embrione

[em-brió-ne]
In sintesi
primo stadio di sviluppo di un organismo vivente, germe; abbozzo di idea o di progetto.
← dal gr. émbryon ‘neonato, feto’, comp. di en- ‘dentro’ e brýein ‘germogliare’.
1
BIOL Individuo animale nella prima fase del suo sviluppo, dalla fecondazione della cellula uovo alla differenziazione completa, evidente e stabile degli organi
2
BOT Germe della pianta racchiuso nel seme, che si sviluppa con la germinazione
3
fig. Cosa o idea nel suo primo sviluppo, appena abbozzata o concepita: questo è appena l'e. del romanzo || In embrione, in germe, in abbozzo

Citazioni
resto della quale Alfonso sarebbe stato superbo. Ella maneggiava con grande libertà quei concettini critici. – Ella che consiglia a me di pubblicare dà consigli ma non dà esempi. – Breve, breve, ma la frase era stata detta tutta senza esitazioni. – Per noi donne vi sono altri riguardi. Però – aggiunse ridendo – spero che di qua a qualche mese non potrà più movermi un tale rimprovero. Alfonso se ne congratulò. Macario diede un grido di sorpresa e volle sapere qualche cosa del lavoro che Annetta preparava e di cui nulla fino ad allora gli aveva detto. Conoscendo il carattere letterario di Annetta unicamente per la descrizione faceta che gliene aveva fatta Macario, Alfonso pensò che, poiché ella fino ad allora ne aveva taciuto, il lavoro doveva trovarsi in uno stato anche più embrionale del suo e che ne aveva parlato per soddisfare alla vanità stuzzicata. Finalmente la conversazione deviò e per opera di Annetta stessa. Si parlò dell’imminente stagione dei teatri ma più del contegno nei palchetti e in platea che sulla scena, e Alfonso stette zitto. Macario e Annetta si divertirono a nominare e a descrivere alcuni giovanotti frequentatori della platea, e dal momento in cui Annetta fece dello spirito accompagnando i suoi frizzi di certe sue risate lunghe, fragorose che la facevano contorcersi, mettere in mostra un collo bianco, grassoccio, sul quale la tensione faceva visibili poche leggere pieghettature, Alfonso si sentì impacciato. Gli pareva di vederla di nuovo  cantare  quella  canzone  bizzarra  e  saltare  dinanzi  a  lui  con  una spudoratezza simile a quella delle matrone romane dinanzi ai loro schiavi. Ancora una volta si parlò di arte o quasi, come Annetta sorridendo disse al momento del congedo. Alfonso, che per poco che avesse frequentato il teatro s’era già accorto quale danno apportasse allo spettacolo il chiacchierio degli spettatori, proponeva di introdurre nei teatri il sistema dei teatri tedeschi, d’imporvi il silenzio e di abbassare nella sala i lumi. Gli spiacque di non poter più dare ragione ad Annetta per la semplice ragione ch’ella adottò il parere contrario al suo dopo ch’egli già lo aveva emesso. A teatro ad Annetta importava meno lo spettacolo sulla scena che quello in platea. Diceva che le piaceva  osservare  i  suoi  simili  più  che  gli  omicciattoli  fatture  di  altri omicciattoli. – L’arte ci perde, lo riconosco, ma l’arte a teatro è poi arte? Fece una smorfia di disprezzo che lasciò Alfonso di nuovo ammirato. Egli non sapeva abbracciare così ciecamente delle idee altrui.
Una vita di Italo Svevo