filologia

[fi-lo-lo-gì-a]
In sintesi
scienza della lingua, studio dei testi letterari
← dal lat. philologĭa(m), dal gr. philologhía, comp. di philo- ‘filo-’ e -loghia ‘-logia’; propr. ‘amore per le lettere’.
1
Disciplina che ha come oggetto la lingua e la letteratura di un popolo o di un gruppo di popoli studiate attraverso i testi scritti: f. germanica, romanza, ispanica, baltica
2
Complesso delle discipline che hanno come scopo la ricostruzione dei testi letterari e la loro corretta interpretazione critica e storica
3
Insieme degli studi e degli studiosi di filologia di un determinato periodo storico o di un determinato paese: la f. ottocentesca; la f. francese, italiana, spagnola

Citazioni
Schifi già i bamboli cascar di sonno Io veggo; e torpido nel gran lavoro Non canto e prèdico l’età de l’oro. Chi dunque, indocile talpa infingarda, 100 Chi dal neofito furor mi guarda? Gl’innocentissimi Nando e Poldino, Che già l’immerito sermon latino Stroppiaro in distici per nozze auguste, Oggi rosseggiano come aliguste; 105 E l’eucaristico inno a Pio nono Con lezion varia lusinga il trono Di re Vittorio, da poi che aprile A qualche anonimo spirto civile Squagliò la gelida crosta, e, spavento!, 110 Il prete attonito, nel sacramento Lavando al pargolo le nuove chiome, Sentiva d’Italo bociarsi il nome. O infelicissimo libro, o sfatato, O in man purissime mal capitato! 115 Crollando il rigido frigio berretto Fatto su ‘l modulo che diè il prefetto, Ei con iscandalo ti buttan là, Come retrograda suipsità. Rìzzati e vàttene, ché il galateo 120 Non è neofito. Ma, se ad un reo Fucci filologo fia che t’abbatta Rimpiallacciatosi da Guccio Imbratta, Che vomitarono le sagrestie De’ galantuomini su per le vie, 125 Che ne le tuniche di pergamena Tra la medicea ferrea catena Tremano i codici quand’ei li guata 8 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Juvenilia di Giosue Carducci
160 Redasse l’anima del Maramaldo. Fuggi, o mio povero libro da bene, Il ceffo orribile, le mani oscene, L’invidia rabida d’ogni opra buona Che tutta gli agita la rea persona. 165 Fuggi... No: sorgigli diritto in faccia, La mia ripetigli vecchia minaccia, Con fronte impavida, con voce intiera: Fucci filologo, frusta e galera. Poi, se la fulgida ira s’alléni, 170 Vola a i dolcissimi colli tirreni, Ove dal facile giogo difese In contro a borea d’ombra cortese Svarian le candide magion pe’ clivi Tra vigne e glauche selve d’olivi. 175 Ivi di limpida luce più viva Riveste l’etere la sacra riva; E il sole arridere come ad amiche Pare a le splendide colline antiche, Quando, partendosi, la favolosa 180 Cima fesulea tinge di rosa. De la virginea certa saetta Ove ancor timido Mugnone affretta Ad Arno e misero par che lamenti I mal concessigli abbracciamenti 185 Tra il fiume e d’arido monte le spalle Il pian riducesi in poca valle, E in mezzo a’ nitidi cólti un’ascosa Da placidi alberi magion riposa. Ivi, o mio tenue libro, al Chiarini 190 Chiedi pe’ profughi geni latini, Chiedi l’ospizio. Vedi: ei la porta
Juvenilia di Giosue Carducci