atterrito

[at-ter-rì-to]
In sintesi
spaventato a morte, terrorizzato
part. pass
di atterrìre

|| Anche agg. nelle accezioni del verbo

Citazioni
Lucia girò la testa indietro atterrita, e cacciò un urlo; il malandrino la mise per forza nella carrozza: uno che stava a sedere davanti, la prese e la cacciò, per quanto lei si divincolasse e stridesse, a sedere dirimpetto a sé: un altro, mettendole un fazzoletto alla bocca, le chiuse il grido in gola.
I promessi sposi di Alessandro Manzoni
Ora tornando al Cavaliere, seguita egli dicendo immediatamente che la facoltà immaginativa è sostanzialissima nell’uomo, di maniera che non può svanire né scemare, ma per l’opposto arde oggi come sempre d’essere invasa rapita innamorata atterrita E PERFIN SEDOTTA (qui sta il punto); né avverrà mai che non soggiaccia alle ILLUSIONI delle forme armoniche, alle estasi della sublime contemplazione, all’efficacia dei quadri ideali, purché non sieno più arbitrari DEL TUTTO, E DEL TUTTO nudi di analogia con quel vero che ne circonda, o con quello ch’è in noi.
Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica di Giacomo Leopardi
Psiche, atterrita dal crudel comando, stupisce e tace e d’ubbidir diffida, ché, l’assegnato cumulo mirando, non sa come lo scelga o lo divida; tenta indarno ogn’industria e, paventando la rigorosa dea che non l’uccida di non poter distinguere si dole quella incomposta inestricabil mole, quando in soccorso suo corse veloce l’agricoltrice e provida formica, quella che suol, quando più l’aria coce, da’ campi aprici depredar la spica.
L'Adone di Giovan Battista Marino
Mamma! mamma mia! Don Ninì atterrito, ancora gonfio dal sonno, andava strillando per le stanze, dandosi dei pugni sulla testa, correndo al balcone e disperandosi mentre i vicini bussavano e tempestavano che il portone era chiuso a chiave.
Mastro don Gesualdo di Giovanni Verga
Teresa mi contemplava atterrita, e stringeva l’Isabellina, e teneva pur gli occhi verso di me: – Tu ci lascierai, mi disse, e questa fanciulletta sarà compagna de’ miei giorni, e sollievo de’ miei dolori: le parlerò sempre dell’amico suo – dell’amico mio; e le insegnerò a piangere e a benedirti – e a queste ultime parole, l’anima sua parevami ristorata di qualche speranza; e le lagrime le pioveano dagli occhi; ed io ti scrivo con le mani calde ancor del suo pianto.
Le ultime lettere di Iacopo Ortis di Ugo Foscolo
Laonde io addolorato profondamente, sì perché vedo continuamente la sacra e sublime causa della libertà in tal modo tradita, scambiata e posta in discredito da questi semifilosofi; stomacato del vedere ogni giorno tanti mezzi lumi, tanti mezzi delitti, e nulla in somma d’intero se non se l’imperizia d’ogni parte; atterrito finalmente dal vedere la prepotenza militare, e la licenza e insolenza avvocatesca posate stupidamente per basi di libertà; io null’altro oramai desidererei, che di poter uscire per sempre di questo fetente spedale, che riunisce gli incurabili e i pazzi.
Vita di Vittorio Alfieri