balzello

[bal-zèl-lo]
In sintesi
imposta, pedaggio
s.m.

1
Dim. di “bàlzo”1
|| Piccolo balzo, piccolo salto: procedere, scendere a balzelli
2
tosc.Appostamento per cacciare determinati animali, spec. la lepre: andare, aspettare, prendere al, a b.
||estens.Stare a balzello di qualcosa, stare alla posta, andare a caccia di qualcosa
||Stare a balzello di qualcuno, aspettarlo appostati nel luogo in cui si sa che passerà
||accr.balzellóne

Citazioni
“Perché?” domandarono a un tratto i due giovani. “Perché... perché, quando lo volete sapere, i religiosi dicono che veramente è cosa che non istà bene.” “Come può essere che non istia bene, e che sia ben fatta, quand’è fatta?” disse Renzo. “Che volete ch’io vi dica?” rispose Agnese. “La legge l’hanno fatta loro, come gli è piaciuto; e noi poverelli non possiamo capir tutto. E poi quante cose... Ecco; è come lasciar andare un pugno a un cristiano. Non istà bene, ma, dato che gliel abbiate, né anche il papa non glielo può levare.” “Se è cosa che non istà bene,” disse Lucia, “non bisogna farla.” “Che!” disse Agnese, “ti vorrei forse dare un parere contro il timor di Dio? Se fosse contro la volontà de’ tuoi parenti, per prendere un rompicollo... ma, contenta me, e per prender questo figliuolo; e chi fa nascer tutte le difficoltà è un birbone; e il signor curato...” “L’è chiara, che l’intenderebbe ognuno,” disse Renzo. “Non bisogna parlarne al padre Cristoforo, prima di far la cosa,” proseguì Agnese: “ma, fatta che sia, e ben riuscita, che pensi tu che ti dirà il padre? – Ah figliuola! è una scappata grossa, me l’avete fatta. – I religiosi devon parlar così. Ma credi pure che, in cuor suo, sarà contento anche lui.” Lucia, senza trovar che rispondere a quel ragionamento, non ne sembrava però capacitata: ma Renzo, tutto rincorato, disse: “quand’è così, la cosa è fatta.” “Piano,” disse Agnese. “E i testimoni? Trovar due che vogliano, e che intanto sappiano stare zitti! E poter cogliere il signor curato che, da due giorni, se ne sta rintanato in casa? E farlo star lì? chè, benché sia pesante di sua natura, vi so dir io che, al vedervi comparire in quella conformità, diventerà lesto come un gatto, e scapperà come il diavolo dall’acqua santa.” “L’ho trovato io il verso, l’ho trovato,” disse Renzo, battendo il pugno sulla tavola, e facendo balzellare le stoviglie apparecchiate per il desinare. E seguitò esponendo il suo pensiero, che Agnese approvò in tutto e per tutto. “Son imbrogli,” disse Lucia: “non son cose lisce. Finora abbiamo operato sinceramente: tiriamo avanti con fede, e Dio ci aiuterà: il padre Cristoforo l’ha detto. Sentiamo il suo parere.” “Lasciati guidare da chi ne sa più di te,” disse Agnese, con volto grave. “Che bisogno c’è di chieder pareri? Dio dice: aiutati, ch’io t’aiuto. Al padre racconteremo tutto, a cose fatte.”
I promessi sposi - Parte I di Alessandro Manzoni
“Anderete voi giù al convento, per parlare al padre Cristoforo, come v’ha detto ier sera?” domandò Agnese a Renzo. “Le zucche!” rispose questo: “sapete che diavoli d’occhi ha il padre: mi leggerebbe in viso, come sur un libro, che c’è qualcosa per aria; e se cominciasse a farmi dell’interrogazioni, non potrei uscirne a bene. E poi, io devo star qui, per accudire all’affare. Sarà meglio che mandiate voi qualcheduno.” “Manderò Menico.” “Va bene,” rispose Renzo; e partì, per accudire all’affare, come aveva detto. Agnese andò a una casa vicina, a cercar Menico, ch’era un ragazzetto di circa dodici anni, sveglio la sua parte, e che, per via di cugini e di cognati, veniva a essere un po’ suo nipote. Lo chiese ai parenti, come in prestito, per tutto quel giorno, “per un certo servizio”, diceva. Avutolo, lo condusse nella sua cucina, gli diede da colazione, e gli disse che andasse a Pescarenico, e si facesse vedere al padre Cristoforo, il quale lo rimanderebbe poi, con una risposta, quando sarebbe tempo. “Il padre Cristoforo, quel bel vecchio, tu sai, con la barba bianca, quello che chiamano il santo...” “Ho capito,” disse Menico: “quello che ci accarezza sempre, noi altri ragazzi, e ci dà, ogni tanto, qualche santino.” “Appunto, Menico. E se ti dirà che tu aspetti qualche poco, lì vicino al convento, non ti sviare: bada di non andar, con de’ compagni, al lago, a veder pescare, né a divertirti con le reti attaccate al muro ad asciugare, né a far quell’altro tuo giochetto solito...” Bisogna saper che Menico era bravissimo per fare a rimbalzello; e si sa che tutti, grandi e piccoli, facciam volentieri le cose alle quali abbiamo abilità: non dico quelle sole. “Poh! zia; non son poi un ragazzo.” “Bene, abbi giudizio; e, quando tornerai con la risposta... guarda; queste due belle parpagliole nuove son per te.” “Datemele ora, ch’è lo stesso.” “No, no, tu le giocheresti. Va, e portati bene; che n’avrai anche di più.” Nel rimanente di quella lunga mattinata, si videro certe novità che misero non poco in sospetto l’animo già conturbato delle donne. Un mendico, né rifinito né cencioso come i suoi pari, e con un non so che d’oscuro e di sinistro nel sembiante, entrò a chieder la carità, dando in qua e in là cert’occhiate da spione. Gli fu dato un pezzo di pane, che ricevette e ripose,
I promessi sposi - Parte I di Alessandro Manzoni
In mezzo a questo serra serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione. Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi s’era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo... voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo. L’assediato, vedendo che il nemico non dava segno di ritirarsi, aprì una finestra che guardava sulla piazza della chiesa, e si diede a gridare: “aiuto! aiuto!” Era il più bel chiaro di luna; l’ombra della chiesa, e più in fuori l’ombra lunga ed acuta del campanile, si stendeva bruna e spiccata sul piano erboso e lucente della piazza: ogni oggetto si poteva distinguere, quasi come di giorno. Ma, fin dove arrivava lo sguardo, non appariva indizio di persona vivente. Contiguo però al muro laterale della chiesa, e appunto dal lato che rispondeva verso la casa parrocchiale, era un piccolo abituro, un bugigattolo, dove dormiva il sagrestano. Fu questo riscosso da quel disordinato grido, fece un salto, scese il letto in furia, aprì l’impannata d’una sua finestrina, mise fuori la testa, con gli occhi tra’ peli, e disse: “cosa c’è?” “Correte,  Ambrogio!  aiuto!  gente  in  casa,”  gridò  verso  lui  don Abbondio. “Vengo subito,” rispose quello; tirò indietro la testa, richiuse la sua impannata, e, quantunque mezzo tra ‘l sonno, e più che mezzo sbigottito, trovò su due piedi un espediente per dar più aiuto di quello che gli si chiedeva, senza mettersi lui nel tafferuglio, quale si fosse. Dà di piglio alle brache, che teneva sul letto; se le caccia sotto il braccio, come un cappello di gala, e giù balzelloni per una scaletta di legno; corre al campanile, afferra la corda della più grossa di due campanette che c’erano, e suona a martello. Ton, ton, ton, ton: i contadini balzano a sedere sul letto; i giovinetti sdraiati sul fenile, tendon l’orecchio, si rizzano. “Cos’è? Cos’è? Campana a martello! fuoco? ladri? banditi?” Molte donne consigliano, pregano i mariti, di non moversi, di lasciar correre gli altri: alcuni s’alzano, e vanno alla finestra: i poltroni, come se si arrendessero alle preghiere, ritornan sotto: i più curiosi e più bravi scendono a prender le forche e gli schioppi, per correre al rumore: altri stanno a vedere. Ma, prima che quelli fossero all’ordine, prima anzi che fosser ben desti, il rumore era giunto agli orecchi d’altre persone che vegliavano, non lon-
I promessi sposi - Parte I di Alessandro Manzoni