collazione

[col-la-zió-ne]
In sintesi
confronto più copie di un testo; studio, esame critoco
1
Raffronto, riscontro di testi scritti o stampati in più copie tra loro, o di un testo manoscritto o stampato con l'originale || Correzione eseguita da più revisori
2
ECCL Conferimento di un beneficio ecclesiastico vacante || Conferimento di ordini sacri
3
DIR Obbligo degli eredi di un patrimonio di conferire nel patrimonio stesso, prima della divisione, le eventuali donazioni ricevute dal defunto
4
ant. Conferenza

Citazioni
bene ritrovato di notomia, poco nota nella età sua. E meritò per questa opera che Luigi Bacci, da lui con Carlo et altri suoi fratelli e molti Aretini che fiorivano allora nelle lettere, quivi intorno a la decollazione d’un re tutti ritratti di naturale, largamente lo premiasse e di esser poi sempre e riverito et amato in quella città che egli aveva tanto illustrata. Dilettossi molto costui di far modelli di terra, et a quelli metter sopra de’ panni molli, per ritrarli con infinità di pieghe. Fece nel Vescovado di detta città una Santa Maria Maddalena a fresco, allato a la porta della sagrestia; e nella pieve un San Bernardino in una colonna, ch’è tenuto cosa bellissima. Alla compagnia della Nunziata in detta città fece il segno da portare a processione; et a Santa Maria delle Grazie fuor della terra, in testa ad un chiostro, in una sedia tirata in prospettiva, un San Donato; et in San Bernardo, monaci di Monte Oliveto, una figura di San Vincenzo in una nicchia in alto in muro, ch’è di grandissimo rilievo a tal cosa, che bellissima da gli artefici è stimata. Dipinse a Sargiano, luogo de’ frati del Zoccolo di San Francesco fuor d’Arezzo, una cappella dove è un Cristo nello orto che ora di notte, che bellissimo si tiene. Egli fu studiosissimo nell’arte, e nella prospettiva valse tanto, che nessuno più di lui fu mirabile nelle cose della cognizione di Euclide, e tutti i miglior giri tirati ne’ corpi regolari egli meglio ch’altro geometra intese, et i maggiori lumi che di tal cose ci sieno, ci sono di man sua; perché maestro Luca da ‘l Borgo frate di San Francesco che sopra i corpi regolari della geometria scrisse, fu suo discepolo. E vedendo in vecchiezza Pietro che aveva composto di molti libri, Maestro Luca facendoli stampare, tutti gli usurpò per se stesso, come già s’è detto di sopra, sì come quello a cui erano pervenuti nelle mani dopo la morte di Maestro Pietro. Lavorò ancora in Perugia molte cose che per quella città si veggono. Fu grandissimo compagno et amico di Lazaro Vasari aretino, il quale sempre la sua maniera imitò, e bonissimo maestro fu tenuto di figure piccole. Furono discepoli di Pietro, Lorentino d’Angelo aretino, il quale imitando quella maniera, fece in Arezzo molte pitture, e quelle che cominciate aveva Pietro a ultima fine ridusse; come ancora nel chiostro di Santa Maria delle Grazie fuor di Arezzo, vicino al San Donato che Pietro vi lavorò, son le storie di San Donato da Laurentino lavorate in fresco. Dipinse in Santo Agostino et in San Francesco in Arezzo cappelle; e per la città molt’opere similmente, e fuori per il contado fece moltissime figure per aiutare la famiglia sua che era in quei tempi molto povera. Dicesi che, sendo vicino a Carnovale, i suoi figliuoli lo pregavano che amazzasse il porco, per essere così Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Le Vite - Volume primo di Giorgio Vasari
Nella sua partita per Francia avevano gli uomini dello Scalzo considerato che non si partirebbe più, et avevano allogato tutto il restante dell’opera del lor cortile al Francia Bigio, che già ci aveva fatto due istorie; ma, vedendo Andrea in Firenze, lo domandorono se voleva seguitare. Et egli ripresa l’opera molto volentieri la seguitò; et in quella fece quattro istorie, l’una dopo l’altra, dove è in una la presa di San Giovanni dinanzi a Erode, la qual è molto bene intesa e lodata; l’altra, la cena et il ballo di Erodiana, con figure molto accomodate et a proposito; e simil fece la sua decollazione, nella quale è un boia mezzo ignudo che ha tagliato la testa a San Giovanni ch’è una figura molto eccellentemente disegnata, simile tutte l’altre; e così fece quando Erodiana presenta la testa, dove sono alcune figure che di stupore si maravigliano, fatte con una considerazione molto a proposito. Le quali istorie sono state un tempo lo studio e la scuola di molti giovani, oggi venuti eccellenti in questa arte. Fece in su ‘l canto che si voltava per ire al convento de’ frati Iesuati fuora della porta a’ Pinti, un tabernacolo, il quale restò per lo assedio di Fiorenza l’anno MDXXX in piedi, e non fu rovinato come l’altre cose per la bellezza sua; ne ‘l quale è una Nostra Donna a sedere con un putto in collo et un San Giovanni fanciullo che ride, fatto con un’arte grandissima e lavorato in fresco perfettissimamente, stimato molto per la vivezza e per la bellezza sua. E la testa della Nostra Donna è il ritratto della sua moglie di naturale. Faceva allora in Francia molte faccende di mercanzia Bartolomeo Panciatichi il Vecchio, e desideroso lasciare memoria di sé in Lione, ordinò a Baccio d’Agnolo che Andrea li dipignessi una tavola per mandarsi là, nella qual volse una Assunta di Nostra Donna con gli Apostoli che stessino attorno a ‘l sepolcro. La quale Andrea condusse fin presso alla fine, ma il legname di quella parecchi volte si aperse; e così ella rimase adietro non finita del tutto alla morte sua. Questa fu poi da Bartolomeo Panciatichi il Giovane suo figliuolo riposta nelle sue case, come opera veramente degna di lode, per le bellissime figure de gli Apostoli, oltre alla Nostra Donna che da un coro di putti ritti è circundata, senza altri fanciulli che la reggano e portono con una grazia singularissima. Et in una sommità della tavola è ritratto fra gli Apostoli Andrea nello specchio che par vivo vivo. Fece ne l’orto de’ frati de’ Servi a sommo i dua cantoni, due istorie de la Vigna di Cristo, nelle quali è quando ella si pianta e lega e paleggia, con quel padre di famiglia che mette alcuni operai oziosi, fra i quali è uno che mentre li dimanda s’e’ vuole entrar in opera, sedendo se gratta le mani, la qual è molto ben fatta. Ma molto è più bella l’altra, quando e’ gli paga che e’ mormorano; infra i quali è uno che da Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Le Vite - Volume secondo di Giorgio Vasari
Così il Rosso fatto un rullo che girava con un ferro, quello gli teneva, acciò che per casa potesse andare, ma non saltare per le altrui come prima faceva. Perché vistosi a tal supplicio condennato, il bertuccione parve che s’indovinasse il frate essere stato di ciò cagione, onde ogni dì s’essercitava saltando di passo in passo con le gambe e tenendo con le mani il contrapeso, e così posandosi spesso al suo disegno pervenne. Perché, sendo un dì sciolto per casa, saltò appoco appoco di tetto in tetto, su l’ora che il guardiano era a cantar il vespro, e pervenne sopra il tetto della camera sua. Quivi, lasciato andare il contrapeso, vi fece per mezza ora un sì amorevole ballo, che né tegolo né coppo vi restò che non rompesse. E tornatosi in casa, si sentì fra tre dì per una pioggia le querele del priore. Avendo il Rosso finito l’opere sue, con Batistino e ‘l bertuccione s’inviò a Roma, et essendo in grandissima aspettazione, l’opre sue infinitamente erono desiderate, essendosi veduti alcuni disegni fatti per lui, i quali erano tenuti maravigliosi, atteso che il Rosso divinissimamente e con gran pulitezza disegnava. Quivi fece nella Pace sopra le cose di Raffaello una opra, della quale non dipinse mai peggio a’ suoi giorni, né posso imaginare onde ciò procedesse, se non ch’egli gonfio di vana gloria di se stesso, niente stimava le cose d’altri: per che gli avvenne che, ciò poco apprezzando, la sua fu poi meno stimata. In questo tempo fece al Vescovo Tornabuoni amico suo un quadro d’un Cristo morto, sostenuto da due angeli, che oggi è appresso Monsignor Della Casa, il quale fu una bellissima impresa. Fece al Baviera, in disegni di stampe, tutti gli dèi, intagliati poi da Iacopo Caraglio alcune, quando Saturno si muta in cavallo, e quando Plutone rapisce Proserpina. Lavorò una bozza della decollazione di San Gio Batista, che oggi è in una chiesiuola su la piazza de’ Salviati in Roma. Successe in quel tempo il sacco di Roma, dove il povero Rosso fu fatto prigione de’ Tedeschi e molto male trattato. Percioché oltra lo spoliarlo de’ vestimenti, scalzo e senza nulla in testa, gli fecero portare addosso pesi, e sgombrare quasi tutta la bottega d’un pizzicagnuolo. Per il che da quelli mal condotto, si condusse appena in Perugia, dove da Domenico di Paris pittore fu molto accarezzato e rivestito; et egli disegnò per lui un cartone di una tavola de’ Magi, il quale appresso lui si vede, cosa bellissima. Né molto restò in tal luogo, intendendo ch’al Borgo era venuto il Vescovo de’ Tornabuoni, fuggito egli ancora dal sacco, e si trasferì quivi. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Le Vite - Volume secondo di Giorgio Vasari