erario

[e-rà-rio]
In sintesi
finanze dello Stato; fisco
← dal lat. aerarĭu(m), deriv. di āes āeris ‘rame, denaro’.
1
BUR Le finanze dello Stato, il tesoro pubblico: gli introiti dell'e.; a spese dell'e. || estens. Apparato statale inteso come complesso amministrativo finanziario
2
ST Nell'antica Roma, il tesoro pubblico, che si conservava nel Tempio di Saturno

Citazioni
corrono entrambi del pari la intrapresa carriera. Ora, chi potrà pure asserire che l’ambizioso in repubblica non abbia per meta la gloria più assai che la potenza? e che l’ambizioso nella tirannide si proponga altra meta, che la potenza, la ricchezza, e la infamia? Ma, non tutte le ambizioni, hanno per loro scopo la suprema autorità. Quindi, nell’uno e nell’altro governo, si trova poi sempre un infinito numero di semi–ambiziosi, a cui bastano i semplici onori senza potenza; ed un numero ancor più infinito di vili, a cui basta il guadagno senza potenza nè onori. E milita anche per costoro, nell’uno  e  nell’altro  governo,  la  stessa  differenza  e  ragione.  Gli  onori  nelle repubbliche non si rapiscono coll’ingannare un solo, ma si ottengono col giovare o piacere ai più: ed i più non vogliono onorare quell’uno, se egli non lo merita affatto; perchè facendolo, disonorano pur troppo sè stessi. Gli onori nella tirannide (se onori chiamar pur si possono) vengono distribuiti dall’arbitrio d’un solo; si accordano alla nobiltà del sangue per lo più; alla fida e total servitù degli avi; alla perfetta e cieca obbedienza, cioè all’intera ignoranza di sè stesso; al raggiro; al favore; e alcune volte, al valore contra gli esterni nemici. Ma,  gli  onori  tutti  (qualunque  siano)  sempre  per  loro  natura  diversi  in codesti diversi governi, sono pur anche, come ognun vede, per un diverso fine ricercati. Nella tirannide, ciascuno vuol rappresentare al popolo una anche menoma parte del tiranno. Quindi un titolo, un nastro, o altra simile inezia, appagano spesso l’ambizioncella d’uno schiavicello; perchè questi onorucci fan prova, non già ch’egli sia veramente stimabile, ma che il tiranno lo stima; e perchè egli spera, non già che il popolo l’onori, ma che lo rispetti e lo tema. Nella repubblica, manifesta e non dubbia cosa è, per qual ragione gli onori si cerchino; perchè veramente onorano chi li riceve. L’ambizione d’arricchire, chiamata più propriamente, CUPIDIGIA, non può aver luogo nelle repubbliche, fin ch’elle corrotte non sono; e quando anche il siano, i mezzi per arricchirvi essendo principalmente la guerra, il commercio,  e  non  mai  la  depredazione  impunita  del  pubblico  erario, ancorchè il guadagno sia uno scopo per sè stesso vilissimo, nondimeno per questi due mezzi egli viene ad essere la ricompensa di due sublimi virtù; il coraggio, e la fede. L ’ambizione d’arricchire è la più universale nelle tirannidi; e quanto elle sono più ricche ed estese, tanto più facile a soddisfarsi per vie non legittime da chiunque vi maneggia danaro del pubblico. Oltre questo, molti altri mezzi se ne trovano; e altrettanti esser sogliono, quanti sono i vizj del tiranno, e di chi lo governa. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Della Tirannide di Vittorio Alfieri