eclittica

[e-clìt-ti-ca]
In sintesi
traiettoria della terra intorno al sole
← dal lat. aequinoctĭu(m), comp. di āequus ‘uguale’ e x nŏctis ‘notte’.
s.f.
(pl. -che)

non com. ecclittica ASTRON Orbita che il Sole descrive apparentemente, nel suo giro annuo, intorno alla Terra || Piano dell'orbita descritta dalla Terra, in un anno, intorno al Sole

Citazioni
tutto mancherebbe: ora le abitudini del Sole verso la Terra son molto differenti da quelle verso la Luna. Noi, quanto all’illuminazion diurna, abbiamo nella maggior parte della Terra ogni ventiquattr’ore parte di giorno e parte di notte, il quale effetto nella Luna si fa in un mese; e quello abbassamento ed alzamento annuo per il quale il Sole ci apporta le diverse stagioni e la disegualità de i giorni e delle notti, nella Luna si finisce pur in un mese; e dove il Sole a noi si alza ed abbassa tanto, che dalla massima alla minima altezza vi corre circa quarantasette gradi di differenza, cioè quanta è la distanza dall’uno all’altro tropico, nella Luna non importa altro che gradi dieci o poco più, ché tanto importano le massime latitudini del dragone di qua e di là dall’eclittica. Considerisi ora qual sarebbe l’azion del Sole dentro alla zona torrida quando e’ durasse quindici giorni continui a ferirla con i suoi raggi, che senz’altro s’intenderà che tutte le piante e le erbe e gli animali si dispergerebbero; e se pur vi si facessero generazioni, sarebber di erbe, piante ed animali diversissimi da i presenti. Secondariamente, io tengo per fermo che nella Luna non siano piogge, perché quando in qualche parte vi si congregassero nugole, come intorno alla Terra, ci verrebbero ad ascondere alcuna  di  quelle  cose  che  noi  col  telescopio  veggiamo  nella  Luna,  ed  in somma in qualche particella ci varierebber la vista; effetto che io per lunghe e diligenti osservazioni non ho veduto mai, ma sempre vi ho scorto una uniforme serenità purissima.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Questo (dirà la parte) potrebbe esser quando il moto fusse un solo; ma l’esser tre, e diversissimi tra di loro, non è possibile che s’accomodino in un corpo inarticolato. Cotesta credo veramente che sarebbe la risposta del filosofo; contro alla quale io insurgo per un’altra banda, e vi domando se voi stimate che per via di articoli e flessure si potesse adattare il globo terrestre alla participazione di tre moti circolari diversi. Voi non rispondete? Già che voi tacete, risponderò io per il filosofo; il quale assolutamente direbbe di sì, perché altrimenti sarebbe stato superfluo e fuori del caso il metter in considerazione che la natura fa le flessioni acciocché il mobile possa muoversi di moti differenti, e che però, non avendo il globo terrestre flessure, non può aver i tre moti attribuitigli; perché, quando egli avesse stimato che né anco per via di flessure si potesse render atto a tali movimenti, arebbe liberamente pronunziato il globo non poter muoversi di tre moti. Ora, stante questo, io prego voi, e per voi, se fusse possibile, il filosofo autor dell’argomento, ad essermi cortese  d’insegnarmi  in  qual  maniera  bisognerebbe  accomodar  le  flessure, acciocché i tre moti comodamente potessero esercitarsi; e vi concedo tempo per la risposta quattro e anco sei mesi. Intanto a me pare che un principio solo possa cagionar nel globo terrestre più moti, in quella guisa appunto, come dianzi risposi, che un sol principio, co ‘l mezo di varii strumenti, produce moti multiplici e diversi nell’animale: e quanto all’articolazione non ve n’è bisogno, dovendo esser i movimenti del tutto, e non di alcune parti, e perché hanno ad esser circolari, la semplice figura sferica è la più bella articolazione che domandar si possa. Al più che vi si dovesse concedere, sarebbe che ciò potesse accader d’un movimento solo; ma di tre diversi, al parer mio e dell’autore, non è possibile, come egli pur continuando, e corroborando l’instanza, segue scrivendo: Figuriamoci co ‘l Copernico che la Terra si muova, per propria facultà e da principio intrinseco, da occidente in oriente nel piano dell’eclittica, ed oltre a ciò che ella si rivolga, pur da principio intrinseco, intorno al suo proprio centro da oriente in occidente, e per il terzo moto ch’ella per propria inclinazione si pieghi da settentrione in austro ed all’incontro; essendo ella un corpo continuo e non collegato con flessioni e giunture, potrà mai la nostra stimativa e ‘l nostro giudizio comprendere che un medesimo principio naturale e indistinto, cioè che una medesima propensione, si distragga insie- Salviati Simplicio 221 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Fermate un poco, e trovatemi questo luogo nel libro; mostrate. Fingamus modo cum Copernico, Terram aliqua sua vi et ab indito principio impelli ab occasu ad ortum in eclipticae plano, tum rursus revolvi ab indito etiam principio circa suimet centrum ab ortu in occasum, tertio deflecti rursus suopte  nutu  a  septentrione  in  austrum  et  vicissim”.  Io  dubitavo,  signor Simplicio, che voi non aveste preso errore nel riferirci le parole dell’autore; ma veggo che egli stesso, e pur troppo gravemente, si inganna, e con mio dispiacere comprendo ch’e’ si è posto ad impugnar una posizione la quale e’ non ha ben capita; imperocché questi non sono i movimenti che ‘l Copernico attribuisce alla Terra. E donde cava egli che ‘l Copernico faccia il moto annuo per l’eclittica contrario al moto circa il proprio centro? bisogna che e’  non  abbia  letto  il  suo  libro,  che  in  cento  luoghi,  ed  anco  ne  i  primi capitoli, scrive tali movimenti esser amendue verso le medesime parti, cioè da occidente verso oriente. Ma senza sentirlo da altri, non dovev’egli per se stesso comprendere, che attribuendosi alla Terra i movimenti che si levano l’uno al Sole e l’altro al primo mobile, bisognava che fussero necessariamente fatti pel medesimo verso? Guardate pur di non errar voi, ed il Copernico insieme. Il moto diurno del primo mobile non è egli da levante a ponente? ed il moto annuo del Sole per l’eclittica non è, per l’opposito, da ponente a levante? come dunque volete che i medesimi, trasferiti nella Terra, di contrarii divengan concordi? Certo che il signor Simplicio ci ha scoperta l’origine dell’error di questo filosofo: è forza che esso ancora abbia fatto l’istesso discorso. Or che si può, caviamo d’error almanco il signor Simplicio. Il quale, vedendo le stelle nel nascere alzarsi sopra l’orizonte orientale, non arà difficultà nell’intendere,  che  quando  tal  moto  non  fusse  delle stelle,  bisognerebbe necessariamente dire che l’orizonte con moto contrario si abbassasse, ed in conseguenza che la Terra si volgesse in se stessa al contrario di quel che ci sembrano muoversi le stelle, cioè da occidente verso oriente, che è secondo l’ordine de’ segni del zodiaco. Quanto poi all’altro moto, essendo il Sole fisso nel centro del zodiaco e la Terra mobile per la circonferenza di quello, per far che il Sole ci apparisca muoversi per esso zodiaco secondo l’ordine de i segni, è necessario che la Terra cammini secondo il medesimo ordine, attesoché il Sole ci apparisce sempre occupar nel zodiaco il grado opposto al grado  nel  quale  si  trova la  Terra:  e  così,  scorrendo  la  Terra,  verbigrazia, l’Ariete, il Sole apparirà scorrer la Libra, e passando la Terra per il segno del Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
par iuridico, non dovrà parergli fuor di ragione se io non approverò Aristotile e Tolomeo, quando egli non risolva meglio di me le difficultà medesime ch’io gli promuovo nella loro dottrina. È mi domanda quali siano i principii, per i quali il globo terrestre si muove del moto annuo nel zodiaco, e del diurno per l’equinoziale in se stesso. Dicogli che e’ sono una cosa simile a quelli per i quali Saturno si muove per il zodiaco in 30 anni, ed in se stesso in  tempo  molto  più  breve  secondo  l’equinoziale,  come  lo  scoprirsi  ed ascondersi de i suoi globi collaterali ci mostra; e una cosa simile a quella per la quale ei concederebbe senza scrupolo che il Sole scorresse l’eclittica in un anno, ed in se stesso si rivolgesse parallelo all’equinoziale in manco d’un mese, come sensatamente mostrano le sue macchie; e una cosa simil a quella per la quale le stelle Medicee scorrono il zodiaco in 12 anni, e tra tanto si volgono in cerchi piccolissimi ed in tempi brevissimi intorno a Giove.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
egli asserisce nella prima delle sue Lettere al signor Marco Velsero, Duumviro d’Augusta. Esso fu il primo che, contro alle opinioni de i troppo timidi e troppo gelosi dell’inalterabilità del cielo, affermò tali macchie esser materie che in tempi brevi si producevano e si dissolvevano; che, quanto al luogo, erano contigue al corpo del Sole, e che intorno a quello si rigiravano, o vero, portate dall’istesso globo solare, che in se stesso circa il proprio centro nello spazio quasi di un mese si rivolgesse, finivano loro conversioni: il qual moto giudicò sul principio farsi dal Sole intorno ad un asse eretto al piano dell’eclittica, atteso che gli archi descritti da esse macchie sopra il disco del Sole apparivano all’occhio nostro linee rette ed al piano dell’eclittica parallele; le quali però venivano alterate in parte di alcuni movimenti accidentarii, vaganti  ed  irregolari,  a  i  quali  elleno  son  sottoposte,  e  per  i  quali tumultuariamente e senza ordine alcuno si vanno tra di loro mutando di sito, ora accozzandosi molte insieme, ora disseparandosi, ed alcuna in più dividendosi, e grandemente mutandosi di figure, per lo più molto stravaganti. E benché tali incostanti mutazioni alterassero in parte il periodico primario corso di esse macchie, non fecero però mutar pensiero all’amico nostro, sì che ei credesse che di tali deviazioni fusse alcuna cagione essenziale e ferma, ma continuò di credere che tutta l’apparente alterazione derivasse  da  quelle  accidentarie  mutazioni;  in  quella  guisa  appunto  che accaderebbe a chi da lontane regioni osservasse il moto delle nostre nugole, le quali si scorgerebbero muoversi di moto velocissimo, grande e costante, portate dalla vertigine diurna della Terra (quando tal moto fusse suo) in ventiquattr’ore per cerchi paralleli all’equinoziale, ma però alterati in parte da i movimenti accidentarii cagionatigli da i venti, li quali verso diverse parti del mondo casualmente le spingono. Occorse in questo tempo che il signor Velsero gli mandò alcune letterescritte da certo finto Apelle in materia di queste macchie, ricercandolo con instanza che gli volesse liberamente dire il suo parere sopra tali lettere, e di più significargli qual fusse l’opinion sua circa l’essenza di tali macchie: al che egli sodisfece con tre Lettere, mostrando prima quanto fussero vani i pensieri di Apelle, e scoprendogli secondariamente le proprie opinioni, con predirgli appresso che assolutamente Apelle, consigliatosi meglio col tempo, era per venire nella sua opinione, sì come poi seguì. E perché parve al nostro Academico (sì come parve anco ad altri  intelligenti  delle  cose  della  natura)  d’avere  investigato  e  dimostrato nelle dette tre Lettere se non quanto si poteva dalla curiosità umana deside-
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
rare e ricercare, almeno quanto si poteva per umani discorsi conseguire in cotal materia, intermesse per alcun tempo (occupato in altri studii) le continuate osservazioni, e solo per compiacere a qualche amico, faceva seco tal volta alcuna osservazione alla spezzata; sin che incontratosi meco, doppo alcuni anni, essendo noi nella mia villa delle Selve, in una delle solari macchie solitaria, assai grande e densa, invitati anco da una chiarissima e continuata serenità di cielo, si fecero a mia richiesta osservazioni di tutto il transito di quella, appuntando diligentemente sopra la carta i luoghi di giorno in giorno, nell’ora che il Sole si trovava nel meridiano; ed accortici come il viaggio suo non era altrimenti per linea retta, ma alquanto incurvata, venimmo in pensiero di fare altre osservazioni di tempo in tempo: alla quale impresa gagliardamente ci stimulò un concetto che repentinamente cascò in mente all’ospite mio, e con tali parole mel conferì: “Filippo, a gran conseguenza mi par che ci si apra la strada. Imperocché, se l’asse intorno al quale si rivolge il Sole non è eretto perpendicolarmente al piano dell’eclittica, ma sopra di quello è inclinato, come il pur ora osservato passaggio incurvato mi accenna, tal coniettura avremo degli stati del Sole e della Terra, quale né sì ferma né sì concludente da verun altro rincontro non ne è sin qui stata somministrata”. Io, risvegliato da sì alta promessa, gli feci instanza acciò apertamente mi scoprisse il suo concetto. Ed egli: “Quando il moto annuo sia della Terra per l’eclittica intorno al Sole, e che il Sole sia costituito nel centro di essa eclittica, ed in quello si volga in se stesso non intorno all’asse di essa eclittica (che sarebbe l’asse del movimento annuo della Terra), ma sopra uno inclinato, strane mutazioni converrà che a noi si rappresentino ne i movimenti apparenti delle macchie solari, quando ben si ponga tale asse del Sole persister perpetuamente ed immutabilmente nella medesima inclinazione ed in una medesima direzione verso l’istesso punto dell’universo. Imperocché, camminandogli intorno il globo terrestre al moto annuo, primieramente converrà che a noi, portati da quello, i passaggi delle macchie ben talvolta appariscano fatti per linee rette, ma questo due volte l’anno solamente, ed in tutti gli altri tempi si mostreranno fatti per archi sensibilmente incurvati. Secondariamente, la curvità di tali archi per una metà dell’anno ci apparirà inclinata al contrario di quello che si scorgerà nell’altra metà; cioè per sei mesi il convesso de gli archi sarà verso la parte superiore  del  disco  solare,  e  per  gli  altri  6  mesi  verso  l’inferiore.  Terzo, cominciando  ad  apparire,e,  per  così  dire,  a  nascere,  all’occhio  nostro  le
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
macchie dalla parte sinistra del disco solare, ed andando ad occultarsi e a tramontare nella parte destra, i termini orientali, cioè delle prime comparite, per sei mesi saranno più bassi de i termini opposti delle occultazioni, e per altri sei mesi accaderà per l’opposito, cioè che nascendo esse macchie da punti  più  elevati  e  da  quelli  descendendo,  ne  i  corsi  loro  verranno  ad ascondersi in punti più bassi, e per due giorni soli di tutto l’anno saranno tali termini, de gli orti e de gli occasi, equilibrati; doppo i quali libramenti cominciando pian piano l’inclinazione de i viaggi delle macchie, e di giorno in giorno facendosi maggiore in tre mesi giugnerà alla somma obbliquità, e di lì cominciando a diminuirsi, in altrettanto tempo si ridurrà all’altro equilibrio.  Accaderà,  per  la  quarta  maraviglia,  che  il  giorno  della  massima obbliquità sarà l’istesso che quello del passaggio fatto per linea retta, e nel giorno della librazione apparirà l’arco del viaggio più che mai incurvato; ne gli altri tempi poi, secondo che la pendenza si andrà diminuendo e incamminandosi verso l’equilibrio, l’incurvazione de gli archi de i passaggi, per l’opposito, si andrà agumentando”. Sagredo Io, signor Salviati mio, conosco che l’interrompervi il discorso è mala creanza; ma non men cattiva stimo che sia il lasciarvi diffonder più lungamente in parole, mentre elle vengano, come si dice, buttate al vento. Imperocché, a dirla liberamente, io non mi so formar concetto alcuno distinto pur di una delle conclusioni che avete pronunziate: ma perché, apprese così in generale ed in confuso, mi si rappresentano cose di ammirabili conseguenze, vorrei pure in qualche maniera esserne fatto capace. L’istesso che accade a voi, avvenne a me ancora, mentre con nude parole mi furon portate dal mio ospite; il quale mi agevolò poi l’intelligenza col figurarmi  il  fatto  sopra  uno  strumento  materiale,  che  non  fu  altro  che  una semplice sfera, servendosi di alcuni de’ suoi cerchi, ma in altro uso di quello al quale comunemente sono ordinati. Ora, in difetto della sfera, supplirò con farne disegni in carta, secondo che bisognerà. E per rappresentare il primo accidente da me proposto, il quale fu che i passaggi delle macchie due volte l’anno solamente potevano apparir fatti per linee rette, figuriamoci  questo  punto  O  esser  centro  dell’orbe  magno,  o  vogliam  dire dell’eclittica, e parimente ancora del globo dell’istesso Sole, del quale, mediante la gran distanza che è tra esso e la Terra, possiamo suppor noi terreni di vederne la metà; però descriveremo questo cerchio A B C D intorno al medesimo centro O, il quale ci rappresenti il termine estremo che divide e separa l’emisferio del Sole a noi apparente dall’altro occulto. E perché l’occhio nostro, non meno che ‘l centro della Terra, s’intende esser nel piano
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � dell’eclittica, nel quale è parimente il centro del Sole, però, se ci rappresenteremo  il  corpo  solare  esser  segato  dal  detto  piano,  la  sezione  all’occhio nostro apparirà una linea retta, quale sia la B O D; e posta sopra di essa la perpendicolare A O C, sarà l’asse di essa eclittica e del moto annuo del globo terrestre. Intendiamo ora il corpo solare (senza mutar centro) rivolgersi in se stesso, non già intorno all’asse A O C (che è l’eretto al piano dell’eclittica), ma intorno ad uno alquanto inclinato, qual sia questo E O I, il qualeasse fisso ed immutabile si mantenga perpetuamente nella medesima inclinazione e direzione verso i medesimi punti del firmamento e dell’universo; e perché nelle revoluzioni del solar globo ciaschedun punto della sua superficie (trattone i poli) descrive la circonferenza d’un cerchio, o maggiore o minore secondo ch’e’ si ritrova più o men remoto da essi poli, preso il punto F egualmente distante da quelli, segniamo il diametro F O G, che sarà perpendicolare all’asse E I e sarà diametro del cerchio massimo descritto intorno a i poli E, I. Posto ora che la Terra, e noi con lei, sia in tal luogo dell’eclittica che l’emisferio del Sole a noi apparente venga terminato dal cerchio A B C D, il quale, passando (come sempre fa) per i poli A, C, passi ancora per li E, I, è manifesto che il cerchio massimo il cui diametro è F G, sarà eretto al cerchio A B C D; al quale è perpendicolare il raggio che dall’occhio nostro casca sopra il centro O; onde il medesimo raggio cade nel piano del cerchio il cui diametro è F G, e però la sua circonferenza ci apparirà una linea retta, e l’istessa che F G: per lo che qualunque volta nel punto F fusse una macchia, venendo poi portata dalla solar conversione, segnerebbe sopra la superficie del Sole la circonferenza di quel cerchio che a noi appare una linea retta. Retto dunque apparirà il suo passaggio; e retti ancora  appariranno  i  movimenti  di  altre  macchie  le  quali  nell’istessa revoluzione descrivessero minor cerchi, per esser tutti paralleli al massimo, e l’occhio nostro posto in distanza immensa da quelli. Ora, se voi considererete come, doppo che avrà scorso la Terra in sei mesi la metà dell’orbe magno e si sarà costituita incontro all’emisferio del Sole che ora ci è occulto, sì che il terminator della parte che allor sarà veduta sia l’istesso cerchio A
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
B C D, che pur passerà per li poli E, I, intenderete che l’istesso accaderà de i viaggi delle macchie, cioè che tutti appariranno fatti per linee rette: ma perché tale accidente non ha luogo se non quando il terminator passa per i poli E, I, ed esso terminatore di momento in momento, mediante il moto annuo della Terra, si va mutando, però momentaneo è il suo passar per i poli fissi E, I, ed in conseguenza momentaneo è il tempo dell’apparir diritti i moti di esse macchie. Da questo che sin qui si è detto, si viene a comprendere ancora come, essendo l’apparizione e principio del moto delle macchie dalla parte F, procedendo verso G, i passaggi loro sono dalla sinistra, ascendendo verso la destra; ma posta la Terra nella parte diametralmente opposta, la comparsa delle macchie intorno a G sarà bene alla sinistra del riguardante, ma il passaggio sarà descendente verso la destra F. Figuriamoci ora la Terra esser situata per una quarta lontana dal presente stato, e segniamo in quest’altra figura il terminatore A B C D e l’asse, come prima, A C, per il quale passerebbe il piano del nostro meridiano, nel qual piano sarebbe ancora l’asse della revoluzion del Sole, con i suoi poli, uno verso di noi, cioè nell’emisferio apparente, il qual polo rappresenteremo col punto E, e l’altro caderà nell’emisferio occulto, e lo noto I. Inclinando dunque l’asse E I con la superior parte E verso noi, il cerchio massimo descritto dalla conversion del Sole sarà questo B F D G, la cui metà da noi veduta, cioè B F D, non più ci apparirà una linea retta, per non esser i poli E, I nella circonferenza A BC D, ma si mostrerà incurvata e col suo convesso verso la parte inferiore C; ed è manifesto che l’istesso apparirà di tutti i cerchi minori paralleli al massimo B F D. Intendesi ancora, che quando la Terra sarà diametralmente opposta a questo stato, sì che vegga l’altro emisferio del Sole, il quale ora è occulto, vedrà del medesimo cerchio massimo la parte D G B incurvata col suo convesso verso la parte superiore A; e i corsi delle macchie in queste costituzioni saranno prima per l’arco B F D e poi per l’altro D G B, e le lor prime apparizioni e l’ultime occultazioni, fatte intorno a i punti B D, saranno equilibrate, e non quelle più o meno elevate di queste. Ma se noi porremo la Terra in tal luogo dell’eclittica, che né il finitore A B C D né il meridiano A C passi per i poli dell’asse E I, come adesso vi mostro disegnando questa terza figura, dove il polo apparente E casca tra l’arco del terminatore A B e la sezione del meridiano A C, il diametro del cerchio massimo sarà F O G ed il semicerchio apparente F N G, e l’occulto G S F: quello,  incurvato  col  suo  convesso  N  verso  la  parte  inferiore;  e  questo, piegato col suo colmo S verso la parte superiore del Sole: gl’ingressi e l’uscite delle macchie, cioè i termini F, G, non saranno librati, come i passati B, D, ma l’F più basso e ‘l G più alto, ma ben con minor differenza che nella prima figura; l’arco ancora F N G sarà incurvato, ma non tanto quanto il 298 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
precedente B F D: onde in tal costituzione i passaggi delle macchie saranno ascendenti dalla parte sinistra F verso la destra G, e saranno fatti per linee curve. Ed intendendo la Terra esser collocata nel sito diametralmente opposto, sì che l’emisferio del Sole adesso occulto sia il veduto, e dal medesimo finitore A B C D terminato, manifestamente si scorge che il corso delle macchie sarà per l’arco G S F, cominciando dal punto sublime G, che pur sarà dalla sinistra del riguardante, ed andando a terminare, descendendo verso la destra, nel punto F. Inteso quanto sin qui ho esposto, non credo che resti difficultà veruna in comprender come dal passare il terminatore dei solari emisferi per i poli della conversion del Sole o a quelli vicino o lontano, nascono tutte le diversità ne gli apparenti viaggi delle macchie, sì che quanto più essi poli saranno lontani da esso terminatore, tanto più i detti viaggi saranno incurvati e meno obbliqui: onde nella massima lontananza, che è quando detti poli sono nella sezion del meridiano, la curvità è ridotta al sommo, ma l’obbliquità al minimo, cioè all’equilibrio, come dimostra la seconda figura; all’incontro, quando i poli sono nel terminatore, come mostra la prima figura, l’inclinazione è massima, ma la curvità è minima e ridotta alla rettitudine, partendosi il terminator da i poli, comincia la  curvità  a  farsi  sensibile,  con  andar  sempre  crescendo,  e  l’obbliquità  e inclinazione si va facendo minore. Queste sono le stravaganti mutazioni che mi diceva l’ospite mio che sarebbero apparse di tempo in tempo ne i progressi delle macchie solari, tuttavolta che fusse stato vero che il movimento annuo fusse della Terra, e che il Sole, costituito nel centro dell’eclittica, si fusse girato in se stesso sopra un asse non eretto, ma inclinato, al piano di essa eclittica. Sagredo Io resto assai ben capace di queste conseguenze, e meglio credo che me l’imprimerò nella fantasia nell’andarle riscontrando con accomodar un globo con taleinclinazione, riguardandolo poi da diverse bande. Resta ora che ci diciate quello che di poi seguì circa gli eventi delle immaginate conseguenze. Seguinne, che continuando noi per molti e molti mesi a far diligentissime osservazioni, notando con somma accuratezza i passaggi di varie macchie in diversi tempi dell’anno, si trovarono gli eventi puntualmente rispondere alle predizioni. Signor Simplicio, come questo che dice il signor Salviati sia vero (né già conviene  por  dubbio  sopra  le  sue  parole),  di  saldi  argomenti  e  di  gran conietture  e  di  fermissime  esperienze  aranno  bisogno  i  Tolemaici  e  gli Aristotelici per  bilanciare un  incontro  di  tanto  peso,  e  far  sì  che  la  loro opinione non dia l’ultimo tracollo.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Piano,  signor  mio,  che  forse  voi  non  sete  ancora  dove  per  avventura  vi persuadete d’essere pervenuto: imperocché io, se ben non mi sono interamente impadronito della materia del discorso fatto dal signor Salviati, non trovo che la mia logica, mentre riguardo alla forma, m’insegni che tal maniera d’argomentare m’induca necessità veruna di concludere a favor dell’ipotesi Copernicana, cioè della stabilità del Sole nel centro del zodiaco e della mobilità della Terra sotto la di lui circonferenza. Perché, se bene è vero che posta la tal conversion del Sole e la tal circuizion della Terra si debban necessariamente scorger nelle macchie solari le tali e tali stravaganze, non però ne séguita  che,  argomentando  per  il  converso,  dallo  scorgersi  nelle macchie  tali  stravaganze  si  debba  necessariamente  concludere,  la  Terra muoversi per la circonferenza e ‘l Sole esser posto nel centro del zodiaco: imperocché chi m’assicura che simili stravaganze non possano anco esser vedute nel Sole mobile per l’eclittica da gli abitatori della Terra stabile nel centro di quella? Se voi non mi dimostrate prima che di tale apparenza non si possa render ragione quando si faccia mobile il Sole e stabile la Terra, io non mi rimoverò dalla mia opinione e dal credere che ‘l Sole si muova e la Terra stia immobile. Strenuamente si porta il signor Simplicio, e molto acutamente s’oppone e sostiene la parte d’Aristotile e di Tolomeo; e, s’io debbo dire il vero, mi par che la conversazione del signor Salviati, ancor che sia stata di tempo breve, l’abbia addestrato assai nel discorrer concludentemente, effetto che intendo essere stato cagionato in altri ancora. Quanto poi all’investigare e giudicare se delle apparenti esorbitanze ne i movimenti delle macchie solari si possa render competente ragione lasciando la Terra immobile e mantenendo mobile il Sole, aspetterò che ‘l signor Salviati ci manifesti il suo pensiero; ché ben è credibile che egli v’abbia fatto sopra reflessione e ritrattone quanto in tal proposito si può produrre. Io ci ho più volte pensato, ed anco discorsone con l’amico ed ospite mio: e circa quello che siano per produrre i filosofi e gli astronomi in mantenimento dell’antico sistema, per una parte siamo sicuri, sicuri dico, che i veri e puri Peripatetici, ridendosi di chi s’impiega in tali, al gusto loro, insipide sciocchezze, spaccieranno tutte queste apparenze per vane illusioni de’ cristalli, ed in questa maniera con poca fatica si libereranno dall’obbligo di pensar  più  oltre;  quanto  poi  a  i  filosofi  astronomi,  doppo  aver  noi  con qualche attenzione specolato ciò che si potesse addurre in mezo, non abbiamo investigato ripiego chebasti per sodisfare unitamente al corso delle macchie ed al discorso della mente. Io vi esporrò quello che ci è sovvenuto, e voi ne farete quel capitale che il giudizio vostro vi detterà.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � Posto che gli apparenti movimenti delle macchie solari siano quali di sopra si è dichiarato, e posta la Terra immobile nel centro dell’eclittica, nella cui circonferenza sia collocato il centro del Sole, è necessario che di tutte le diversità che si scorgono in essi movimenti le cagioni riseggano in moti che siano nel corpo solare: il quale primieramente converrà che in se stesso si rivolga portando seco le macchie, le quali si è supposto, anzi pur dimostrato, essere aderenti alla solar superficie. Bisognerà, secondariamente, dire che l’asse della solar conversione non sia parallelo all’asse dell’eclittica, che è  quanto  a  dire  che  non  sia  eretto  perpendicolarmente  sopra  ‘l  piano dell’eclittica, perché, se fusse tale, i passaggi di esse macchie ci apparirebber fatti per linee rette e parallele all’eclittica: è dunque tale asse inclinato, poiché i passaggi per lo più appariscon fatti per linee curve. Sarà, nel terzo luogo, necessario dire che l’inclinazion di questo asse non sia fissa e riguardante di continuo verso il medesimo punto dell’universo, anzi che di momento in momento vadia mutando direzione; perché, quando la pendenza riguardasse continuamente verso l’istesso punto, i passaggi delle macchie non cangerebbero già mai apparenza, ma, retti o curvi, piegati in su o in giù, ascendenti o descendenti, che apparissero una volta, tali apparirebber sempre. E` forza dunque dire, tale asse esser convertibile, e talora trovarsi nel piano del cerchio estremo terminator dell’emisferio apparente, allora, dico, quando i passaggi delle macchie appariscono fatti per linee rette e più che mai pendenti, il che accade due volte l’anno, altre volte poi trovarsi nel piano del meridiano del riguardante, in modo tale che l’uno de’ suoi poli caschi nel solare emisferio apparente e l’altro nell’occulto, ed amendue lontani da i punti estremi, o vogliam dire da i poli, d’un altro asse del Sole, il quale sia parallelo all’asse dell’eclittica (il qual secondo asse converrà necessariamente assegnare al globo del Sole), lontani, dico, tanto quanto importa l’inclinazione dell’asse della revoluzione delle macchie; e di più, che il polo cadente nell’emisferio apparente una volta sia nella parte superiore e l’altra nell’inferiore, perché del così accadere necessario argomento ce ne danno i passaggi quando sono equilibrati e nelle lor massime curvità, ora col convesso loro verso la parte inferiore, ed altra volta verso la superiore del disco solare. E perché tali stati si vanno continuamente mutando, facendosi le inclinazioni e le incurvazioni or maggiori ed or minori, e talora riducendosi quelle all’equilibrio perfetto e queste alla perfetta dirittezza, convien necessariamente porre, l’istesso asse della revoluzione mestrua delle macchie ave-
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � re  una  sua  propria  conversione,  per  la  quale  i  suoi  poli  descrivano  due cerchi intorno a i poli d’un altro asse, il quale per ciò conviene (come ho detto) assegnare al Sole, il semidiametro de i quali cerchi risponda alla quantità dell’inclinazione del medesimo asse; ed è necessario che il tempo del suo periodo sia d’un anno, avvengaché tale è il tempo nel quale si restituiscono tutte l’apparenze e diversità ne i passaggi delle macchie: e del farsi la conversione  di  questo  asse  sopra  i  poli  dell’altro  asse  parallelo  a  quel dell’eclittica, e non intorno ad altri punti, ne son manifesto indizio le massime inclinazioni e le massime incurvazioni, le quali son sempre della medesima grandezza. Talché, finalmente, per mantener la Terra stabile nel centro,  sarà  necessario  attribuire  al  Sole  due  movimenti  intorno  al  proprio centro, sopra due differenti assi, l’uno de i quali finisca la sua conversione in un anno, e l’altro la sua in manco di un mese: il quale assunto all’intelletto mio si rappresenta molto duro e quasi impossibile; e questo depende dal doversi attribuire all’istesso corpo solare du’ altri movimenti intorno alla Terra sopra diversi assi, descrivendo con l’uno l’eclittica in un anno, e con l’altro formando spire o cerchi paralleli all’equinoziale uno per giorno; onde quel terzo movimento, il qual si debbe assegnare al globo del Sole in se stesso (non parlo di quello quasi mestruo che conduce le macchie, ma dico dell’altro che deve trasferir l’asse ed i poli di questo mestruo), non si vede ragion nessuna per la quale ei debba finire il suo periodo più tosto in un anno, come dependente dal moto annuo per l’eclittica, che in ventiquattr’ore, come dependente dal moto diurno sopra i poli dell’equinoziale. So che  questo  che  dico,  al  presente  è  assai  oscuro,  ma  vi  si  farà  manifesto quando parleremo del terzo moto annuo assegnato dal Copernico alla Terra. Ora, quando questi quattro moti, tanto tra di loro incongruenti (li quali tutti per necessità converrebbe attribuire all’istesso corpo del Sole), si possano ridurre a un solo e semplicissimo, assegnato al Sole sopra un asse non mai alterabile, e che, senza innovar cosa veruna ne i movimenti per tanti altri rincontri assegnati al globo terrestre, si possa così agevolmente salvar tante stravaganti apparenze ne i movimenti delle macchie solari, par veramente che il partito non sia da recusarsi. Questo, signor Simplicio, è quanto sin ora è sovvenuto all’amico nostro ed a me da potersi produrre, in esplicazion di questa apparenza, da i Copernicani e da i  Tolemaici  per  mantenimento  delle  loro  opinioni.  Voi  fatene  quel capitale che il giudizio vostro vi persuade.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
fisse, quanto di un’altra più terribil faccenda, che voi mi avete fatta sovvenire co ‘l ricordar queste altezze meridiane, latitudini ortive e distanze dal vertice,  etc.:  e  ‘l  mio  ravvolgimento  di  cervello  nasce  da  quello  ch’io  vi  dirò adesso. Il Copernico pone la sfera stellata immobile, ed il Sole nel centro di essa, parimente immobile; adunque ogni mutazione che a noi apparisca farsi nel Sole o nelle stelle fisse, è necessario che sia della Terra, cioè nostra: ma il Sole si alza e si abbassa nel nostro meridiano per un arco grandissimo, quasi di 47 gradi, e per archi ancora maggiori e maggiori varia le sue larghezze ortive ed occidue ne gli orizonti obliqui: or come può mai la Terra inclinarsi e rilevarsi tanto notabilmente al Sole, e nulla alle stelle fisse, o per sì poco che sia cosa impercettibile? Questo è quel nodo che non è possuto mai passare al mio pettine; e se voi me lo scioglierete, vi stimerò più che un Alessandro. Salviati Queste sono difficultà degne dell’ingegno del signor Sagredo: ed è tale il dubbio, che sino l’istesso Copernico diffidò quasi di poterlo dichiarare in maniera  che  lo  rendesse  intelligibile,  il  che  si  vede  sì  dal  confessare  egli stesso la sua oscurità, sì dal rimettersi due volte in due diverse maniere per dichiararlo: ed io ingenuamente confesso di non avere capita la sua spiegatura se  non  doppo  che  con  altro  diverso  modo,  assai  piano  e  chiaro,  lo  resi intelligibile, ma non però senza una lunga e laboriosa applicazion di mente. Aristotile vedde la difficultà medesima e se ne servì per redarguir alcuni antichi i quali volevano che la Terra fusse un pianeta: contro a i quali argomenta,  che  se  ciò  fusse,  converrebbe  che  essa  parimente,  come  gli  altri pianeti, avesse più di un movimento, dal che ne seguirebbe questa variazione ne gli orti ed occasi delle stelle fisse, e nell’altezze meridiane parimente. E poiché ei promosse la difficultà e non la risolvette, è forza che ella sia, se non d’impossibile, almeno di difficile scioglimento. La grandezza e forza dell’annodamento rende lo scioglimento più bello e ammirando; ma io non ve lo prometto per oggi, e vi prego a dispensarmi sino a domani, e per ora andremo considerando e dichiarando quelle mutazioni e diversità che per il movimento annuo dovriano scorgersi nelle stelle fisse, sì come pur ora dicevamo, nell’esplicazion delle quali vengono a proporsi alcuni punti preparatorii per lo scioglimento della massima difficultà. Ora, ripigliando i due movimenti attribuiti alla Terra (e dico due, perché il terzo non è altrimenti un moto, come a suo luogo dichiarerò), cioè l’annuo ed il diurno, quello si deve intendere fatto dal centro della Terra nella circonferenza dell’orbe magno, cioè di un cerchio massimo descritto nel piano dell’eclittica, fissa ed immutabile; l’altro, cioè il diurno, è fatto dal globo della Terra in se stesso circa il proprio centro e proprio asse, non eretto, ma Simplicio Salviati 322 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � inclinato al piano dell’eclittica, con inclinazione di gradi 23 e mezo in circa, la quale inclinazione si mantiene per tutto l’anno e, quello che sommamente  si  deve  notare,  si  conserva  sempre  verso  la  medesima  parte  del  cielo, talmenteché l’asse del moto diurno si mantien perpetuamente parallelo a se stesso: sì che, se noi ci immagineremo tale asse prolungato sino alle stelle fisse, mentre che il centro della Terra circonda in un anno tutta l’eclittica, l’istesso asse descrive la superficie di un cilindro obliquo, che ha per una delle  sue  basi  il  detto  cerchio  annuo,  e  per  l’altra  un  simil  cerchio imaginariamente descritto dalla sua estremità, o vogliamo dir polo, tra le stelle fisse; ed è tal cilindro obliquo al piano dell’eclittica secondo l’inclinazion dell’asse che lo descrive, che aviamo detto esser gradi 23 e mezo, la quale, conservandosi perpetuamente l’istessa (se non quanto in molte migliaia di anni  fa  qualche  piccolissima  mutazione,  che  al  presente  negozio  niente importa), fa che ‘l globo terrestre né più s’inclina già mai né si solleva, ma immutabile si conserva: dal che ne séguita che, per quanto appartiene alle mutazioni da osservarsi nelle fisse, dependenti dal solo movimento annuo, l’istesso accaderà a qualsivoglia punto della superficie terrena, che all’istesso centro della Terra; e però nelle presenti esplicazioni ci serviremo del centro, come di qualsivoglia punto della superficie. E per più facile intelligenza del tutto,  ne  disegneremo  le  figure  lineari:  e  prima  segniamo  nel  piano dell’eclittica  il  cerchio  A  N  B  O,  ed  intendiamo  i  punti  A,  B  essere  gli estremi verso borea e verso austro, cioè il principio di Cancro e di Capricorno, ed il diametro A B prolunghiamolo indeterminatamente per D e C verso la sfera stellata:
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
dico ora, primieramente, che niuna delle stelle fisse poste nell’eclittica, per qualsivoglia mutazion fatta dalla Terra per esso piano dell’eclittica, varierà mai elevazione, ma sempre si scorgerà nella medesima superficie; ma bene se gli avvicinerà ed allontanerà la Terra per tanto spazio quanto è il diame- 323 Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
tro dell’orbe magno. Il che sensatamente si vede nella figura: imperocché, sia la Terra nel punto A o sia in B, sempre la stella C si vede per la medesima linea A B C; ma bene la lontananza B C si è fatta minore della C A per tutto il diametro B A: il più dunque che si possa scorgere nella stella C, ed in qualsivoglia altra posta nell’eclittica, è la accresciuta o diminuita apparente grandezza, per l’avvicinamento o allontanamento della Terra. Sagredo Fermate un poco, in cortesia, perché sento non so che scrupolo che mi dà fastidio, ed è questo. Che la stella C venga veduta per la medesima linea A B C tanto quando la Terra sia in A quanto se ella sia in B, l’intendo benissimo come anco di più capisco che l’istesso avverrebbe da tutti i punti della linea A B, mentre che la Terra passasse da A in B per essa linea; ma passandovi, come si suppone, per l’arco A N B, è manifesta cosa che quando ella sarà nel punto N ed in qualunque altro fuori che li due A, B, non più per la linea  A  B,  ma  per  altre  ed  altre,  si  scorgerà:  talché  se  il  mostrarsi  sotto diverse linee deve cagionar apparente mutazione, qualche diversità converrà che si scorga. Anzi più dirò, con quella libertà filosofica che tra i filosofi amici  debbe  esser  permessa,  parermi  che  voi,  contrariando  a  voi  stesso, neghiate ora quello che pur oggi ci avete, con nostra maraviglia, dichiarato esser cosa verissima e grande: dico di quello che accade ne i pianeti ed in particolare ne i tre superiori, che ritrovandosi continuamente nell’eclittica o a quella vicinissimi, non solamente si mostrano ora a noi propinqui ed ora remotissimi, ma tanto, nei regolati lor movimenti, difformi, che talvolta immobili, e tal ora, per molti gradi, retrogradi, ci si rappresentano; e tutto non per altra cagione, che per il movimento annuo della Terra. Ancorché per mille riscontri io sia stato fatto certo dell’accortezza del signor Sagredo, pur ho voluto con quest’altro cimento assicurarmi maggiormente di quanto io possa promettermi dell’ingegno suo; e tutto per util mio, ché quando le mie proposizioni potranno star salde al martello o alla coppella del suo giudizio, potrò star sicuro che elle sien di lega buona a tutto paragone. Dico per tanto, che a bello studio avevo dissimulata cotesta obiezzione, ma non però con animo di ingannarvi e di persuadervi alcuna falsità, come sarebbe potuto accadere quando l’instanza da me dissimulata, e da voi trapassata, fusse stata tale in effetto quale in apparenza si mostra, cioè veramente gagliarda e concludente; ma ella non è tale, anzi dubito io adesso che voi, per tentar me, finghiate di non conoscer la sua nullità. Ma voglio in questo particolare esser più malizioso di voi, co ‘l cavarvi a forza dibocca quello che artifiziosamente volevi nasconderci: e però ditemi, che cosa è quella onde voi conoscete la stazione e retrogradazione de’ pianeti derivante dal moto annuo, e che è così grande che pure almeno qualche
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � vestigio di simile effetto dovrebbe vedersi nelle stelle dell’eclittica. Sagredo Due quesiti contien questa vostra domanda, a i quali convien ch’io risponda: il primo riguarda l’imputazione, che mi date, di simulatore; l’altro è di quello che possa apparir nelle stelle, etc. Quanto al primo, dirò con vostra pace che non è vero ch’io abbia simulato di non intender la nullità di quella instanza; e per assicurarvi di ciò, vi dic’ora che benissimo capisco tal nullità. Ma non capisco già io come possa essere che voi non parlaste simulatamente, quando dicevi di non intender quella tal fallacia, la quale confessate ora di intender benissimo. La confessione stessa d’intenderla può assicurarvi ch’io non simulavo, mentre dicevo di non l’intendere; perché quando io avessi voluto e volessi simulare, chi potria tenermi ch’io non continuassi nella medesima simulazione, negando tuttavia di intender la fallacia? Dico dunque che non l’intendevo allora,  ma  che  ben  la  capisco  al  presente,  mercé  dell’avermi  voi  destato l’intelletto, prima co ‘l dirmi risolutamente che ella non è nulla, e poi co ‘l cominciare a interrogarmi così alla larga, che cosa fusse quella per la quale io conosceva la stazione e retrogradazione de’ pianeti: e perché questo si conosce dalla conferenza che si fa di essi con le stelle fisse, in relazion delle quali si veggono variare lor movimenti or verso occidente ed or verso oriente e tal ora restar come immobili, e perché sopra la sfera stellata non ve n’è altra immensamente più remota, ed a noi visibile, con la quale possiamo conferir le nostre stelle fisse, però vestigio niuno possiamo noi scorger nelle fisse, che risponda a quello che ci apparisce ne’ pianeti. Questo penso io che sia quel tanto che voi mi volevi cavar di bocca. Questo è, con la giunta da vantaggio della vostra sottilissima arguzia. E se io con un piccol motto vi apersi la mente, voi con un altro fate sovvenire a me, non esser del tutto impossibile che qualche cosa in qualche tempo si trovasse osservabile tra le fisse, per la quale comprender si potesse in chi risegga l’annua conversione, talché esse ancora non men de i pianeti e del Sole  stesso,  volesser  comparire  in  giudizio  a  render  testimonianza  di  tal moto a favor della Terra: perch’io non credo che le stelle siano sparse in una sferica superficie, egualmente distanti da un centro, ma stimo che le loro lontananze da noi siano talmente varie, che alcune ve ne possano esser 2 e 3 volte più remote di alcune altre; talché, quando si trovasse co ‘l telescopio qualche piccolissima stella vicinissima ad alcuna delle maggiori, e che però quella  fusse  altissima,  potrebbe  accadere  che  qualche  sensibil  mutazione succedesse tra di loro, rispondente a quella de i pianeti superiori. E tanto sia detto per ora circa il particolare delle stelle poste nell’eclittica: venghiamo ora alle fisse poste fuora dell’eclittica, ed intendiamo un cerchio massimo Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Salviati Sagredo Salviati 325 Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � eretto  al  piano  di  quella,  e  sia,  per  esempio,  un  cerchio  che  nella  sfera stellata risponda al coluro de’ solstizii, e segniamolo C E H, che verrà insieme  ad  esser  un  meridiano,  ed  in  esso  pigliamo  una  stella  fuori dell’eclittica,qual sarebbe la E. Or questa al movimento della Terra varierà bene elevazione; perché dalla Terra in A sarà veduta secondo il raggio A E, con l’elevazione dell’angolo E A C; ma dalla Terra posta in B si vedrà ella per il raggio B E, con elevazione dell’angolo E B C, maggiore dell’altro E A C, per esser quello esterno, e questo interno ed opposto, nel triangolo E A B: vedrassi dunque mutata la distanza della stella E dall’eclittica; ed anco la sua altezza nel meridiano sarà fatta maggiore nello stato B che nel luogo A, secondo che l’angolo E B C supera l’angolo E A C, che è la quantità dell’angolo A E B: imperocché, essendo del triangolo E A B prolungato il lato A B in C, l’esteriore angolo E B C (per esser eguale alli due interiori ed opposti E, A) supera esso A per la quantità dell’angolo E. E se noi piglieremo un’altra stella nel medesimo meridiano, più remota dall’eclittica, qual sarebbe, verbigrazia, la stella H, maggiore anco sarà in essa la diversità dall’esser vista dalli due luoghi A, B, secondo che l’angolo A H B si fa maggiore dell’altro E: il quale angolo anderà sempre crescendo, secondo che la stella osservata più  sarà  lontana  dall’eclittica,  sin  che  finalmente  la  massima  mutazione apparirà in quella stella che fusse posta nell’istesso polo dell’eclittica, come, per totale intelligenza, potremo dimostrar così: Sia il diametro dell’orbe magno A B, il cui centro G, ed intendasi prolungato sino alla sfera stellata ne i punti D, C; e sia dal centro G eretto l’asse dell’eclittica G F sino alla medesima sfera, nella quale s’intenda descritto un meridiano D F C, che sarà eretto al piano dell’eclittica; e presi nell’arco F C qualsivoglino punti H, E, come luoghi di stelle fisse, congiungansi le linee F A, F B, A H, H G, H B, A E, G E, B E, sì che l’angolo della diversità o vogliàn dire la parallasse della stella posta nel polo F sia A F B, quello della stella posta in H sia l’angolo A H B, e della stella in E sia l’angolo A E B: dico l’angolo della diversità della stella polare F essere il massimo, e de gli altri il più vicino al massimo  esser  maggiore  del  più  remoto,  cioè  l’angolo  F  esser  maggiore dell’angolo H, e questo maggiore dell’angolo E. Intendasi intorno al triangolo F A B descritto un cerchio; e perché l’angolo F è acuto (per esser la sua base A B minore del diametro D C del mezo cerchio D F C), sarà posto nella porzione maggiore del circoscritto cerchio tagliata dalla base A B; e perché essa A B è divisa in mezo ed ad angoli retti dalla F G, sarà il centro del cerchio circoscritto nella linea F G: sia il punto I. E perché delle linee tirate dal punto G, che non è centro, sino alla circonferenza del cerchio circoscritto, la massima è quella che passa per il centro, sarà la G F maggiore di ogn’altra che dal punto G si tiri sino alla circonferenza del medesimo
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
cerchio; e però tal circonferenza taglierà la linea G H (che è eguale alla linea G F) e tagliando la G H taglierà ancora la A H: taglila in L, e congiungasi la linea L B: saranno dunque li due angoli A F B, A L B eguali, per esser nella  medesima  porzione  del  cerchio  circoscritto:  ma  A  L  B,  esterno,  è maggiore dell’interno H: adunque l’angolo F è maggiore dell’angolo H. E con l’istesso metodo dimostreremo, l’angolo H esser maggiore dell’angolo E, perché del cerchio descritto intorno al triangolo A H B il centro è nella perpendicolare G F , al quale la linea G H è più vicina della G E, eperò la circonferenza  di  esso  taglia  la  G  E  ed  anco  la  A  E:  onde  è  manifesto  il proposito. Concludiamo per tanto, che la diversità di apparenza (la quale con termine proprio dell’arte potremo chiamar parallasse delle stelle fisse) è maggiore e minore secondo che le stelle osservate sono più o meno vicine al polo dell’eclittica; sì che finalmente delle stelle che sono nell’eclittica stessa, tal diversità si riduce a nulla. Quanto poi all’avvicinarsi o allontanarsi per tal moto la Terra alle stelle, a quelle che sono nell’eclittica si avvicina ella e si discosta per quanto è tutto il diametro dell’orbe magno, come pur ora vedemmo; ma alle stelle intorno al polo dell’eclittica tale accostamento o allontanamento è quasi nullo, ed all’altre questa diversità si fa maggiore secondo  che  elle  sono  più  vicine  all’eclittica.  Possiamo,  nel  terzo  luogo, intendere, come quella diversità d’aspetto si fa maggiore o minore, secondo che la stella osservata fusse a noi più vicina o più remota; perché, se noi segneremo un altro meridiano men lontano dalla Terra, qual sarebbe questo D F I, una stella posta in F e veduta per il medesimo raggio A F E, stante la Terra in A, quando poi si osservasse dalla Terra in B, si scorgerebbe secondo il raggio B F, e farebbe l’angolo della diversità, cioè B F A, maggiore dell’altro primo A E B, essendo esteriore del triangolo B F E. Sagredo Con gran gusto, ed anco profitto, ho sentito il vostro discorso; e per assicurarmi s’io ben l’abbia capito, dirò la somma delle conclusioni sotto brevi
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
parole. Parmi che voi ci abbiate spiegato, due sorte di diverse apparenze esser quelle che mediante il moto annuo della Terra possiamo noi osservare nelle stelle fisse: l’una è delle lor variate grandezze apparenti, secondo che noi, portati dalla Terra, a quelle ci avviciniamo o ci allontaniamo; l’altra (che  pur  depende  dal  medesimo  allontanamento  o  avvicinamento)  è  il mostrarcisi nel medesimo meridiano ora più elevate ed ora meno. Di più, voi ci dite (ed io benissimo l’intendo) che l’una e l’altra di tali mutazioni non  si  fa  egualmente  in  tutte  le  stelle,  ma  in  altre  maggiore  ed  in  altre minore ed in altre niente. L’appressamento e discostamento per il quale la medesima stella ci debba apparire or più grande ed or più piccola, è insensibile e quasi nullo nelle stelle vicine al polo dell’eclittica, ma è massimo nelle stelle poste in essa eclittica, mediocre nelle intermedie; il contrario accade dell’altra diversità, cioè che nullo è l’alzamento o abbassamento nelle stelle poste nell’eclittica, massimo nelle circonvicine al polo di essa eclittica mediocre nelle intermedie. Oltre di ciò, amendue queste diversità sono più sensibili nelle stelle che fussero più vicine, nelle più lontane son sensibili meno,  e  finalmente  nelle  estremamente  lontane  svanirebbero.  Questo  è quanto  alla  parte  mia,  resta  ora,  per  quel  ch’io  mi  avviso  di  sodisfare  al signor Simplicio, il quale non credo che facilmente si accomoderà a passar come cose insensibili cotali diversità, derivanti da un movimento della Terra tanto vasto e da una mutazione che trasporti la Terra in luoghi tra di loro distanti per due volte tanto quanto è da noi al Sole. Simplicio In vero io, liberamente parlando, sento gran repugnanza nell’avere a conceder, la distanza delle fisse dovere esser tanta, che in esse le dichiarate diversità devano esser del tutto impercettibili. Non vi gettate del tutto al disperato, signor Simplicio, ché forse ci è ancora qualche  temperamento  per  le  vostre  difficultà.  E  prima,  che  l’apparente grandezza delle stelle non si vegga alterar sensibilmente, non vi deve parer punto  improbabile,  mentre  che  voi  vedete  l’estimativa  de  gli  uomini  in cotal  fatto  tanto  altamente  ingannarsi,  e  massime  nel  riguardare  oggetti risplendenti: e voi stesso rimirando, verbigrazia, una torcia accesa dalla distanza di 200 passi, nell’appressarvisi ella 3 o 4 braccia, credereste di accorgervene, perché maggiore vi si mostrasse? Io per me non me ne accorgerei sicuramente, quando ben mi se n’avvicinasse 20 o 30: anzi tal volta mi sono incontrato a vedere un simil lume in una tal lontananza, né sapermi risolvere se e’ veniva verso me o pur si allontanava, mentre egli realmente mi si avvicinava. Ma che? se il medesimo appressamento e allontanamento (dico del  doppio  della  distanza  dal  Sole  a  noi)  nella  stella  di  Saturno  è  quasi totalmente impercettibile, ed in Giove poco osservabile, che doverà essere
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
avevo sentito predicare gran cose de gli strumenti di Ticone, fatti con immense spese, e della sua singolar diligenza nelle osservazioni. Salviati Tutto questo vi ammetto; ma né quelli né questa bastano per assicurarci in un  negozio  di  tanta  importanza.  Io  voglio  che  ci  serviamo  di  strumenti maggiori assai assai di quelli di Ticone, esattissimi e fatti con pochissima spesa, il lato de i quali sia di 4, 6, 20, 30 e 50 miglia, sì che un grado sia largo un miglio, un minuto primo 50 braccia, un secondo poco meno di un braccio: ed in somma gli potremo avere, senza spender nulla, di qual grandezza più ci piacerà. Io, stando in una mia villa vicino a Firenze, osservai manifestamente l’arrivo e la partita del Sole dal solstizio estivo, mentre che una sera nel suo tramontare si addopò a una rupe delle montagne di Pietrapana, lontana circa 60 miglia, lasciando di sé scoperto un sottil filo verso tramontana, la cui larghezza non era la centesima parte del suo diametro, e la seguente sera in simil occaso mostrò pur di sé scoperta una simil parte, ma notabilmente più sottile, argomento necessario dell’aver egli cominciato a discostarsi dal tropico; ed il regresso del Sole dalla prima alla seconda  osservazione  non  importò  sicuramente  un  minuto  secondo nell’orizonte: l’osservazione poi fatta con telescopio esquisito, e che multiplica il disco del Sole più di mille volte, riesce facile e insieme dilettevole. Ora, con simili strumenti voglio che facciamo le nostre osservazioni nelle stelle fisse, servendoci di alcuna di quelle nelle quali la mutazione dovrebbe esser più cospicua, quali sono, come già si è dichiarato, le più remote dall’eclittica, tra le quali la Lira, stella grandissima e vicina al polo dell’eclittica, sarebbe molto opportuna ne i paesi assai settentrionali, operando nella maniera che dirò appresso, ma co ‘l servirmi di altra stella; e già meco medesimo ho appostato un luogo assai accomodato per tale osservazione. Il luogo è un’aperta pianura, sopra la quale si alza verso tramontana una montagna molto eminente, nel vertice della quale è fabbricata una piccola chiesetta, situata da occidente verso oriente, sì che la schiena del suo coperto può segare ad angoli retti il meridiano di qualche abitazione posta nella pianura. Voglio fermare una travetta parallela alla detta schiena o colmo del tetto, e da esso distante un braccio in circa: fermata questa, cercherò nel piano il luogo dal quale  una  delle  stelle  del  Carro,  nel  passar  per  il  meridiano,  venga ascondendosi doppo la trave già collocata; o vero, quando la trave non fusse tanto grossa che bastasse ad occultar la stella, troverò il posto di dove si vegga la medesima trave tagliare in mezo il disco di essa stella, effetto che con telescopio esquisito si discerne esquisitamente: e se nel luogo di dove tale accidente si scorgerà fusse qualche abitazione, sarà tanto più comodo; quando che no, farò piantare un palo ben fermo in terra,con nota stabile
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Prima. Posto che la Terra, corpo sferico, si volga circa ‘l proprio asse e poli, ciaschedun punto segnato nella sua superficie descrive la circonferenza di un cerchio, maggiore o minore secondo che il punto segnato sarà più o meno lontano da i poli; e di questi cerchi, massimo è quello che vien disegnato da un punto egualmente lontano da essi poli: e tutti questi cerchi sono tra di loro paralleli; e paralleli li chiameremo. Seconda. Essendo la Terra di figura sferica e di sustanza opaca, vien continuamente illuminata dal Sole secondo la metà della sua superficie, restando l’altra metàtenebrosa: ed essendo il termine che distingue la parte illuminata dalla tenebrosa un cerchio massimo, lo chiameremo cerchio terminator della luce. Terzo.  Quando  il  cerchio  terminator  della  luce  passasse  per  i  poli  della Terra, taglierebbe (essendo cerchio massimo) tutti i paralleli in parti eguali; ma non passando per i poli, gli taglierà tutti in parti diseguali, trattone il solo cerchio di mezo, che, per esser massimo, vien pur segato in parti eguali. Quarta. Volgendosi la Terra intorno a i proprii poli, le quantità de i giorni e delle notti vengono determinate da gli archi de i paralleli segati dal cerchio terminator della luce e l’arco che resta nell’emisferio illuminato prescrive la lunghezza del giorno, e il rimanente è la quantità della notte. Proposte queste cose, per più chiara intelligenza di quello che resta da dirsi verremo a descriverne una figura: e prima segneremo la circonferenza di un cerchio, che ci rappresenterà quella dell’orbe magno, descritta nel piano dell’eclittica, e questa divideremo in quattro parti eguali con li due diametri, Capricorno, Granchio, Libra e Ariete, che nell’istesso tempo ci rappresenteranno i quattro punti cardinali, cioè li due solstizii e li due equinozii; e nel centro di tal cerchio noteremo il Sole O, fisso ed immobile. Segnamo ora circa i quattro punti Capricorno, Granchio, Libra e Ariete come centri, quattro cerchi eguali, li quali ci rappresentino la  Terra, in essi in diversi tempi costituita; la quale co ‘l suo centro nello spazio di un anno cammini per tutta la circonferenza Capricorno Ariete Granchio e Libra, muovendosi da occidente verso oriente, cioè secondo l’ordine de’ segni. Già è manifesto che mentre la Terra sia in Capricorno, il Sole apparirà in Granchio, e movendosi la  Terra per l’arco Capricorno e Ariete, il Sole apparirà muoversi per l’arco Granchio e Libra ed in somma scorrere il zodiaco secondo l’ordine de i segni nello spazio di un anno; e con questo primo assunto vien senza controversia sodisfatto all’apparente movimento annuo del Sole sotto l’eclittica.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � Ora venendo all’altro movimento, cioè al diurno della  Terra in se stessa, bisogna stabilire i suoi poli ed il suo asse, il quale si ha da intendere esser non eretto a perpendicolo sopra il piano dell’eclittica, cioè non parallelo all’asse dell’orbe magno, ma declinante dall’angolo retto gradi 23 e mezo in circa, co ‘l suo polo boreale verso l’asse dell’orbe magno, stante il centro della Terra nel punto solstiziale di Capricorno. Intendendo dunque il globo terrestre avere il suo centro nel punto Capricorno, segneremo i poli ed il suo asse A B, inclinato dal perpendicolo sopra ‘l diametro Capricorno e Granchio gradi 23 e mezo, sì che l’angolo A Capricorno e Granchio venga ad essere il complimento di una quarta, cioè gradi 66 e mezo, e tale inclinazione bisogna intendere esser immutabile; ed il polo superiore A intenderemo essere il boreale, e l’altro B l’australe. Immaginandoci ora la Terra rivolgersi in se stessa circa l’asse A B in ore ventiquattro, pur da occidente verso oriente, verranno da tutti i punti notati nella sua superficie descritti cerchi tra di loro paralleli: segneremo, in questo primo posto della Terra, il massimo C D e li due da esso lontani gradi 23 e mezo, E F sopra e G N sotto, e gli altri due estremi I K, L M, lontani per simile intervallo da i poli A, B; e sì  come  aviamo  notati  questi  cinque,  così  ne  possiamointendere  altri innumerabili, paralleli a questi, descritti da gl’innumerabili punti della terrestre superficie. Intendiamo ora, la Terra co ‘l moto annuo del suo centro trasferirsi  ne  gli  altri  luoghi  già  notati,  ma  passarvi  con  tal  legge:  che  il
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Galileo Galilei   Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo   Giornata  terza � proprio  asse  A  B  non  solamente  non  muti  inclinazione  sopra  il  piano dell’eclittica, ma non varii anco già mai direzzione, sì che, mantenendosi sempre parallelo a se stesso, riguardi continuamente verso le medesime parti dell’universo o vogliamo dire del firmamento; dove se noi l’intendessimo prolungato,  verrebbe  co  ‘l  suo  altissimo  termine  a  disegnare  un  cerchio parallelo ed eguale all’orbe magno Libra Capricorno Ariete e Granchio come base superiore di un cilindro descritto da se medesimo nel moto annuo sopra  l’inferior  base  Libra  Capricorno  Ariete  e  Granchio:  e  però,  stante questa immutabilità d’inclinazione, segneremo quest’altre tre figure intorno a i centri Ariete, Granchio e Libra, simili in tutto e per tutto alla descritta prima intorno al centro Capricorno. Consideriamo adesso la prima figura della Terra: nella quale, per esser l’asse A B declinante dal perpendicolo sopra il diametro Capricorno Granchio gradi 23 e mezo verso il Sole O, ed essendo l’arco A I pur gradi 23 e mezo, l’illuminazion del Sole illustrerà l’emisferio del globo terrestre esposto verso il Sole (del quale qui se ne vede la metà), diviso dalla parte tenebrosa per il terminator  della  luce  I  M;  dal  quale  il  parallelo  C  D,  per  esser  cerchio massimo, verrà diviso in parti eguali, ma gli altri tutti in parti diseguali, essendo che il terminator della luce I M non passa per i lor poli A, B; ed il parallelo I K, insieme con tutti gli altri descritti dentro di esso e più vicini al polo A, resteranno interi nella parte illuminata, come, all’incontro, gli opposti verso il polo B, contenuti dentro al parallelo L M, resteranno nelle tenebre. Oltre a ciò, per esser l’arco A I eguale all’arco F D e l’arco A F comune, saranno li due I K F, A F D eguali, e ciascheduno una quarta; e perché tutto l’arco I F M è mezo cerchio, sarà l’arco M F una quarta, ed eguale  all’altra  F  K  I:  e  però  il  Sole  O  sarà,  in  questo  stato  della  Terra, verticale  a  chi  fusse  nel  punto  F.  Ma  per  la  revoluzione  diurna  intorno all’asse stabile A B tutti i punti del parallelo E F passano per il medesimo punto F; e però in tal giorno il Sole nel mezo dì sarà verticale a tutti gli abitatori del parallelo E F, e gli sembrerà descriver nel suo moto apparente il cerchio che noi chiamiamo il tropico di Cancro; ma a gli abitatori di tutti i paralleli che sono sopra ‘l parallelo E F, verso il polo boreale A, il Sole declina dal lor vertice verso austro; ed all’incontro, tutti gli abitatori de i paralleli che sono sotto l’E F, verso l’equinoziale C D e ‘l polo austrino B il Sole meridiano è elevato oltre al lor vertice verso ‘l polo boreale A. Vedesi appresso, come di tutti i paralleli il solo massimo C D è tagliato in parti
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
posizione e plenilunio: e questa lunare inegualità convien che sia participata dalla Terra ancora. Imperocché, se noi intenderemo una linea retta prodotta dal centro del Sole per il centro del globo terrestre, e prolungata sino all’orbe lunare, questa sarà il semidiametro dell’orbe magno, nel quale la Terra quando fusse sola, si moverebbe uniformemente; ma se nel medesimo semidiametro collocheremo un altro corpo da esser portato, ponendolo una volta tra la Terra e il Sole, ed un’altra volta oltre alla Terra in maggior lontananza dal Sole, è forza che in questo secondo caso il moto comune di amendue secondo la circonferenza dell’orbe magno, mediante la lontananza della Luna, riesca alquanto più tardo che nell’altro caso, quando la Luna è tra la Terra e ‘l Sole, cioè in minor distanza: talché in questo fatto accade giusto quel che avviene nel tempo dell’oriuolo, rappresentandoci la Luna quel piombo che s’attacca or più lontano dal centro per far le vibrazioni dell’asta men frequenti, ed ora più vicino, per farle più spesse. Di qui può esser manifesto, come il movimento annuo della Terra nell’orbe magno e sotto l’eclittica non è uniforme, e come la sua difformità deriva dalla Luna ed ha suoi periodi e restituzioni mestrue. E perché si era concluso, le alterazioni periodiche, mestrue ed annue, de i flussi e reflussi non poter derivare da  altra  cagione  che  dall’alterata  proporzione  tra  il  moto  annuo  e  gli additamenti e suttrazioni della vertigine diurna; e tale alterazione poteva farsi in due modi, cioè con l’alterare il moto annuo, ritenendo ferma la quantità de gli additamenti, o co ‘l mutar la grandeza di questi, mantenendo l’uniformità del moto annuo; già abbiamo ritrovato il primo di questi due modi, fondato sopra la difformità del moto annuo, dependente dalla Luna e che ha i suoi periodi mestrui: è dunque necessario che per tal cagione i flussi e reflussi abbiano un periodo mestruo, dentro al quale si facciano maggiori e minori. Ora vedete come la causa del periodo mestruo risiede nel moto annuo, ed insieme vedete ciò che ha che far la Luna in questo negozio, e come ella ci entra a parte senza aver che fare niente né con mari né con acque.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
che è quella che vulgarmente si chiama la sua teorica, non possiamo noi per ancora  indubitatamente  risolvere:  testimonio  ce  ne  sia  Marte,  che  tanto travaglia i moderni astronomi; ed alla Luna stessa sono state assegnate variate teoriche, dopo l’averla il medesimo Copernico mutata assai da quella di Tolomeo. E per descender più al nostro particolare, cioè al moto apparente del Sole e della Luna, di quello è stato osservato certa grande inegualità, per la quale in tempi assai differenti e’ passa li due mezi cerchi dell’eclittica, divisi da i punti de gli equinozii; nel passar l’uno de i quali egli consuma circa a nove giorni di più che nel passar l’altro, differenza, come vedete, molto grande e notabile. Ma se nel passare archi piccoli,quali sarebbono, per esempio, i 12 segni, e’ mantenga un moto regolarissimo, o pure proceda con passi or più veloci alquanto ed or più lenti, come è necessario che segua quando il movimento annuo sia solo in apparenza del Sole, ma in realtà della Terra accompagnata dalla Luna, ciò non è stato sin qui osservato, né forse ricercato. Della Luna poi, le cui restituzioni sono state investigate  principalmente  in  grazia  de  gli  eclissi,  per  i  quali  basta  aver  esatta cognizione del moto suo intorno alla Terra, non si è parimente con intera curiosità ricercato qual sia il suo progresso per gli archi particolari del zodiaco. Che dunque la Terra e la Luna nello scorrer per il zodiaco, cioè per la circonferenza dell’orbe magno, si accelerino alquanto ne’ novilunii e si ritardino ne’ plenilunii, non deve mettersi in dubbio perché tal inegualità non si sia manifestata: il che per due ragioni è accaduto; prima, perché non è stata ricercata; secondariamente poi, perché ella può essere non molto grande. Né molto grande fa di bisogno che ella sia per produr l’effetto che si  vede  nell’alterazione  delle  grandezze  de  i  flussi  e  reflussi,  perché  non solamente  tali  alterazioni,  ma  gli  stessi  flussi  e  reflussi,  son  piccola  cosa rispetto alla grandezza de’ suggetti in cui si esercitano, ancor che rispetto a noi ed alla nostra piccolezza sembrino cose grandi. Imperocché l’aggiugnere o scemare un grado di velocità dove ne sono naturalmente 700 o 1000, non si può chiamar grande alterazione né in chi lo conferisce né in chi lo riceve: l’acqua del mar nostro, portata dalla vertigine diurna, fa circa 700 miglia per ora (che è il moto comune alla Terra ed ad essa, e però impercettibile a noi); quello che nelle correnti ci si fa sensibile, non è di un miglio per ora (parlo nel mare aperto, e non ne gli stretti), e questo è quello che altera il movimento primo, naturale e magno: e tale alterazione è assai rispetto a noi ed a i navilii, perché a un vassello che dalla forza de i remi ha di fare nell’acqua stagnante, verbigrazia, 3 miglia per ora, in quella tal corrente dall’averla  in  favore  all’averla  contro  importerà  il  doppio  del  viaggio;  differenza notabilissima nel moto della barca, ma piccolissima nel movimento del mare, che viene alterato per la sua settecentesima parte. L’istesso dico dell’alzarsi
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei