istanza

[i-stàn-za]
In sintesi
domanda scritta; esigenza, aspirazione
← dal lat. instantĭa(m), deriv. di instāre ‘premere, fare istanza’.
1
Insistenza, perseveranza nel chiedere: domandare, supplicare con grande i. || Richiesta, domanda insistente: cedette alla sua i. || Per istanza di qualcuno, su richiesta di qualcuno
2
estens. Esigenza, bisogno, aspirazione urgente: istanze sociali, morali
3
DIR Domanda scritta che si rivolge a una pubblica autorità al fine di ottenerne l'intervento o l'attenzione: inoltrare, presentare un'i. al ministro, al prefetto; accogliere, respingere l'i. di qualcuno || Domanda di giudizio || Giudice, giudizio di prima istanza, di primo grado || Giudice, giudizio di seconda istanza, di secondo grado || Giudizio di terza, di ultima istanza, quello che spetta alla Corte di cassazione || estens. In ultima istanza, di deliberazione rimasta a lungo insoluta, risolta definitivamente per l'intervento di un qualsiasi organo
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FILOS Replica alla risposta data come obiezione SIN. confutazione

Citazioni
che tanti magnifici storiografi hanno elaborati intorno alla turrita Bologna dal Gozzadini al Cavazza, dal Malaguzzi-Valeri all’Ambrosini, dalla “gesta” (ora vedrai che cosa è gesta) dalla gesta di Luigi, Enrico, Ludovico, Carlo Frati alla pleiade della Deputazione di Storia Patria, nella quale basti citare un nome: Albano Sorbelli. Leggi, dunque, o paziente lettore, anche i cartellini, se pur tu non voglia leggere se non questi soli; e impara un poco, e invògliati d’imparar sempre più, della grande allorché l’impero romano si scisse nelle sue due funzioni, la politica e la sacerdotale; che cozzarono lunghi secoli per invadersi a vicenda e per reintegrarsi l’una nell’altra. LA CANZONE DEL CARROCCIO I. v. 21. Vedi l’elenco dei prigionieri della Fossalta in Lod. Frati, La prigionia del  Re  Enzo,  Bologna,  1902,  pagg.  90-114.  Nel  pallatio  novo  Comunis Bononiae col re era Dominus Comes Conradus, quello stesso che il I maggio del 1263 fu tolto e rimosso e posto in altro luogo, perché la sua compagnia era intollerabile e noiosa al re prigioniero. Era conte di Solimburgo, come ha il Ghirardacci nella sua Historia di Bologna. E in altre prigioni erano rattenuti altri tedeschi, tra cui un Brettoldus de Lostal o Bertoldus de Astal, ossia, come pare, Harstall, che riuscì a fuggire con altri nel 1253 (Savioli, Ann. Bol., III p. 1. pag. 268). I. v. 24. Era custodito anch’esso nell’Arengo nuovo (Frati, 91) e relaxatus est, a istanza del Papa. Si sa dove Dante lo mise, per il tradimento che poi fece a Manfredi (Inf. XXXII, 115 e segg.): Ei piange qui l’argento de’ Franceschi: - Io vidi - potrai dir - quel da Duera là dove i peccatori stanno freschi. I. v. 41. I bovi bianchi in Italia, dice Varrone (RR. II, 5, 10), non... frequentes. Più dei bianchi, e anche dei neri, erano numerosi i rossi (robeo, donde “roggio”, colore) e i gialli miele. I bianchi, che erano i più fiacchi al lavoro, si serbavano
Le canzoni di re Enzio di Giovanni Pascoli
ponente verso Genova, per seguirle in verso Proenza si ritornaro; e così la detta armata per male seguire il loro amiraglio, overo per sua difalta e mala condotta, quasi tutta si sbarattò e venne a niente; che se avessono seguita quella de’ Ciciliani e degli usciti di Genova, di certo s’avisava che sarebbono stati vincitori, però ch’erano più galee, e meglio armate. CXIV Di quello medesimo. L’armata de’ Ciciliani e degli usciti di Genova maestrevolemente e non sanza temenza partiti da Ischia, nel porto di Genova arrivaro a dì III di settembre MCCCXX, e con grande tumulto gridando ch’aveano sconfitti l’armata del re Ruberto per ispaventare que’ di Genova, assaliro la città da la parte del porto; e gli usciti e’ Lombardi ch’erano a l’assedio l’asalirono da la parte di terra da più parti. Quegli della città co la gente del re Ruberto con grande affanno di dì e di notte, e paura e con difalta e necessità di vittuaglia, francamente si difesono da più assalti e battaglie di mare e di terra, sì che i nimici non acquistarono niente. CXV Come i Fiorentini feciono tornare Castruccio da l’assedio di Genova. Nel detto anno MCCCXX Castruccio signore di Lucca con suo isforzo e coll’aiuto delle masnade de’ Pisani andò con grande oste verso Genova per la lega fatta per istrignere la città, e vincerla per forza e assedio coll’aiuto dell’armata di Cicilia per lo modo che detto è. I Fiorentini, sentendo cavalcato Castruccio, i loro soldati mandaro in sul contado di Lucca ne le contrade di Valdinievole guastando e ardendo, e tornando ad Altopascio. Castruccio ch’era presso a Genova, sentendo ciò, temendo che la città di Lucca per tradimento non gli si rubellasse, tornò in Lucca con tutta la sua oste. Sentendo ciò il capitano de la guerra de’ Fiorentini, co le masnade de’ soldati si ritrassono verso Fucecchio, e Castruccio con sua gente vigorosamente se ne venne a oste a Cappiano in su la Guisciana a petto a’ Fiorentini. Quivi per istanza di più mesi l’una oste di qua dal fiume, e l’altra di là, stettono a perdere tempo e a badaluccare con grande spendio, faccendo battifolli, fortezze, e ponti, e difici per gravare l’una oste l’altra, sanza avanzare neente 198 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Nuova cronica - Volume 2 (Libri IX-XI) di GiovanniVillani