illibato

[il-li-bà-to]
In sintesi
integro, puro
agg.

Integro, puro, intatto: una ragazza illibata

Citazioni
noti i motivi, dai quali è derivata in me una tale lusinga. Primieramente è rimarcabile essere io allevata in un luogo, ove per ragion del commercio non vi è certa rigorosa distinzione degli ordini, ma tutte le persone oneste e civili si trattano a vicenda, e si conversano senza riserve; onde non è temerità l’aver io sperato, con qualche maggior difficoltà poter essere ammessa fra le dame di questa città. Di ciò per altro mi sarei facilmente disingannata, se da persone illibate, e sincere fossi stata meglio istruita, e delle vostre leggi avvertita. Quello, che dalla legge è proibito, non si può col denaro ottenere; quello che si può ottenere col denaro, non si deve credere direttamente  opposto  alla  legge.  Onde  se  mi  fu  esibito  a  contanti  l’onor  della vostra conversazione, son compatibile, se ho creduto aver anch’io il diritto di potervi aspirare. Parlo senza arcani, mi levo la maschera, e a chi duole suo danno. La Contessa Beatrice con cento doppie mi ha venduta la sua mediazione, e a questo prezzo mi ha assicurato l’accesso alla conversazione delle dame. O ella mi ha ingannato, o voi le avete fatta un’ingiuria. Nel primo caso, siate voi stesse giudici della mia ragione; nel secondo pensi la Contessa Beatrice a risentirsi con voi, e a giustificarsi con me. Io non voglio altro né da lei, né da voi. Bastami avervi fatto noto, che non sono né pazza, né debole, né presontuosa. Il carrozzino mi aspetta, mi sollecita mio consorte, torno alla patria, e porterò colà la memoria delle vostre grazie, e della mia disavventura; anzi in ricompensa della bontà, che ora avete dimostrata per  me,  permettetemi  che  vi  avvertisca,  che  piú  di  quello  avesse  potuto pregiudicare al decoro vostro la mia bassezza, deturpa il vostro carattere, e la vostra società una dama ingannatrice, e venale. Scena 13 Beatrice Eleonora Beatrice Eleonora Beatrice Eleonora Beatrice A me questo? Temeraria, a me questo? Fermatevi, Contessa Beatrice, non inveite contro di essa, senza prima giustificarvi. Avete voi avuto le cento doppie? Le cento doppie le ho vinte per una scommessa. E che cosa avete scommesso? Cadde la scommessa sull’ora del mezzogiorno. Eh, che non si scommettono cento doppie per queste freddure! Se le aveste perse, come le avereste pagate? Se nol credete, chiedetelo al Conte Lelio.
Le Femmine puntigliose di Carlo Goldoni
maniere. Ma ritrovandosi già oltre l’anno sessagesimo di sua età, ancorché fosse vegeto e robusto, tuttavia quello strapazzo continuo, non badando egli né a rigor di stagione né ad altro, fe’ sì che riscaldatosi un giorno oltre modo in quella sua periodica visita che mi faceva, si prese una puntura di cui in pochi giorni morì. Io non compiva allora per anco il primo anno della mia vita. Rimase mia madre incinta di un altro figlio maschio, il quale morì poi nella sua prima età. Le restavano dunque un maschio e una femmina di mio padre, e due femmine ed un maschio del di lei primo marito, marchese di Cacherano. Ma essa, benché vedova due volte, trovandosi pure assai giovine ancora, passò alle terze nozze col cavaliere Giacinto Alfieri di Magliano,  cadetto  di  una  casa  dello  stesso  nome  della  mia,  ma  di  altro ramo. Questo cavalier Giacinto, per la morte poi del di lui primogenito che non  lasciò  figli,  divenne  col  tempo  erede  di  tutto  il  suo,  e  si  ritrovò agiatissimo.  La  mia  ottima  madre  trovò  una  perfetta  felicità  con  questo cavalier Giacinto, che era di età all’incirca alla sua, di bellissimo aspetto,di signorili ed illibati costumi; onde ella visse in una beatissima ed esemplare unione con lui; e ancora dura, mentre io sto scrivendo questa mia vita in età di anni quarantuno. Onde da più di trentasette anni vivono questi due coniugi vivo esempio di ogni virtù domestica, amati, rispettati, e ammirati da  tutti  i  loro  concittadini;  e  massimamente  mia  madre,  per  la  sua ardentissima eroica pietà con cui si è assolutamente consecrata al sollievo e servizio dei poveri. Ella ha successivamente in questo decorso di tempo perduti e il primo maschio del primo marito e la seconda femmina; così pure i due soli maschi del terzo onde nella sua ultima età io solo di maschi le rimango; e per le fatali mie circostanze non posso star presso lei; cosa di cui mi rammarico spessissimo; ma assai più mi dorrebbe, ed a nessun conto ne vorrei stare continuamente lontano, se non fossi ben certo ch’ella e nel suo forte e sublime carattere, e nella sua vera pietà ha ritrovato un amplissimo compenso a questa sua privazione dei figli. Mi si perdoni questa forse inutile digressione, in favor d’una madre stimabilissima. Capitolo secondo Reminiscenze dell’infanzia. Ripigliando dunque a parlare della mia primissima età, dico che di quella stupida vegetazione infantile non mi è rimasta altra memoria se non quella d’uno zio paterno, il quale avendo io tre in quattr’anni mi facea por
Vita di Vittorio Alfieri