galoppino

[ga-lop-pì-no]
In sintesi
chi si presta a fare servizi per conto di altri
← dal fr. galopin, deriv. di galoper ‘galoppare’ (in origine, nome di un personaggio che nelle chansons de gestes aveva i compiti di messo).
1
Chi tutto il giorno si affanna a correre per sbrigare commissioni per conto di altri: fare il g. di qualcuno; è il g. dell'onorevole || Galoppino elettorale, chi fa propaganda, nel periodo delle elezioni, per un partito politico o per un candidato
2
MECC In una cinghia di trasmissione, rullo di guida che consente di modificarne la direzione e regolarne la tensione || In un albero con due ingranaggi del cambio di velocità, strumento che scorre dall'una all'altra posizione

Citazioni
to un bollettino con l’iscrizione in lettere lapidarie: Contabilità; poi, delle altre due porte l’una ebbe il bollettino:  Cassa e l’altra fu addobbata dalla designazione tanto inglese di Privato. Anche Guido aveva studiato il commercio in Inghilterra e ne aveva riportate delle nozioni utili. La Cassa fu, come di dovere, fornita di una magnifica cassa di ferro e del cancello tradizionale. La nostra stanza Privata divenne una camera di lusso splendidamente tappezzata di un colore bruno velluto e fornita delle due scrivanie, di un sofà e di varie comodissime poltrone. Poi venne l’acquisto dei libri e dei vari utensili. Qui la mia parte di direttore fu indiscussa. Io ordinavo e le cose arrivavano. Invero avrei preferito di non essere seguito tanto prontamente, ma era mio dovere di dire tutte le cose che occorrevano in un ufficio. Allora credetti di scoprire la grande differenza che c’era fra me e Guido. Quanto sapevo io, mi serviva per parlare e a lui per agire. Quad’egli arrivava a sapere quello che sapevo io e non più, lui comperava. E’ vero che talvolta in commercio fu ben deciso a non far nulla, cioè a non comperare né vendere, ma anche questa mi parte una risoluzione di persona che crede di sapere molto. Io sarei stato più dubbioso anche nell’inerzia. In quegli acquisti fui molto prudente. Corsi dall’Olivi a prendere le misure per i copialettere e per i libri di contabilità. Poi il giovine Olivi m’aiutò ad aprire i libri e mi spiegò anche una volta la contabilità a partita doppia, tutta roba non difficile, ma che si dimentica tanto facilmente. Quando si sarebbe arrivati al bilancio, egli m’avrebbe spiegato anche quello. Non sapevamo ancora quello che avremmo fatto in quell’ufficio (adesso so che neppure Guido allora lo sapeva) e si discuteva di tutta la nostra organizzazione. Ricordo che per giorni si parlò dove avremmo messi gli altri impiegati se di essi avessimo avuto bisogno. Guido suggeriva di metterne quanti potessero capirvi nella Cassa. Ma il piccolo Luciano, l’unico nostro impiegato per il momento, dichiarava che là dove c’era la cassa, non potessero esserci altre persone fuori di quelle addette alla cassa stessa. Era ben dura di dover accettare delle lezioni dal nostro galoppino! Io ebbi un’ispirazione: – A me sembra di ricordare che in Inghilterra si paghi tutto con assegni. Era una cosa che m’era stata detta a Trieste. – Bravo! – disse Guido. – Anch’io lo ricordo ora. Curioso che l’avevo dimenticato! Si mise a spiegare a Luciano in lungo e in largo come non si usasse più di
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