duttile

[dùt-ti-le]
In sintesi
malleabile, arrendevole.
← dal lat. ductĭle(m), deriv. di ctus, part. pass. di ducĕre ‘condurre’.
1
Di sostanza o corpo che presenta duttilità || Di metallo, che si può ridurre in fili più o meno sottili SIN. malleabile
2
estens. Flessibile, pieghevole: verso lei / piega il d. collo (Parini)
3
fig. Arrendevole, cedevole: è un uomo d.; carattere, temperamento d. || Adattabile, facilmente applicabile: ingegno d. alle arti più svariate SIN. docile, trattabile CONT. duro, restio

Citazioni
cenere e rusco e graveolente fimo; sì che la pioggia che già lì stagnante specchiava il volo delle esauste nubi, dopo sparì, parve sorbir le zolle, vi brulicò, vi gorgogliò, rendendo grato un odore al cielo. III Ma pur amava la cerulea creta Brigo vasaio; e ben ve n’era in copia, duttile e molle al pollice qual olio. Ora egli fece un breve bozzo in terra, ben levigato, e i quattro lati cinse d’un muricciuolo, ove impastar l’argilla. Eresse accanto la fornace, quadra, con la sua bocca, ove introdurre i pruni secchi e la stipa, ed appiccarvi il fuoco. Alla dimora della chiara fiamma contiguo fece il penetrale angusto pei vasi, asciutti ma non sodi ancora; che prima in alto, umidi sempre e molli, vogliono a lungo, vogliono da lungi udire il nuovo scricchiolìo del fuoco. E poi la ruota collocò, robusta, che mossa muove il lucido tagliere, e fece l’asse a cui s’appoggia il tergo, e la pedana a cui l’un piede ponta, ma l’altro preme e fa girar la ruota e la sua testa. Così ebbe il bozzo e la fornace e il banco. IV Ma prima prima avean pensato all’acqua. Ce n’era un filo, sùbito bevuto lassù dal vello soffice del mustio. Ma poi, tra lisci ciottoli, giulivo d’esserci ancora, gorgogliava a gara
Poesie varie di Giovanni Pascoli
De la tua Dama: e il suo bel labbro intanto T’apparecchia un sorriso. Ognun s’arretra Che conosce i tuoi dritti, e si conforta 75 Con le adulte speranze a te lasciando Libero e scarco il più beato seggio. Tal colà dove infra gelose mura Bizanzio ed Ispaàn guardano il fiore De la beltà che il popolato Egèo 80 Manda, e l’Armeno, e il Tartaro, e il Circasso Per delizia d’un solo, a bear entra L’ardente sposa il grave Munsulmano. Tra ‘l maestoso passeggiar gli ondeggiano Le late spalle, e sopra l’alta testa 85 Le avvolte fasce: dall’arcato ciglio Ei volge intorno imperioso il guardo; E vede al su’ apparire umil chinarsi, E il piè ritrar l’effeminata, occhiuta Turba, che sorridendo egli dispregia. 90 Ora imponi, o Signor, che tutte a schiera Si dispongan tue grazie; e a la tua Dama Quanto elegante esser più puoi ti mostra. Tengasi al fianco la sinistra mano Sotto il breve giubbon celata; e l’altra 95 Sul finissimo lin posi, e s’asconda Vicino al cor: sublime alzisi ‘l petto, Sorgan gli omeri entrambi, e verso lei Piega il duttile collo; ai lati stringi Le labbra un poco; ver lo mezzo acute 100 Rendile alquanto, e da la bocca poi Compendiata in guisa tal sen esca Un non inteso mormorìo. La destra Ella intanto ti porga: e molle caschi Sopra i tiepidi avorj un doppio bacio. 105 Siedi tu poscia; e d’una man trascina Più presso a lei la seggioletta. Ognuno Tacciasi; ma tu sol curvato alquanto
Il Giorno di Giuseppe Parini