inenarrabile

[i-ne-nar-rà-bi-le]
In sintesi
che non può essere narrato
← dal lat. inenarrabĭle(m), comp. di ĭn- ‘in-’ ed enarrabĭlis, deriv. di enarrāre ‘narrare, raccontare minutamente’.
agg.
(pl. -li)

Che non può essere narrato, raccontato: inenarrabili gioie; strazio, patimento i. || enf. Bellissimo, meraviglioso: paesaggio d'i. bellezza SIN. indescrivibile, inesprimibile

Citazioni
Mi sedetti colà su la fontana Pensoso di cessar dentro quell’acque La speme e il dolor mio. Poscia, per cieco 110 Malor, condotto della vita in forse, Piansi la bella giovanezza, e il fiore De’ miei poveri dì, che sì per tempo Cadeva: e spesso all’ore tarde, assiso Sul conscio letto, dolorosamente 115 Alla fioca lucerna poetando, Lamentai co’ silenzi e con la notte Il fuggitivo spirto, ed a me stesso In sul languir cantai funereo canto. Chi rimembrar vi può senza sospiri, 120 O primo entrar di giovinezza, o giorni Vezzosi, inenarrabili, allor quando Al rapito mortal primieramente Sorridon le donzelle; a gara intorno Ogni cosa sorride; invidia tace, 125 Non desta ancora ovver benigna; e quasi (inusitata maraviglia!) il mondo La destra soccorrevole gli porge, Scusa gli errori suoi, festeggia il novo Suo venir nella vita, ed inchinando 130 Mostra che per signor l’accolga e chiami? Fugaci giorni! a somigliar d’un lampo Son dileguati. E qual mortale ignaro Di sventura esser può, se a lui già scorsa Quella vaga stagion, se il suo buon tempo, 135 Se giovanezza, ahi giovanezza, è spenta? O Nerina! e di te forse non odo Questi luoghi parlar? caduta forse Dal mio pensier sei tu? Dove sei gita, Che qui sola di te la ricordanza 140 Trovo, dolcezza mia? Più non ti vede Questa Terra natal: quella finestra,
Canti di Giacomo Leopardi
Mi sedetti colà su la fontana Pensoso di cessar dentro quell’acque La speme e il dolor mio. Poscia, per cieco 110 Malor, condotto della vita in forse, Piansi la bella giovanezza, e il fiore De’ miei poveri dì, che sì per tempo Cadeva: e spesso all’ore tarde, assiso Sul conscio letto, dolorosamente 115 Alla fioca lucerna poetando, Lamentai co’ silenzi e con la notte Il fuggitivo spirto, ed a me stesso In sul languir cantai funereo canto. Chi rimembrar vi può senza sospiri, 120 O primo entrar di giovinezza, o giorni Vezzosi, inenarrabili, allor quando Al rapito mortal primieramente Sorridon le donzelle; a gara intorno Ogni cosa sorride; invidia tace, 125 Non desta ancora ovver benigna; e quasi (inusitata maraviglia!) il mondo La destra soccorrevole gli porge, Scusa gli errori suoi, festeggia il novo Suo venir nella vita, ed inchinando 130 Mostra che per signor l’accolga e chiami? Fugaci giorni! a somigliar d’un lampo Son dileguati. E qual mortale ignaro Di sventura esser può, se a lui già scorsa Quella vaga stagion, se il suo buon tempo, 135 Se giovanezza, ahi giovanezza, è spenta? O Nerina! e di te forse non odo Questi luoghi parlar? caduta forse Dal mio pensier sei tu? Dove sei gita, Che qui sola di te la ricordanza 140 Trovo, dolcezza mia? Più non ti vede Questa Terra natal: quella finestra,
Canti di Giacomo Leopardi