inerte

[i-nèr-te]
In sintesi
che manca di attività, di energia; inattivo, inoperoso
← dal lat. inĕrte(m), comp. di ĭn- ‘in-’ e un deriv. di ărs ărtis ‘arte, occupazione’.
1
Che non agisce, non opera, non lavora: se ne sta i. a guardare; una persona pigra, i. SIN. inattivo, inoperoso CONT. alacre, solerte
2
estens. Immobile: i corpi inerti degli uccisi || Privo di mobilità: la paralisi gli ha lasciato il braccio i. || fig. Cuore inerte, insensibile agli affetti || Essere un peso inerte, non essere di alcun aiuto, ma piuttosto di impedimento agli altri
3
CHIM Di elemento che non reagisce, che rimane inattivo nei processi chimici: gas inerti
4
EDIL Materiali inerti, componenti litici del calcestruzzo, inattivi e usati per dare consistenza a vari prodotti
5
FIS Che è in stato di inerzia: corpo i.
6
MED Di organo, colpito da inerzia

Citazioni
– Se mi attende vengo con lei. Lusingato, Alfonso attese. Macario, sempre molto allegro, stringendole la mano, disse ad Annetta: – Un’altra volta, cara cugina, non dubitarne, preciserò le mie critiche! In tono scherzoso ma superbamente, Annetta rispose: – Non me ne importa; se c’è da correggersi, troverò il modo di correggermi da sola. Ella porse la mano anche ad Alfonso; le due mani si toccarono ambedue inerti e ricaddero. Vedendola impallidire, Alfonso fu spaventato, ma dopo si sentì soddisfatto di aver trovato il modo di dimostrare anche lui la sua indifferenza. Sulla via i due uomini si fermarono. – Ella va per di là? – chiese Macario accennando verso il mare. – No, – rispose Alfonso, – veramente verso il Corso. – Mi faccia il piacere di accompagnarmi per un pezzetto. Si abbottonava lentamente la pelliccia mentre Alfonso con un brivido cacciava le mani nelle tasche del suo cappottuccio. Senz’attendere risposta al suo invito, Macario si diresse lentamente verso la riva. – Ella vede mia cugina per la prima volta? – e udita la risposta affermativa di Alfonso: – e per l’ultima, eh? – chiese con un risolino che nell’oscurità suppliva perfettamente al suo gesto abituale. Alfonso credette di dar prova di grande coraggio rispondendo con franchezza: – Sì! lo spero! – Ma non vale la pena di adirarsi per capricci di donne; mia cugina è una sciocca. – Non mi pare! – rispose Alfonso con voce commossa. Era chiaro che a Macario importava di diminuire in Alfonso la cattiva impressione prodotta in lui dal contegno di Annetta. – Sa perché è stato trattato con tanta freddezza? Un impiegato di mio zio, non appena presentato, s’è messo a fare la corte ad Annetta. Pare che si sia anche vantato di venire corrisposto, così che mio zio lo riseppe e si divertì per qualche tempo a deridere la figliuola. Non era uno sciocco quell’impiegato, un moretto dai capelli corti e crespi. Annetta non ne volle più sapere d’impiegati, perché ella procede sempre per massime generali. Erano giunti alla riva. Dal mare agitato giungeva il romore delle onde
Una vita di Italo Svevo
to. Stese l’argomento nel minimo spazio possibile: “Un giovane nobile impoverito viene a cercare fortuna in città... perseguitato dal principale e dai compagni... amato da costoro perché con atto intelligente salva la casa da grossa perdita... sposa la figlia del principale.” L’argomento in se non era originale di molto, ma quello che più gli dispiacque fu la chiusa del romanzo che da Annetta non era stata neppure proposta per quanto naturalmente derivasse dalle premesse. Quel matrimonio poteva sembrare una proposta e allarmare Annetta rendendolo sospetto di scopi simili a quelli del loro eroe. S’accorse inoltre, allorché ebbe la penna in mano, che non sapeva per bene che cosa veramente Annetta volesse. S’erano ambidue accontentati di mezze parole, egli perché nella sua felicità non s’era rammentato della cosa insignificante ch’era il romanzo, Annetta forse perché tanto inesperta da noi, sapere tutto quello che occorreva per fare un romanzo. Si rivolse a Macario pregandolo di comunicare i suoi dubbi ad Annetta. Macario aveva l’accesso libero in casa Maller e poteva parlare con lei prima del mercoledì. Ma Macario parve ne avesse poca voglia. Non celò la sua sorpresa all’udire della loro intenzione di fare un romanzo in collaborazione. Quantunque Alfonso si fosse già moderato, avesse compreso che non era dignitoso di dimostrare troppa gioia e gli sembrasse anche che gli era riuscito di apparire molto freddo, Macario lo guardò con un cattivo sorriso ironico dicendogli: – Le mie congratulazioni! Alfonso accompagnò Macario al suo ufficio. Macario sembrava molto distratto e quando egli gli disse con serietà che si sentiva onorato dalla proposta di Annetta e che voleva corrispondere a tanta fiducia con un lavoro continuo e accurato, Macario si coprì la bocca con la mano come se avesse avuto da celare uno sbadiglio. Alfonso era abbastanza buon osservatore per non credere a quello sbadiglio; aveva veduto sotto la mano la bocca aperta ma inerte, non contratta dal movimento istintivo. Macario era geloso! Tanto la distrazione quanto lo sbadiglio erano affettati, intesi a nascondere un’ira, un dolore. Alfonso continuò a parlare col medesimo calore perché quando s’accorgeva di qualche cosa che gli si voleva nascondere, sua prima cura era di dissimulare d’essersene accorto. – Mi faccia il piacere di dire alla signorina Annetta ch’io sono disposto a cominciare subito il lavoro, ma che mi occorrerebbe di sapere un poco più precisamente quello che ho da fare.
Una vita di Italo Svevo
– Se mi attende vengo con lei. Lusingato, Alfonso attese. Macario, sempre molto allegro, stringendole la mano, disse ad Annetta: – Un’altra volta, cara cugina, non dubitarne, preciserò le mie critiche! In tono scherzoso ma superbamente, Annetta rispose: – Non me ne importa; se c’è da correggersi, troverò il modo di correggermi da sola. Ella porse la mano anche ad Alfonso; le due mani si toccarono ambedue inerti e ricaddero. Vedendola impallidire, Alfonso fu spaventato, ma dopo si sentì soddisfatto di aver trovato il modo di dimostrare anche lui la sua indifferenza. Sulla via i due uomini si fermarono. – Ella va per di là? – chiese Macario accennando verso il mare. – No, – rispose Alfonso, – veramente verso il Corso. – Mi faccia il piacere di accompagnarmi per un pezzetto. Si abbottonava lentamente la pelliccia mentre Alfonso con un brivido cacciava le mani nelle tasche del suo cappottuccio. Senz’attendere risposta al suo invito, Macario si diresse lentamente verso la riva. – Ella vede mia cugina per la prima volta? – e udita la risposta affermativa di Alfonso: – e per l’ultima, eh? – chiese con un risolino che nell’oscurità suppliva perfettamente al suo gesto abituale. Alfonso credette di dar prova di grande coraggio rispondendo con franchezza: – Sì! lo spero! – Ma non vale la pena di adirarsi per capricci di donne; mia cugina è una sciocca. – Non mi pare! – rispose Alfonso con voce commossa. Era chiaro che a Macario importava di diminuire in Alfonso la cattiva impressione prodotta in lui dal contegno di Annetta. – Sa perché è stato trattato con tanta freddezza? Un impiegato di mio zio, non appena presentato, s’è messo a fare la corte ad Annetta. Pare che si sia anche vantato di venire corrisposto, così che mio zio lo riseppe e si divertì per qualche tempo a deridere la figliuola. Non era uno sciocco quell’impiegato, un moretto dai capelli corti e crespi. Annetta non ne volle più sapere d’impiegati, perché ella procede sempre per massime generali. Erano giunti alla riva. Dal mare agitato giungeva il romore delle onde
Una vita di Italo Svevo
to. Stese l’argomento nel minimo spazio possibile: “Un giovane nobile impoverito viene a cercare fortuna in città... perseguitato dal principale e dai compagni... amato da costoro perché con atto intelligente salva la casa da grossa perdita... sposa la figlia del principale.” L’argomento in se non era originale di molto, ma quello che più gli dispiacque fu la chiusa del romanzo che da Annetta non era stata neppure proposta per quanto naturalmente derivasse dalle premesse. Quel matrimonio poteva sembrare una proposta e allarmare Annetta rendendolo sospetto di scopi simili a quelli del loro eroe. S’accorse inoltre, allorché ebbe la penna in mano, che non sapeva per bene che cosa veramente Annetta volesse. S’erano ambidue accontentati di mezze parole, egli perché nella sua felicità non s’era rammentato della cosa insignificante ch’era il romanzo, Annetta forse perché tanto inesperta da noi, sapere tutto quello che occorreva per fare un romanzo. Si rivolse a Macario pregandolo di comunicare i suoi dubbi ad Annetta. Macario aveva l’accesso libero in casa Maller e poteva parlare con lei prima del mercoledì. Ma Macario parve ne avesse poca voglia. Non celò la sua sorpresa all’udire della loro intenzione di fare un romanzo in collaborazione. Quantunque Alfonso si fosse già moderato, avesse compreso che non era dignitoso di dimostrare troppa gioia e gli sembrasse anche che gli era riuscito di apparire molto freddo, Macario lo guardò con un cattivo sorriso ironico dicendogli: – Le mie congratulazioni! Alfonso accompagnò Macario al suo ufficio. Macario sembrava molto distratto e quando egli gli disse con serietà che si sentiva onorato dalla proposta di Annetta e che voleva corrispondere a tanta fiducia con un lavoro continuo e accurato, Macario si coprì la bocca con la mano come se avesse avuto da celare uno sbadiglio. Alfonso era abbastanza buon osservatore per non credere a quello sbadiglio; aveva veduto sotto la mano la bocca aperta ma inerte, non contratta dal movimento istintivo. Macario era geloso! Tanto la distrazione quanto lo sbadiglio erano affettati, intesi a nascondere un’ira, un dolore. Alfonso continuò a parlare col medesimo calore perché quando s’accorgeva di qualche cosa che gli si voleva nascondere, sua prima cura era di dissimulare d’essersene accorto. – Mi faccia il piacere di dire alla signorina Annetta ch’io sono disposto a cominciare subito il lavoro, ma che mi occorrerebbe di sapere un poco più precisamente quello che ho da fare.
Una vita di Italo Svevo