gozzoviglia

[goz-zo-vì-glia]
In sintesi
abbondante mangiata; bisboccia
← dal lat. orgĭa, neutro pl., che è dal gr. órghia ‘riti misterici’, connesso con orgân ‘provare desiderio, ardore’ (cfr. orgasmo).
s.f.
(pl. -glie)

Convito in cui si mangia e si beve esageratamente e con gran baldoria: fare g.; consumare, dissipare tutto il proprio patrimonio in gozzoviglie SIN. crapula, bagordo

Citazioni
Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami? E non si potrà tenere il conto degli anni. Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo, e non misurando l’età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non istaremo aspettando la morte di giorno in giorno. Ma come sono andati a mancare quei monelli? Parte guerreggiando tra loro, parte navigando, parte mangiandosi l’un l’altro, parte ammazzandosi non pochi di propria mano, parte infracidando nell’ozio, parte stillandosi il cervello sui libri, parte gozzovigliando, e disordinando in mille cose; in fine studiando tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male. A ogni modo, io non mi so dare ad intendere che tutta una specie di animali si possa perdere di pianta, come tu dici. Tu che sei maestro in geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di bestie si trovarono anticamente che oggi non si trovano, salvo pochi ossami impietriti. E certo che quelle povere creature non adoperarono niuno di tanti artifizi che, come io ti diceva, hanno usato gli uomini per andare in perdizione. Sia come tu dici. Ben avrei caro che uno o due di quella ciurmaglia risuscitassero, e sapere quello che penserebbero vedendo che le altre cose, benché sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che tutto il mondo fosse fatto e mantenuto per loro soli. E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti. Tu folleggi veramente, se parli sul sodo. Perché? io parlo bene sul sodo. Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo è fatto per gli gnomi? Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa è la più bella che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, il mare, le campagne?
Operette morali di Giacomo Leopardi
basse nel castello un piglio officiale di prudenza, fuori poi non si stancava dal pizzicare  con  ogni  accorgimento  Germano,  per  sapere  quanta  verità  si ascondesse in quelle minacciose amplificazioni. Una sera che il portinaio avea bevuto oltre il dovere, lo tirò tanto in lingua che uscì affatto dai gangheri, e cantò e gridò su tutti i toni che il signor castellano di Venchieredo la mettesse via, se no egli, povero spazzaturaio, avrebbe messo fuori certe storie vecchie che gli avrebbero dato la mala pasqua. Fulgenzio non chiedeva forse di più. Egli si studiò allora di divertire il discorso da quella faccenda, tantoché le parole del cionco o non fecero caso o le parvero mattie da ubbriacone. Egli poi si ritrasse a casa a recitar il rosario colla  moglie  ed  i  bimbi.  Ma  il  giorno  seguente,  essendo  mercato  a Portogruaro, vi andò di buon mattino, e ne tornò più tardi del solito. Fu veduto anche colà entrare dal Vice-capitano di giustizia; ma essendo egli, come dissi, un mezzo scriba di cancelleria, non se ne fecero le maraviglie. Il fatto sta che otto giorni dopo, quando appunto s’erano incominciate colla Curia le pratiche per mandar il Cappellano a respirar l’aria montanina, la cancelleria di Fratta ricevette da Venezia ordine preciso e formale di desistere da ogni atto ulteriore, e di istituire invece un processo inquisitorio e segreto sulla persona di mastro Germano, intorno a certe rivelazioni importantissime alla Signoria ch’egli poteva e doveva fare sulla vita passata dell’illustrissimo signor giurisdicente di Venchieredo. Un aereolito che piombasse dalla luna ad interrompere le gaie gozzoviglie d’una brigata di buontemponi non avrebbe recato più stupore e sgomento di quel decreto. Il Conte e il Cancelliere perdettero la bussola e si sentirono mancar sotto la terra: e siccome nel primo sbigottimento non avean pensato a rinchiudersi nel riserbo abituale, così la paura della Contessa e di Monsignore e la gioia del resto della famiglia dimostrata per mille modi a quell’annunzio, peggiorarono di tre doppi lo stato deplorabile del loro animo. Pur troppo la posizione era critica. Da un lato la vicina e provata oltracotanza d’un feudatario, avvezzo a farsi beffe d’ogni legge divina ed umana; dall’altro l’imperiosa inesorabile arcana giustizia dell’Inquisizione veneziana: qui i pericoli di una vendetta subitanea e feroce, là lo spauracchio d’un castigo segreto, terribile, immanchevole: a destra una visione paurosa di buli armati fino ai denti, di tromboni appostati dietro le siepi; a sinistra un apparimento sinistro di Messer Grande, di pozzi profondi, di piombi infocati, di corde, di tanaglie e di mannaie. I due illustri magistrati ebbero le vertigini
Le Confessioni di un italiano - Parte I di Ippolito Nievo