biscazziere

[bi-scaz-ziè-re]
In sintesi
chi gestisce o lavora in una bisca; chi segna i punti dei giocatori nel gioco del biliardo
← deriv. dell’ant. biscazza; cfr. bisca.
1
Gestore o proprietario di bisca || Chi, nella bisca, tiene il banco
2
Frequentatore di bische; giocatore accanito
3
non com. Chi segna i punti nel gioco del biliardo

Citazioni
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  3 ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli Carlo Goldoni   La Bottega del caffè � Personaggi Ridolfo, caffettiere Don Marzio, gentiluomo napolitano Eugenio, mercante Flaminio, sotto nome di Conte Leandro Placida, moglie di Flamminio in abito di pellegrina Vittoria, moglie di Eugenio Lisaura, ballerina Pandolfo, biscazziere Trappola, garzone di Ridolfo Un Garzone del parrucchiere, che parla Altro Garzone del caffettiere, che parla Un Cameriere di locanda, che parla Capitano di birri, che parla Birri che non parlano Altri Camerieri di locanda, che non parlano Altri Garzoni della bottega di caffè, che non parlano La  Scena  stabile  rappresenta  una  piazzetta  inVenezia,  ovvero  una  strada alquanto spaziosa, con tre botteghe: quella di mezzo ad uso di caffè, quella alla diritta di parrucchiere e barbiere, quella alla sinistra ad uso di giuoco, o sia biscazza; e sopra le tre botteghe suddette si vedono alcuni stanzini praticabili, appartenenti alla bisca, colle finestre in veduta della strada medesima. Dalla parte del barbiere (con una strada in mezzo) evvi la casa della ballerina, e dalla parte della bisca vedesi la locanda, con porte e finestre praticabili.
La Bottega del caffe di Carlo Goldoni
Scena 1 Ridolfo, Trappola e altri garzoni. Ridolfo Animo, figliuoli portatevi bene; siate lesti, e pronti a servir gli avventori, con civiltà, con proprietà: perché tante volte dipende il credito d’una bottega, dalla buona maniera di quei che servono. Caro signor padrone, per dirvi la verità: questo levarsi di buon’ora non è niente fatto per la mia complessione. Eppure  bisogna  levarsi  presto.  Bisogna  servir  tutti.  A  buon’ora  vengono quelli che hanno da far viaggio, i lavoranti, i barcaruoli, i marinai, tutta gente che si alza di buon mattino. È veramente una cosa, che fa crepar di ridere, vedere anche i facchini venir a bevere il loro caffè. Tutti cercan di fare quello che fanno gli altri. Una volta correva l’acquavite, adesso è in voga il caffè. E quella signora, dove porto il caffè tutte le mattine, quasi sempre mi prega, che io le compri quattro soldi di legna, e pur vuol bevere il suo caffè. La gola è un vizio, che non finisce mai, ed è quel vizio, che cresce sempre quanto piú l’uomo invecchia. Non si vede venir nessuno a bottega; si poteva dormire un’altra oretta. Or ora verrà della gente; non è poi tanto di buon’ora. Non vedete? Il barbiere è aperto, e in bottega lavorano di parrucche. Guarda, anco il botteghino del gioco è aperto. Oh in quanto poi a questa biscazza è aperta che è un pezzo. Hanno fatto nottata. Buono. A messer Pandolfo averà fruttato bene. A  quel  cane  frutta  sempre  bene;  guadagna  nelle  carte,  guadagna  negli scrocchi, guadagna a far di balla co i baratori. I denari di chi va là dentro, sono tutti suoi. Non v’innamoraste mai di questo guadagno, perché la farina del diavolo va tutta in crusca. Quel povero signor Eugenio! Lo ha precipitato. Guardate anche quello, che poco giudizio! Ha moglie, una giovane di gar-
La Bottega del caffe di Carlo Goldoni