv. di istoria; propr. ‘ornare con raffigurazioni di fatti storici’.
1
Ornare con figurazioni dipinte o scolpite tratte dalla storia o dalla leggenda: i. vasi con scene mitologiche; porte bronzee istoriate con scene della Passione; capitello istoriato
2
estens. Adornare con figurazioni fantastiche: i. una parete

Citazioni
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Giordano Bruno   La Cena de le Ceneri   Proemiale epistola � stiche befane, doi sogni, due ombre e due febbri quartane: del che, mentre si va crivellando il senso istoriale, e poi si gusta e mastica, si tirano a proposito topografie, altre geografice, altre raziocinali, altre morali; speculazioni ancora, altre metafisiche, altre matematiche, altre naturali. Argomento del primo dialogo. Onde vedrete nel primo dialogo proposti in campo doi suggetti con la raggion di nomi loro, se la vorrete capire; secondo, in grazia loro, celebrata la scala del numero binario; terzo, apportate le condizioni lodabili della ritrovata e riparata filosofia; quarto, mostrato di quante lodi sia capace il Copernico; quinto, postivi avanti gli frutti de la nolana filosofia, con la differenza tra questo e gli altri modi di filosofare. Argomento del secondo dialogo. Vedrete nel secondo dialogo: prima la causa originale de la cena; secondo, una descrizion di passi e di passaggi, che più poetica e tropologica, forse, che istoriale sarà da tutti giudicata; terzo, come confusamente si precipita in una topografia morale, dove par che, con gli occhi di Linceo quinci e quindi guardando (non troppo fermandosi) cosa per cosa, mentre fa il suo  camino,  oltre  che  contempla  le  gran  machine,  mi  par  che  non  sia minuzzaria, né petruccia, né sassetto, che non vi vada ad intoppare. Ed ciò fa giusto com’un pittore; al qual non basta far il semplice ritratto de l’istoria; ma anco, per empir il quadro, e conformarsi con l’arte a la natura, vi depinge de le pietre, di monti, de gli arbori, di fonti, di fiumi, di colline; e vi fa veder qua un regio palaggio, ivi una selva, là un straccio di cielo, in quel canto un mezo sol che nasce, e da passo in passo un ucello, un porco, un cervio, un asino, un cavallo: mentre basta di questo far veder una testa, di quello un corno, de l’altro un quarto di dietro, di costui l’orecchie, di colui l’intiera descrizione; questo con un gesto ed una mina, che non tiene quello e quell’altro, di sorte che con maggior satisfazione di chi remira e giudica viene ad istoriar, come dicono, la figura. Cossì, al proposito, leggete e vedrete quel che voglio dire. Ultimo, si conclude quel benedetto dialogo con l’esser gionto a la stanza, esser graziosamente accolto e cerimoniosamente assiso a tavola.
La Cena de le Ceneri di Giordano Bruno