camaleonte

[ca-ma-le-ón-te]
In sintesi
persona che cambia facilmente opinione e idee politiche
← dal lat. chamaeleŏnte(m), dal gr. chamailéōn -ontos, comp. di chamái ‘in basso, sulla terra’ e léōn -ontos ‘leone’; propr. ‘leone (che striscia) sulla terra’.
1
ZOOL Rettile del sottordine dei Sauri (Chamaeleo chamaeleo), simile alla lucertola, con coda prensile e lingua protrattile, che vive sugli alberi nutrendosi di insetti e la cui pelle ha la proprietà di cambiare colore a seconda degli stimoli esterni; proprio dell'Africa, delle coste mediterranee dell'Asia e dell'Andalusia
2
fig. Persona facile a cambiare opinione a seconda del proprio tornaconto: i camaleonti della politica SIN. opportunista
3
CHIM Camaleonte minerale, permanganato di potassio, che cambia colore a contatto con l'aria o con l'acqua

Citazioni
Fra tante istorie ch’io ti narro e tante un punto principal non vo’ tacere. Non esser in amor foglia incostante ch’al primo soffio è facile a cadere. Non esser alga in mar lieve e tremante che pieghi or quinci or quindi il tuo volere. Stabile ai venti, al’onde, in te raccogli la fermezza de’ tronchi e degli scogli. Vago è del bello e di leggier s’accende di duo begli occhi un giovinetto core. Agitato vacilla, or lascia, or prende quasi camaleonte ogni colore. Il pianeta volubile che splende tra le fredd’ombre del notturno orrore tante forme non cangia incontro al sole quant’egli in sé stampar sempre ne suole. So che ‘l ben si diffonde e si diletta communicarsi altrui per sua natura. Ma chi giunge a goder beltà perfetta non dev’esca cercar di nova arsura. Alma gentile in nobil laccio stretta di pubblico giardin frutto non cura, perché vulgare e prodiga bellezza posseduta da molti è vil ricchezza. Cosa non è che tanto un core irriti quando Amor da ragion vinto si sdegna, quanto il vedersi i suoi piacer rapiti da mano ingrata e per cagion men degna. Tu gli altrui dolci e lusinghieri inviti fuggir, s’hai senno, a più poter t’ingegna, perché di te non faccia Citerea quelche d’Atide fece un’altra dea.
L Adone - Volume primo (canti 1-13) di Giovan Battista Marino
mandati lontani, e non osservare i comandamenti e quasi ricalcitrare a le voglie del signore, così la materia per la distanza ch’è fra’ corpi inferiori e superiori suole esser quasi contumace e rubbella in guisa che la necessità, ch’è ne le cose celesti, non le fa violenzia, né la priva de la sua contingenza, la quale non è, come voi dite, ligata da la necessità, ma in gran parte disciolta. Perché, quantunque il genere de la contingenzia sia fermo e costante, come quello che dipende necessariamente da alcune cause necessarie, tutta volta  i  particolari  sono  instabili  e  incostanti  e  non  sottoposti  ad  alcuna necessità; ma benché la materia dipendesse in qualche modo da’ corpi celesti, l’anima nostra, che non è materiale né prodotta dal seno de la materia, non è soggetta a’ corpi celesti, ma libera ne l’operare. Laonde, quantunque si concedesse questa compagnia fra la volontà e la necessità, nondimeno la necessità non precede, né la volontà segue necessariamente, come piacque a gli Stoici; ma prima è la volontà e va inanzi a guisa di signora, seguìta da la necessità: il che senza dubbio è vero ne la volontà divina, perché non vuole Iddio quel ch’è necessario ch’egli voglia, ma quel che vuole Iddio è necessario in tutti i modi. P.S. Sin ora con le ragioni de’ filosofi ho voluto provar l’opinione de gli astrologi; ma forse mi sarà conceduto di far ciò più agevolmente con le ragioni de gli astrologi medesime o pur con l’une e con l’altre. Dico adunque che, se son veri i sogni, gli auguri e l’altre predizioni del futuro, è vero il destino o il fato, e costante e quasi certa la sua legge; ma da le visioni degli addormentati, dall’interiora degli animali, dal canto e dal volar degli ucelli molti hanno  indovinato  quel  che  può  avenire:  laonde  si  può  affermare  che  sia  il destino, il qual è parimente confermato da la fisionomia, da la chiromantia, da l’arte de’ geomanti e de gli astrologi: e l’esperienza dimostra che le predizioni de gli astrologi sogliono il più volte esser vere. Ma aviene il più volte che, s’alcuno nascerà avendo Marte ne l’angolo de l’occidente, come ebbe Romolo nel suo nascimento, sia di valore somigliante: altri, avendo Mercurio  ne  l’ascendente,  sarà  di  natura  varia  e  mutabile  e  simile  a  quella  di Mercurio, il quale è, come dicono, il camaleonte de’ pianeti, perché ne’ vari aspetti co’ quali risguarda or Saturno, or Giove, or Marte, or Venere, ora il sole, or la luna, prende la similitudine e le propietà di ciascuno. Ma de l’esperienze de gli astrologi sono pieni mille volumi: laonde non se ne potrebbe ragionare a bastanza. Dirò ancora che, se ne le cose del mondo è alcun ordine necessario, è il fato, perch’il fato altro non è ch’un necessario ordine de le cose: e soggiungerò che, s’a’ nobilissimi animali, come sono i celesti, si conviene l’azione, a gli ignobilissimi la passione, a que’ di mezzo, nel quale è l’umana natura, si conviene il fare e il patire: però gli uomini fanno  e  operano  ne  gli  irragionevoli  animali,  ma  patiscono  da’  celesti  e
Il Cataneo overo de le conclusioni amorose di Torquato Tasso