unisono

[u-nì-so-no]
In sintesi
suoni simultanei; concorde, in pieno accordo
← dal lat. tardo unisŏnu(m), comp. di ūni- ‘uni-’ e nus ‘suono’.

A
agg.

1
MUS Di due o più suoni o voci simultanee e di uguale altezza: suoni unisoni; voci unisone; canto u.; violini unisoni con i violoncelli || Corda unisona, le cui vibrazioni si verificano in uno stesso spazio di tempo
2
fig. Concorde, conforme: nel giudizio furono tutti unisoni; idee unisone; in questa faccenda il mio pensiero è u. al tuo
3
LING Omofono

B
s.m.

1
MUS Accordo di più suoni o di più voci che eseguono simultaneamente la stessa nota o le stesse note, anche di ottava diversa: il violino e il soprano formavano un u. perfetto || All'unisono, con suono unisono, con voci unisone; fig. concordemente, di comune accordo, simultaneamente: hanno risposto all'u.; se agiremo all'u. riusciremo
2
fig. Accordo perfetto: su questo argomento formiamo un u. perfetto

Citazioni
Vedevo che Ada era animata dal desiderio di non spiacermi. Perciò esitava; ma ogni suo sforzo non poteva condurla oltre l’esitazione. Poi disse che vedeva ch’era per bontà ch’io pensavo di organizzare così la vita dei miei figliuoli, ma che non le pareva giusto di vivere per prepararsi alla morte. M’ostinai e asserii che la morte era la vera organizzatrice della vita. Io sempre alla morte pensavo e perciò non avevo che un solo dolore: La certezza di dover morire. Tutte le altre cose divenivano tanto poco importanti che per esse non avevo che un lieto sorriso o un riso altrettanto lieto. M’ero lasciato trascinare a dire delle cose ch’erano meno vere, specie trovandomi con lei, una parte della mia vita già tanto importante. In verità io credo di averle parlato così per il desiderio di farle sapere ch’io ero un uomo tanto lieto. Spesso la lietezza m’aveva favorito con le donne. Pensierosa ed esitante, essa mi confessò che non amava uno stato d’animo simile. Diminuendo il valore della vita, si rendeva questa anche più pericolante di quanto madre natura avesse voluto. Veramente ella m’aveva detto che non facevo per lei, ma ero tuttavia riuscito a renderla esitante e pensierosa e mi parve un successo. Alberta citò un filosofo antico che doveva somigliarmi nell’interpretazione della vita e Augusta disse che il riso era una gran bella cosa. Anche suo padre ne era ricco. – Perché gli piacciono i buoni affari – disse la signora Malfenti ridendo. Interruppi finalmente quella visita memoranda. Non v’è niente di più difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole. Lo si vede dal caso mio ove la decisione di sposarmi aveva preceduto di tanto la scelta della fidanzata. Perché non andai a vedere tante e tante ragazze prima di sceglierne una? No! Pareva proprio mi fosse spiaciuto di vedere troppe donne e non volli faticare. Scelta la fanciulla, avrei anche potuto esaminarla un po’ meglio e accertarmi almeno ch’essa sarebbe stata disposta di venirmi incontro a mezza strada come si usa nei romanzi d’amore a conclusione felice. Io, invece, elessi la fanciulla dalla voce tanto grave e dalla capigliatura un po’ ribelle, ma assettata severamente e pensai che, tanto seria, non avrebbe rifiutato un uomo intelligente, non brutto, ricco e di buona famiglia come ero io. Già alle prime parole che scambiammo sentii qualche stonatura, ma la stonatura è la via all’unisono. Devo anzi confessare che pensai: “Ella deve rimanere quale è, poiché così mi piace e sarò io che mi cambierò se essa lo vorrà”. In complesso ero ben modesto perché è certamente più facile di mutare sé stesso che non di rieducare altri. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana  ACTA   G. D’Anna   Thèsis   Zanichelli
La coscienza di Zeno di Italo Svevo