cantonata

[can-to-nà-ta]
In sintesi
angolo di un edificio all'incrocio di due strade; equivoco, abbaglio, svista
← deriv. di cantone 1; nel sign. di ‘errore’ si alludeva in orig. all’urto della ruota contro l’angolo della via, nel prendere una curva troppo stretta.
1
Angolo, spigolo esterno di una casa, che è anche punto di incontro di due strade || estens. Ciascuno dei due muri di un edificio, nel punto in cui si incontrano per fare angolo: il negozio è qui, alla c.
2
fig. Errore grossolano, grosso sbaglio || Prendere una cantonata, prendere un grosso abbaglio

Citazioni
che spesso sia destrutta da’ fuochi, da le rovine, dal furor delle guerre e sotterrata e transportata in diversi luoghi, spogliate le opere d’ogni bello artifizio, si riconosce nondimeno da chi intende la differenzia delle maniere di tutti i paesi, come per esempio la egizzia è sottile e lunga nelle figure, la greca è artifiziosa e di molto studio negli ignudi e le teste hanno quasi una aria medesima. E la antichissima de’ Toscani e de’ Romani è bella per l’arie, per le attitudini e moti, per gli ignudi e per i panni, che certo hanno cavato il bello di tutte queste provincie e, raccoltolo in una sola maniera, per farla apparire la più divina di tutte le altre. Dove, spente queste arti, si adoperava nel tempo di Andrea quella che da’ Gotti e da’ Greci goffi era stata recata in Toscana. Et egli, considerato il nuovo disegno di Giotto e quelle poche anticaglie che gli erano note, assottigliò gran parte della grossezza di sì sciaurata maniera con il suo giudizio, e cominciò ad operare meglio et a dare molto maggiore bellezza alle cose sue, che non aveva fatto ancora nessuno altro in quella arte, insino a’ tempi suoi. Per il che, visto lo ingegno, la destrezza e la pratica, cominciò nella patria sua, ciò è in Pisa, ad essere aiutato da molti et a mettere in opera. Laonde fece a Santa Maria a Ponte alcune figurine di marmo di sua mano, le quali gli recarono tal nome ch’e’ fu ricerco e con grandissima instanzia e per non piccoli mezzi, di venire a lavorare in Firenze per la Opera di Santa Maria del Fiore, la quale aveva allora cominciata la fabbrica del campanile, et avevano carestia di maestri che facessino le storie che Giotto aveva disegnate, da mettersi nel principio di detta fabbrica. E così Andrea, pensando fare acquisto nella roba, sì come egli aveva fatto nella arte, si condusse a Firenze, e fece la porta di detto campanile con quelle figurette che sono in cima di quella, e di poi seguitò le istorie che ci sono intorno, però che quattro, che sono fra la chiesa e la torre del campanile, che si conoscono che non sono sue. Seguitò di fare di sopra, in certe mandorle, i sette Pianeti, le sette opere della misericordia e le sette Scienzie tutte di marmo, ciò è con figurette piccole e di basso rilievo. Et acquistato grandemente più fama e più maestria, prese a fare da gli operai tre figure, che sono braccia, che andavano nel campanile nelle nicchie sotto le finestre; e finite, furon messe su da quella banda dove oggi stanno i Pupilli, ciò è verso mezzogiorno. Le quali gli feciono acquistare tanta grazia appresso degli operai, che e’ li diedero a fare due altre figure di marmo della medesima grandezza, che furono il Santo Stefano et il Santo Lorenzo che son posti nella facciata di Santa Maria del Fiore, in su le ultime cantonate della facciata. Le quali opere ciascuna di per sé e tutte insieme,
Le Vite - Volume primo di Giorgio Vasari
che le cose di Giotto e di Andrea Pisano e Nino e degli altri tutti, che per la similitudine delle maniere ho messi insieme nella prima parte, se elle si compareranno a quelle di coloro che dopo loro hanno operato, non meriteranno lode straordinaria né anche mediocre; né era che io non lo vedessi, quando io gli ho laudati. Ma chi considererà la qualità di que’ tempi, la carestia de gli artefici, la difficultà de’ buoni aiuti, le terrà non belle, come ho detto io, ma miracolose, et arà piacere infinito di vedere i primi principii e quelle scintille di buono che nelle pitture e sculture cominciavono a risuscitare. Non fu certo la vittoria di L Marzio in Spagna tanto grande, che molte non avessino i Romani delle maggiori. Ma avendo rispetto al tempo, al luogo, al caso, alla persona et al numero, ella fu tenuta stupenda et ancor oggi pur degna delle lode, che infinite e grandissime le son date da gli scrittori. Così a me, per tutti i sopradetti rispetti, è parso che e’ meritino non solamente d’essere scritti da me con diligenzia, ma laudati con quello amore e sicurtà che io ho fatto. E penso che non sarà stato fastidioso a’ miei artifici l’aver udite queste lor vite e considerato le lor maniere e lor modi: e ne ritrarrano forse non poco utile, il che mi fia carissimo e lo reputerò a buon premio delle mie fatiche, nelle quali non ho cerco altro che far loro, in quanto io ho potuto, utile e diletto. Ora, poi che noi abbiamo levate da balia, per un modo di dir così fatto, queste tre arti, e cavatele ancora de la fanciullezza, ne viene la seconda età, dove si vedrà infinitamente migliorato ogni cosa; e la invenzione più copiosa di figure, più ricca d’ornamenti; et il disegno più fondato e più naturale verso il vivo; et inoltre una fine nell’opre condotte con manco pratica, ma pensatamente con diligenzia; la maniera più leggiadra, i colori più vaghi, in modo che poco ci resterà a ridurre ogni cosa al perfetto, e che elle imitino appunto la verità della natura. Perché prima con lo studio e con la diligenzia del gran Filippo Brunelleschi, la architettura ritrovò le misure e le proporzioni degli antichi così nelle colonne tonde come ne’ pilastri quadri e nelle cantonate rustiche e pulite, et allora si distinse ordine per ordine e fecisi vedere la differenza che era tra loro. Ordinossi che le cose andassino per regola, seguitassino con più ordine e fussino spartite con misura. Crebbesi la forza et il fondamento al disegno, e dettesi alle cose una buona grazia, e fecesi conoscere l’eccellenzia di quella arte. Ritrovossi la bellezza e varietà de’ capitelli e delle cornici, in tal modo che si vide le piante de’ tempii e de gli altri suoi edifizi esser benissimo intese, e le fabbriche ornate, magnifiche e proporzionatissime, come si vede nella stupendissima machina della cupola di Santa Maria del Fiore di Fiorenza, nella bellezza e grazia della sua lanterna, ne l’orOp. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Le Vite - Volume primo di Giorgio Vasari