diffida

[dif-fì-da]
In sintesi
intimazione, ingiunzione a compiere o a non compiere una determinata azione
← deriv. di diffidare.
s.f.

DIR Misura di prevenzione consistente in una ingiunzione del Questore con la quale si intima a una persona di compiere una determinata azione o di astenersi da un determinato comportamento o attività

Citazioni
Questi due esempî generalmente convengono a tutti i dolori morali, a tutti i piaceri morali. Essi non si risentono se non in quel momento, in cui l’animo dimentico quasi del presente si risovviene e prevede; e a misura che o teme, o spera, sente o dolore, o piacere. Se questo è vero, ne scaturisce un teorema generalissimo. Tutte le sensazioni nostre piacevoli o dolorose, dipendono da tre soli principî: azione immediata sugli organi, speranza e timore. Il primo principio cagiona tutte le sensazioni fisiche; gli altri due le sensazioni morali. Scelgasi  un  piacere  morale  ancora  più  nobile  e  puro;  figuriamoci  un geometra nel momento in cui per un fortunato accozzamento d’idee ha carpito lo scioglimento di un problema arduissimo e importantissimo. Qual sarebbe la gioia di quel geometra, se egli vivesse in un’isola disabitata, sicuro che nessun uomo potrà mai sapere la scoperta da lui fatta? A me pare che poca, o nessuna consolazione  ne  proverebbe;  o  se  qualche  ombra  ne  risentisse,  ciò  verrebbe perché da quella verità ne sperasse di cavarne o un uso pratico per vivere più agiatamente, ovvero maggiore attuazione a svilupparne in seguito una catena di altre curiose verità, e guadagnare così una occupazione che lo sottragga alla inazione insipida della sua vita solitaria. Il piacere adunque del matematico, quello che lo fa nudo balzare dal bagno, e scorrere pieno di entusiasmo per la città, si è la speranza de’ piaceri che in avvenire aspetta e dalla stima degli uomini, e da’ beneficî che dovrà riceverne. Per ciò dico che tutti i piaceri morali, come tutti i dolori morali, altro non sono che un impulso del nostro animo nell’avvenire: cioè timore e speranza. Un dolore morale de’ più sublimi nella sfera degli umani sarà quello che sente un cuor nobile e generoso, qualora per disgrazia o acciecato da una violenta passione, ovvero per inavvertenza abbia mancato di gratitudine a un virtuoso suo benefattore. Analizziamo i sentimenti dolorosi che lo affliggono. Egli teme il disprezzo, o almeno la diminuzione di stima degli uomini, e confusamente nell’avvenire scorrendo, se ne anticipa i mali: egli diffida di sé medesimo, e sente la probabilità accresciuta di potere di nuovo in avvenire coprirsi di simili macchie, e sempre più veder diminuita l’opinione dei buoni; ei prevede che per quanto sia generoso il suo benefattore, non potrà in avvenire stare in sua presenza così tranquillo e sereno, come vi stava in prima. Tutta questa nebbia gli offusca la serie delle sensazioni che si vede avanti, e quand’anche sul momento non le analizzi a sé medesimo, ma confusamente col suo vocabolo di rimorso annunzi il dolor che soffre, que-
Discorso sull indole del piacere e del dolore di Pietro Verri