ancipite

[an-cì-pi-te]
In sintesi
con due teste; doppia natura o aspetto
← dal lat. ancipĭte(m) ‘bifronte, doppio’, comp. di am(b)- ‘da due parti’ e put capĭtis ‘capo’.
agg.
(pl. -ti)

1
lett. Che ha due teste; che ha due nature, due diversi aspetti || fig. Ambiguo, misterioso || lett. Di spada, a doppio taglio: e per ferirsi prese il ferro a. (Sannazzaro)
2
METR Di vocale o sillaba che, nella metrica classica, può essere considerata tanto breve quanto lunga

Citazioni
deve ridurre a negoziar con Ercole mentre è imbizarrito e su le furie, ma quando sta favoleggiando tra le meonie ancelle. Ah viltà inaudita d’ingegni servili!  farsi  spontaneamente  mancipio,  accettar  per  inviolabili  decreti, obligarsi a chiamarsi persuaso e convinto da argomenti che sono tanto efficaci e chiaramente concludenti, che gli stessi non sanno risolversi s’e’ sien pure scritti in quel proposito e se e’ servano per provar quella tal conclusione! Ma dichiamo la pazzia maggiore: che tra lor medesimi sono ancor dubbi, se l’istesso autore abbia tenuto la parte affermativa o la negativa. E‘ egli questo  un  far  loro  oracolo  una  statua  di  legno,  ed  a  quella  correr  per  i responsi, quella temere, quella riverire, quella adorare?
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Io vi dico, e vi ho detto altre volte, che il maggior maestro per insegnare a conoscere i sofismi e paralogismi ed altre fallacie è stato Aristotile, il quale in questa parte non si può mai esser ingannato. Voi l’avete pur con Aristotile, che non può parlare; ed io vi dico che se Aristotile fosse qui, e’ rimarrebbe da noi persuaso, o sciorrebbe le nostre ragioni e con altre migliori persuaderebbe noi. Ma che? voi medesimo nel sentir recitar l’esperienze dell’artiglierie, non l’avete voi conosciute ed ammirate e confessate più concludenti di quelle d’Aristotile? con tutto ciò non sento che ‘l signor Salviati, il quale le ha prodotte e sicuramente esaminate e scandagliate puntualissimamente, confessi d’esser persuaso da quelle, né meno  da  altre  di  maggiore  efficacia  ancora,  che  egli  accenna  d’esser  per farci sentire. E non so con che fondamento voi vogliate riprender la natura, come quella che per la molta età sia imbarbogita ed abbia dimenticato a produrre ingegni specolativi, né sappia farne più se non di quelli che, facendosi mancipii d’Aristotile, abbiano a intender col suo cervello e sentir co i suoi sensi. Ma sentiamo ilrimanente delle ragioni favorevoli alla sua opinione, per venir poi al lor cimento, coppellandole e ponderandole con la bilancia del saggiatore. Prima  che  proceder  più  oltre,  devo  dire  al  signor  Sagredo  che  in  questi nostri discorsi fo da copernichista, e lo imito quasi sua maschera, ma quello che internamente abbiano in me operato le ragioni che par ch’io produca in suo favore, non voglio che voi lo giudichiate dal mio parlare mentre siamo nel fervor della rappresentazione della favola, ma dopo che avrò deposto l’abito, che forse mi troverete diverso da quello che mi vedete in scena. Ora seguitiamo avanti. Produce Tolomeo ed i suoi seguaci un’altra esperienza, simile a quella de i proietti, ed è delle cose che separate dalla Terra, lungamente si trattengono per aria, quali sono le nugole e gli uccelli volanti; e come che di quelle non si può dir che sieno portate dalla Terra, non essendo a lei aderenti, non par possibile ch’elle possin seguire la velocità di quella, anzi dovrebbe parere a noi che tutte velocissimamente si movessero verso occidente;  e  se  noi,  portati  dalla  Terra,  passiamo  il  nostro  parallelo  in vintiquattr’ore, che pure è almeno sedici mila miglia, come potranno gli uccelli tener dietro a un tanto corso? dove, all’incontro, senza veruna sensibil differenza gli vediamo volar tanto verso levante quanto verso occidente e verso qualsivoglia parte. Oltre a ciò, se mentre corriamo a cavallo sentiamo assai gagliardamente ferirci il volto dall’aria, qual vento dovremmo noi perpeOp. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei
Asserivasi di Sanneo che gridava finché non trovava opposizioni e certo era che non amava le questioni e che per quanto stava in lui le evitava. Finse di non aver visto il gesto di Miceni e se ne andò. Miceni era rosso in modo che sotto ai baffetti neri brillava la pelle colorata; si sentiva stridere più fortemente del solito la sua penna sulla carta. Terminata la lettera, gettò con violenza la penna sul tavolo e gridò: – Vuole che faccia anch’io come ha fatto White! Dopo di aver consegnata la lettera a Sanneo spiegò ad Alfonso che anche a lui era possibile di emanciparsi da Sanneo, perché a costui bastava la corrispondenza con Vienna e l’Italia, e poteva lasciare a lui esclusivamente la corrispondenza con la Germania! – Il signor Maller sa quanto io valga! Si capiva che Sanneo nei giorni susseguenti agiva con premeditata moderazione perché non rifiutò alcuna lettera di Miceni il quale del resto andava a chiedergli tutte le istruzioni a cui i pochi notabene di Sanneo lo costringevano. Ballina gridava: – E’ dunque così che bisogna trattarlo per farlo buono? White si congratulava con Miceni e gli domandava che riconoscesse di non aver fatto altro che imitarlo debolmente. – Il resto non si farà attendere di troppo! – rispose Miceni trionfante e indicò loro la meta a cui tendeva. Ballina protestò in nome della giustizia: – Adesso che la tratta bene sarebbe suo il torto se ancora volesse far baruffe. Nel timore di perdere il suo impiego non aveva mai avuto il coraggio di reagire contro alcun superiore; fra gl’impiegati della corrispondenza era il peggio trattato e invidiava coloro che potevano dire le proprie ragioni. Anche White cercava di calmare Miceni: non gli era troppo simpatica la propria azione vista in altrui. Ma Miceni non volle udire ragione. Nell’impazienza di fare la sua brava ribellione, non fu capace di attendere l’occasione propizia, pur sapendo che non poteva tardare di molto a presentarsi, perché Sanneo aveva periodicamente delle giornate di forte irritabilità nelle quali facilmente si lasciava andare a parole che anche in direzione sarebbero stati costretti di biasimare. Fu sua la colpa se Sanneo con tanta facilità ottenne la vittoria.
Una vita di Italo Svevo