calende

[ca-lèn-de]
In sintesi
primo giorno del mese nel calendario romano
← lat. calĕndae ‘il primo giorno del mese’.
s.f. pl.

ant. calendi Primo giorno di ciascun mese nel calendario romano antico || estens., lett. Il primo giorno o i primi giorni di ciascun mese || Mandare o rimandare una cosa alle calende greche, a un tempo indeterminato, che non verrà mai, perché nel calendario greco non esistevano le calende

Citazioni
la parte de’ grandi rimase in gran superbia e baldanza. Accadde in quelli dí che il Testa Tornaquinci, e un figliuolo di Bingieri suo consorto, in Mercato Vecchio fediron e per morto lasciorono uno popolano  loro  vicino;  e  niuno  ardia  a  soccorrerlo,  per  tema  di  loro. Ma  il popolo rassicurato si crucciò, e con la insegna della giustizia armati andarono a casa i Tornaquinci, e misono fuoco nel palagio, e arsollo e disfeciono, per la loro baldanza. Capitolo IV Il cardinale Niccolao da Prato, segretamente domandato da’ Bianchi e Ghibellini  di  Firenze  a  papa  Benedetto  per  legato  in  Toscana,  giunse  in Firenze a dì X di marzo 1303; e grandissimo onore li fu fatto dal popolo di Firenze, con rami d’ulivo e con gran festa. E posato in Firenze alcun dì, trovando  i  cittadini  molto  divisi,  domandò  balìa  dal  popolo  di  potere constrignere  i  cittadini  a  pace;  la  quale  li  fu  concessa  perfino  a  calendi maggio 1304, e poi prolungata per uno anno. E fece più paci tra cittadini dentro: ma dipoi la gente raffreddò, e molte gavillazioni si trovorono. Il vescovo di Firenze favoreggiava la pace, perché con seco recava giustizia e dovizia, e a petizione del Cardinale si pacificò con messer Rosso suo consorto. Rifermò i gonfaloni delle compagnie: gli amici di messer Corso n’ebbono parte, e egli fu chiamato Capitano di Parte. Ciascuno favoreggiava il Cardinale, e elli con speranza tanto gli umiliò con dolci parole, che gli lasciarono  chiamare  sindachi:  che  furono,  per  la  parte  dentro,  messer Ubertino dello Stroza e ser Bono da Ognano; e per la parte di fuori, messer Lapo Ricovero e ser Petracca di ser Parenzo dall’Ancisa. A dì XXVI d’aprile 1304, raunato il popolo sulla piaza di Santa Maria Novella, nella presenzia de’ Signori, fatte molte paci, si baciarono in bocca per pace fatta, e contratti se ne fece; e puosono pene a chi contrafacesse: e con rami d’ulivo in mano pacificorono i Gherardini con gli Amieri. E tanto parea che la pace piacesse a ogni uno, che vegnendo quel dì una gran piova, niuno si partì, e non parea la sentissono. I fuochi furono grandi, le chiese sonavano, rallegrandosi ciascuno: ma il palagio de’ Gianfigliazzi, che per le guerre  facea  gran  fuochi,  la  sera  niente  fece;  e  molto  se  ne  parlò  per  li buoni, che diceano  non  era  degno  di  pace.  Andavano  le  compagnie  del popolo,  faccendo  gran  festa  sotto  il  nome  del  Cardinale,  con  le  ‘nsegne avute da lui sulla piaza di Santa Croce. Messer Rosso dalla Tosa rimase con grande sdegno, però che troppo gli
Cronica di Dino Compagni