inusitato

[i-nu-ʃi-tà-to]
In sintesi
insolito, fuori dal normale
← dal lat. inusitātu(m), comp. di ĭn- ‘in-’ e usitātus ‘usato, consueto’.
agg.

Non usato con frequenza; non comune nell'uso: espressioni inusitate da noi; i' sento in mezzo l'alma / una dolcezza inusitata e nova (Petrarca) SIN. insolito, inconsueto CONT. abituale, consueto

Citazioni
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Q Ippolito Nievo    Le Confessioni di un italiano    Capitolo ventesimoprimo inusitati guadagni; e Spiro non faceva altro che lodarmi pel grande aiuto che così recava a lui ed all’indipendenza della Grecia. Il commercio almeno per gli scambi locali aveva ripreso un andamento naturale e ritrovato a poco a poco il suo sfogo ragionevole nella gran valle del Po. Ma io non voglio farmi merito di cotali successivi allargamenti: come il manovale che si gloriasse della bella architettura d’un palazzo per averne egli gettato la prima pietra. Si generano le grandi imprese come i grandi figliuoli, più per piacere proprio del momento che per diretta intenzione. Io peraltro qualche intenzione ce l’ebbi, e perciò mi do vanto di aver cooperato primo al qualunque siasi risorgimento del commercio veneziano. Sibbene tutte queste magnificenze avvennero in seguito, e mi tocca ora recedere ai primi mesi quando esse non mi vagolavano pel capo che come lontane e forse infondate lusinghe. Donato, il mio secondogenito, si adattava facilmente ad aiutarmi nella nuova professione di commerciante; e benché ragazzo affatto, per una sua acutezza mirabile d’ingegno mi giovava assaissimo. Egli era un pazzerello così godibile, che quando mi si oscurava l’anima di melanconia non aveva che a rivolgermi a lui per esser rischiarato. Teneva ottima compagnia a sua madre; e frequentava molto con lei la casa del conte Rinaldo di Fratta, ove dopo la morte del Navagero si era ridotta anche la reverenda Clara. Il Conte era ancora registratore della Ragioneria del Governo a un ducato al giorno, e non viveva che nell’ufficio e nelle biblioteche; ma la Clara, avendo serbati i suoi vincoli d’amicizia colle sorelle smonacate di Santa Teresa, gli avea tirato in casa buon numero di visitatrici. A poco a poco intorno a quel primo nocciuolo s’erano appostati altri elementi di società: patrizi di vecchio o nuovo conio, per la maggior parte persone che rimpiangevano in fondo l’antico ordine di cose, e lodavano e facevano lor pro’ delle presenti per non esser costretti alle fatiche, e condannati all’inedia di nuove rivoluzioni. Donato osservava quegli stampi originalissimi, e sapeva metterli in burla con qualche scontento di sua madre; io invece me ne consolava vedendo che soltanto a ragione di lei si piegava a trovarsi quasi tutti i giorni con quelle mummie, e che non ne avrebbe mai imparato le sucide massime e la meschina ipocrisia. L’Aquilina dal canto suo stringeva ogni giorno più le sue relazioni colla signora Clara, perché, diceva ella, non si sapeva mai dove potesse condurci qualche mia ragazzata. Sopra questa o simile parola nascevano per consueto i gran diverbi; ma io non vi badava più che tanto, e sapendo che
Le Confessioni di un italiano - Parte II di Ippolito Nievo
erano spinti, il rifugio loro era dietro alle legioni. Chi altrimenti ne fa conto, non la intende bene, e fidasi sopra una cosa che facilmente lo può ingannare. E se il Turco, mediante l’artiglieria, contro al Sofi ed il Soldano ha avuto vittoria, è nato non per altra virtù di quella che per lo spavento che lo inusitato romore messe nella cavalleria loro. Conchiuggo pertanto, venendo al fine di questo discorso, l’artiglieria essere utile in uno esercito quando vi sia mescolata l’antica virtù; ma, sanza quella, contro a uno esercito virtuoso è inutilissima. XVIII Come per l’autorità de’ Romani, e per lo esemplo della antica milizia, si debba stimare più le fanterie che i cavagli. È si può per molte ragioni e per molti esempli dimostrare chiaramente, quanto i Romani in tutte le militari azioni estimassono più la milizia a piede che a cavallo, e sopra quella fondassino tutti i disegni delle forze loro: come si vede per molti esempli, ed infra gli altri, quando si azzuffarono con i Latini appresso al lago Regillo; dove essendo già inclinato lo esercito romano, per soccorrere ai suoi, fecero discendere, degli uomini a cavallo, a piede, e per quella via, rinnovata la zuffa, ebbono la vittoria. Dove si vede manifestamente, i Romani avere più confidato in loro sendo a piede, che mantenendoli a cavallo. Questo medesimo termine usarono in molte altre zuffe, e sempre lo trovarono ottimo rimedio alli loro pericoli. Né si opponga a questo la opinione d’Annibale, il quale, veggendo in la giornata di Canne che i Consoli avevano fatto discendere a piè li loro cavalieri, facendosi beffe di simile partito, disse: “Quam mallem vinctos mihi traderent equites!”, cioè: — Io arei più caro che me gli dessino legati —. La quale opinione, ancoraché la sia stata in bocca d’un uomo eccellentissimo, nondimanco, se si ha ad ire dietro alla autorità, si debbe più credere a una Republica romana, e a tanti capitani eccellentissimi che furono in quella, che a uno solo Annibale. Ancoraché, sanza le autorità, ce ne sia ragioni manifeste: perché l’uomo a piede può andare in di molti luoghi, dove non può andare il cavallo; puossi insegnarli servare l’ordine, e, turbato che fussi, come e’ lo abbia a riassumere: a’ cavagli è difficile fare servare l’ordine, ed impossibile, turbati che sono, riordinargli. Oltre a questo, si truova, come negli uomini, de’ cavagli che hanno poco animo, e di quegli che ne hanno
Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio di Niccolo Machiavelli
Tutto avresti in Davìd. Ma, non è teco quel David, no: dal tuo cospetto in bando tu il cacciavi, tu spento lo volevi... David, tuo figlio; l’opra tua più bella; docil, modesto, più che lampo ratto nell’obbedirti; ed in amarti caldo, più che i propri tuoi figli. Ah! padre, lascia... Il pianto (oimè!) su gli occhi stammi? al pianto inusitato, or chi mi sforza?... Asciutto lasciate il ciglio mio.    Meglio sarebbe ritrarti, o re, nel padiglione. In breve presta a pugnar la tua schierata possa io mostrerotti. Or vieni; e te convinci, che nulla è in David...
Saul di Vittorio Alfieri